giovedì 19 gennaio 2017

La principessa sposa di William Goldman

Vi sono autentici capolavori che rispettano fino all'ultimo le regole del genere. Quanti stupendi libri di avventure in terre  lontane, eroici guerrieri, principesse in pericolo!  La favola e la sua versione per marines, cioè il fantasy, ci aiutano a comprendere molti grandi temi: l'amore, il coraggio,  quali medicinali prender dallo spacciatore di fiducia della palestra per aver il fisico di Conan, ma il carattere di Fantozzi.
Dai, più o meno queste sono le basi.
Non solo, codesti libri, sono assolutamente legati all'infanzia. Perché, io questo non me lo so spiegare- come direbbe il mio punto di riferimento filosofico: Tiziano Ferro- , quando sei piccolo succede che la mamma, il nonno, una baby sitter, Pennywise, ti leggano un libro. Per vari motivi: sei malato, accompagnarti decentemente verso il sonno. Queste cose. Crescendo pare invece che sia dannoso leggere a una moglie malata, un marito stanco, un padre che la vecchiaia rende infante, un libro. Non c'è nemmeno bisogno di questo, basterebbe coltivar il piacere di leggere per qualcuno che amiamo. Anche se abbiamo superato da un pezzo l'età delle elementari.
Comunque, quei momenti ce li ricordiamo per tutta la vita. Magari crescendo diventiamo degli adulti che orgasmano se li chiamano junior manager, vestiti per uccidere l'eleganza dei vestiti con visi tirati che manco una striscia di cocaina, pieni di soldi e con pochissima vita. O forse nemmeno un vestito elegante e i soldi, solo fallimenti e sconfitte che nemmeno ci facciamo caso, a parte quando caschiamo per terra dopo l'ennesimo " ultimo bicchiere"
La vita sa essere ingiusta, noi dovremmo trovare qualcosa per renderla più sopportabile.
Cosa credete, è per questo che hanno inventato i libri! Ed è per questo che esistono le fiabe o quelle cose piene di uomini mezzi nudi che fanno cose da uomini mezzi nudi, tutto molto virilmente, ci manca solo gli Abba come colonna sonora, ma questa è altra storia,
Tornando alla lettura del libro, prima di dormire, no. Non è il mio caso. Però quando stavo male, mia madre mi leggeva delle fiabe. Amavo Esopo, ad esempio. Avevo anche un'antologia con diversi racconti scritti da più scrittori, con protagonisti gli animali. Un libro con le favole Disney, uno che parlava dell'amicizia tra un orso e un bimbo o bimba mi par eschimese.
Li ricordo ancora. Per quanto i ricordi possano essere veri e non il ricordo di un ricordo. Questa però è un'altra storia.

La Principessa Sposa, è un libro che omaggia l'arte di leggere le favole ai nostri figli. Di come si possa, in qualità di lettore, anche cambiare una storia se pensiamo che possa esser "dannosa" per i nostri figlioli. Tratta anche della scoperta di un padre che si è sempre pensato "medio" , quasi infelice perché non ha mai sfiorato nemmeno da lontano, il fantomatico sogno americano. Eppure è un uomo romantico, a suo modo nobile. Non è solo questo, ovviamente!
C'è un discorso sul genere, si smontano i meccanismi, si ironizza sui luoghi comuni. Però, e questo è fondamentale, senza cinismo e cattiveria, ma con amore e partecipazione. Mitigate da ironia, sarcasmo, riflessioni anche taglienti, ma d'altra parte i libri-intelligenti e utili spesso sono anche così.
Goldman inizia parlando di sé, di quanto da piccolo non amasse particolarmente leggere, e di come il libro "La principessa sposa" dello scrittorie di Florin ,Morgenstern  gli abbia cambiato la vita. Come esso fosse una catena che lo legasse, con profondo affetto al padre, tanto che lui vorrebbe regalarne una copia al figliolo per il suo compleanno.  Così ci descrive la difficoltà per averlo, l'indifferenza del decenne per il regalo, la crisi che vive come padre e marito- per me avendo anche torto- ma sopratutto, scopre che il padre ha saltato molti capitoli e parti di quel romanzo. Che letto interamente è soporifero e tedioso
Così Goldman, decide di riscrivere il libro.
Ed è un libro fantastico, pieno di personaggi avvincenti e memorabili. Dalla protagonista Buttercup, così poco "principessina", all'eroico Westley, e al magnifico Inigo Montoya, straordinario spadaccino che vuol vendicare la morte del padre.
I luoghi, i personaggi, le motivazioni, sono quelle classiche. Cambia il modo di metterle su pagina. Presente è sempre un certo senso dell'umorismo che scardina i passaggi più abusati o tipici del genere, attraverso una ironia al limite dell'irriverenza
Compiendo il miracolo letterario di appassionarti per la "fiaba" narrata, divertirti per  via dei dialoghi sarcastici o della costruzione ironica dei personaggi, e porre una sottile malinconia per la vita che , al contrario delle favole, non ha quasi mai un happy end. Perché si può vivere tutta una vita parlando male inglese, essendo un uomo insignificante, fare il secondo aiuto di un barbiere e morire sulla poltrona del negozio, senza che i colleghi se ne accorgano, ma anche essere l'uomo che tagliando le parti noiose e inventando happy end per il figlio , gli lascia un prezioso insegnamento: per quanto possano fare schifo le cose, tu puoi scegliere quale parte della tua vita "leggere"
 ps: Si, è il libro da cui è stato tratto il film La storia fantastica

giovedì 12 gennaio 2017

Che mi importa di re cetriolo di Christine Nòstlinger

Possiamo elaborare le teorie più profonde e progressiste su ogni argomento, spostare in avanti sul terreno sociale l'idea che tutto sia normale una volta che ci facciamo l'abitudine, anche non aver legami profondi con nessuno, in particolare il nucleo famigliare di origine, e stare benissimo soli in un mondo di gente dinamica, che fa gioco di squadra, che lavora in aziende dove tutti sono una famiglia.
Solo che il dinamismo imposto da un'evoluzione di e per il mercato ti porta allo stress di competizione e all'esclusione di ogni collaborazione che non sia legata al qui ed ora, il gioco di squadra non unisce i giocatori e li sprona solo a rubare tempo alle loro vite per arricchire pochi, finito il gioco nessuna squadra, nessuna conoscenza in più. L'azienda come famiglia, penso sia molto lampante, no?Una delle grandi cazzate di questi tempi. Dove la famiglia, come la rivoluzione, la democrazia, la civiltà e la vostra amatissima libertà, sono diventate parole vuote. Senza significato alcuno.
Una sorta di autodeterminazione di rappresentanza, legata all'unicità del singolo massificato legato a un infantile bisogno di soddisfazione permanente,  mina dall'interno uno dei pilastri fondamentali delle società passate, presenti, future: la famiglia. Che sia tradizionale, moderna, tutto gira intorno ad essa. I problemi piccoli o grossi che abbiamo, le certezze e i caratteri , tutto parte da lì.
Molti sono i saggi, o i romanzi seri destinati a persone adulte, su questo argomento. Il punto è questo: possiamo scrivere un ottimo romanzo per bambini e pre adolescenti, su questo tema? Come farlo? Non rischiamo di banalizzare il tema?
Questo piccolo, magnifico, entusiasmante libro, ci mostra che tutto dipende dal "chi" e "come" viene affrontato l'argomento.
Cosa narra il libro e come lo fa? Narra le comuni vicissitudini di una classica famiglia austriaca di metà anni 70. Nonno, padre, madre, tre figli.Dove i bimbi sono materia e oggetto dell'autoritarismo paterno, della distanza materna, delle piccole attenzioni del nonno. La famiglia pur vivendo sotto rigide regole imposte dal capofamiglia come se fossero leggi sacre, ci appare subito un luogo disfunzionale e disgregato. Tracce di pedagogia nera, termine tanto caro ad Alice Miller, rancori sopiti e trattenuti, un certo rapporto logoro trasformato in normalità dal vivere quotidiano, sono alla base di questa famiglia. Che poi diventa il modo con cui gli adulti trattano i bambini o i ragazzini. A casa e a scuola: come degli oggetti che devono esser riempiti come tacchini alla cena per il ringraziamento, di idee, valori, regole, da rispettare perché lo vuole il babbo o il professore. Cresceranno cittadini timobondi davanti alle autorità, in pubblico, ma privi di morale nel privato.  L'educazione imposta non serve a nulla, se non a vivere in pace come genitori o professori
Questo universo rigido e soffocante viene mosso dall'arrivo di uno strano essere: Il Re Cetriolo. Cacciato da un colpo di stato da parte delle patate, suoi sudditi, il quale in quella famiglia trova un comodo rifugio per elaborare il suo diabolico piano di rivalsa contro i suoi cittadini.  Il magico non interviene per sanare la situazione, ma anzi la peggiora. Il padre, un uomo mediocre che aspira al successo, sordo alle richieste affettive degli altri, si lascia conquistare da questo reuccio ridicolo, meschino, che parla un improbabile latino. Anche il figlio minore apprezza il nuovo arrivato. Gli occhi di un innocente vedono solo innocenza.  Ma Wolfi, il protagonista e sua sorella maggiore, Martina, non ci cascano e cercano di sbarazzarsi di quell'intruso. In scena viene messa la dinamica del conflitto in seno alla famiglia, in anni in cui una certa libertà delle persone poteva far credere che sarebbe venuta anche l'era del cinghiale bianco, se si fosse voluto. Importante però, non dimentichiamolo, che questi conflitti sociali e personali hanno pur sempre messo in atto una riflessione alta e nobile su argomenti fondamentali.
Così questo libro ci spiega che una buona famiglia è quella dove si discute, si riflette, ci si arrabbia pure, ma nessuno viene escluso. Nessuno è troppo vecchio, troppo giovane, troppo alternativo o troppo donna, per non meritare attenzione. L'autrice non isola la famiglia in un regno a sé stante, ma la collega alla scuola, e alla società (la rivoluzione delle patate è una sorta di inno alla rivoluzione socialista e a una vera democrazia partecipata) perchè i libri per i bimbi o i ragazzini non sono una serie di baggianate insulse, ma spiegano a loro la vita, le relazioni, tante cose.
Anche la morte, come vedremo nella prossima recensione di un altro classico del genere.

sabato 31 dicembre 2016

CLASSIFICA 2016

Veloce e immediata, perché questo anno mi son mosso in terribile ritardo, ecco a voi la classifica delle mie migliori letture del 2016. Non sono libri usciti codesto anno, ma opere da me lette durante questi meravigliosi 12 mesi, che stanno finendo con un po'm di tosse, raffreddore e managgacrist .

Non c'è un vero numero uno, ma sono letture preziose e per tutti i gusti

- Cipì di Mario Lodi

una favola per i bimbi dove si parla di morte, dolore, vita.

-Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti
Per quanto Vasco Rossi con la sua canzone dedicata al libro, ci abbia confermato la sua incapacità a comprendere la profondità di questa eccellente opera, il romanzo di Ammaniti è tra i più amari e tragici mai letti in vita mia, con un pre finale da pianger per mesi.
ITALIA di Fabio Massimo Franceschelli

Opera di rara possanza e maraviglia, apocalittica,  profonda e toccante

47 gradini al buio di Simone Lega
Nonostante il cognome, un ottimo scrittore per un magnifico gotico radicale e totalitario nel suo raggelante pessimismo cosmico

LA VITA CHE SI AMA- Roberto Vecchioni

Storie di vita, famiglia, musica: la vita che si ama, appunto

l'ISLAM E' UNA MINACCIA- FALSO! di Franco Cardini

Un ottimo saggio che spiega le ragioni del terrorismo e distrugge con logica e calma le cretinate della Fallaci e co.

la persecuzione del bambino di alice miller

Se l'educazione che diamo ai nostri figli sia sbagliata e dannosa per loro? Da leggere e assimilare

Questi sono più o meno i migliori libri di questo anno! Vi auguro un bellissimo 2017 e tante belle cose!

martedì 22 novembre 2016

CARAMELLE AL GUSTO ARANCIA di VALENTINA ORSINI ( lettera aperta)

Carissima Valentina,
 tu mi hai chiesto una critica alla tua prima opera, in quanto pensi che la mia opinione sia importante. Che dire? Da una parte, nel cuore profondo e di tenebra di un quarantenne che sta cercando di dar luce e spazio a un bimbo forse troppo trascurato, codesta attenzione genera sentimenti positivi e un po' megalomani: " Ammazza oh, anvedi che ho pure robe da dire interessanti"Stuzzichi per cui la mia vanità, o come dicono quelli che non amano mai prendere dei rischi in prima persona: la presunzione. Sai, avere idee forti, esser convinti di quello che dici e vivi, pur con delle umanissime contraddizioni, oggi è visto come qualcosa di spregevole. Ti diranno che vuoi insegnare a vivere agli altri e altre banalità, tipiche di questi ipocriti tempi. Comunque si, essendo maestro elementare, cazzo ve la insegno la vita eccome! Scherzi a parte, poi si fa largo il Davide più dubbioso e sotto molti aspetti umano: come si fa a criticare un libro? Perché ineluttabilmente, le parole hanno un peso preciso, e un libro non è quasi mai opera distaccata dall'autore, a parte quelli che scrivono stronzate per far soldi a palate e basta. Però non  è il tuo caso. Mi rendo conto che posso risultare inopportuno, posso creare forte contrasti e frizioni, in fin dei conti l'altro lo conosciamo bene, ma non benissimo. Per cui ho passato interi giorni a pensare: mo che scrivo? Le critiche che ci sono, visto che colpiscono la radice della tua opera, sono da condividere con l'autrice o forse è meglio stare vaghi? Io avrei pensato alla seconda: rimaniamo vaghi. Col cazzo, mi son risposto dopo due secondi. Perché, come mi ha insegnato il mio padre morale : Nanni Moretti, è giusto essere limpidi e cristallini. Regola che seguo anche nella vita, non ti dirò sempre perché siamo umani e quindi portati anche alle contraddizioni, ma che metto sempre in atto nel rapporto con le persone a cui tengo.


In questa foto si vede, si tocca, direi si respira l'essenza stessa di esser scrittori. Ci vedo la gioia immensa di chi è riuscita a scrivere non solo un libro, ma sé stessa e render noto a tutti quello che sono i suoi pensieri e opinioni. Le sue scelte.  Dimmi un po' come si possa scrivere cose "negative" di fronte a cotanta emozione? Un grande regista, e altro mio padre morale, Carlo Mazzacurati diceva che bisogna sempre esser gentili con gli altri, perché non sai mai che guerra sta vivendo dentro di sé. Vero.
Tuttavia io credo con tutto me stesso in questa cosa: noi abbiamo il dovere -sottolineo il DOVERE- di comprendere e capire tutti, provare compassione, pietà, vicinanza, per qualsiasi persona stia facendo una scelta difficile per la sua vita. Perché ogni scelta porta rimpianti, rimorsi, dolori, per cui l'inquisizione non serve a nulla. Però, ecco che arriva il classico però, non dobbiamo mai giustificare, mai lasciare a un ipocrita : io non giudico e critico, le scelte fatte da noi e dagli altri.
La mia terapeuta dice che non me ne lascio scappare nessuna. Vero. Critico e giudico prima di tutto me stesso, di conseguenza le scelte degli altri. Ti parlo di scelte e non persone, perché esiste quella cosa magnifica chiamata "empatia" che mi permette di non concordare affatto con le tue scelte e opinioni, ma di provare profondo rispetto e affetto per la persona.
Poi ammetto un mio gravissimo peccato, uno di quelli che in questa società libera e a misura di uomo, lo dico ironicamente, non è accettabile: sono cambiato. Non rinnego e non mi vergogno di nulla delle cose dette e fatte a venti o a trenta anni. Le dovevo dire e fare, alcune di quelle idee ce le ho ancora oggi, sempre uguali, altre invece le ho riviste o le sto rivedendo.
Vabbè,  Da mo parli del mio libro o stamo a senti i tuoi sproloqui? Mo ci arrivo, fidate!
Il tuo libro. Prima di tutto mi par limitante chiamarlo così. Perché a mio avviso ci sono due tipologie di scrittori: quelli che scrivono pensando al conto in banca e quindi mettono sulla carte le cose che potrebbero far presa sulla massa amorfa, la maggioranza silenziosa di gente che legge poco e male, peraltro fanno benissimo, dopo tutto ci devono campare con i libri, e quelli  che hanno qualcosa da dire.
Fai parte ovviamente della seconda categoria. Sicchè, dai cominciamo bene. Io amo le persone che hanno il coraggio delle loro idee, adoro i libri- film- programmi- a tesi. Evito l'ossessione per l'obiettività anglosassone, come se fossero obiettivi sul loro imperialismo ad esempio, il ricatto dell'onestà intellettuale, altra bandiera di molti ipocriti che ti vorrebbero sottomettere al pensiero unico liberalcapitalista. mi piace esser in contatto con gente che la pensa diversamente da me. E che porta avanti un pensiero, un'idea, comoda o scomoda non importa, l'importante è  che non vi sia tutta la cantilena del " non so", quando poi si vede dove vuoi andar a parare. Ci tengo anche a precisare che esistono davvero persone oneste intellettualmente e che dire non so a volte è segno di saggezza, ad esempio io circa l'eutanasia "non so". Tema troppo forte e delicato per poter essere sicuro.
Il tuo libro non ha dubbi, anche se li metti nella pagina, ma servono per render più forte la scelta della protagonista che comunque è abbastanza chiara e precisa. Ecco questo fatto che tu debutti con un tema scivoloso e difficile come l'aborto, che prendi posizione precisa, potremmo non concordare sul fatto che per te sia scomoda questa tua posizione, mentre per me è assolutamente ben inserita nel pensiero dominante e occidentale da almeno 40 anni, mi piace. Casomai un  giorno dovessi pubblicare qualcosa, mi piacerebbe partecipare a un dibattito con te. Ci si diverte!
Mi piace del tuo libro due cose principalmente: il rapporto tra Anna e Carlotta e quello tra la protagonista e Andrea. C'è verità e tenerezza, in particolare per me la seconda è fondamentale. Un libro o un film non colpiranno mai duro se eviti di metter dolcezza e tenerezza nelle tue parole, molti penseranno che sono cose buoniste, ma non è così.Quando un personaggio diventa "tenero" lo senti vicino, umano e vorresti che non facesse cazzate o finisse male. Anna, che non amo molto quando è "sola", diventa grande nel contatto con gli altri. Sopratutto quando tu vuoi descrivere la quotidiana umanità, piuttosto che usare un personaggio-simbolo al fine di rafforzare una tesi che ho compreso dopo due pagine. Questa parte della tua scrittura mi piace.
Mi piace che Anna sia un personaggio letterario, in fin dei conti lo sono tutti : tranne Carlotta, Andrea e lo spreco letterario di Daniele, poi ti dico perché spreco. Comunque il fatto che tu non voglia dire: Anna è la copia fedele delle ventenni di oggi, ma che vi sia uno sforzo e un lavoro preciso di letteratura, in  quanto attraverso lei veicoli il messaggio, per cui è piegato a una tesi, a un finale obbligatorio.  Mi piace anche perché non sostengo la sua tesi. Sicché mi permette di riflettere a lungo sul tema.
Prima dicevo: si possono giudicare le scelte. Tutte. E provare compassione, partecipazione per le persone. Io comprendo benissimo Anna, capisco assolutamente che un figlio a quella età, nel nostro tempo e nella nostra società di questi ultimi trentanni, possa esser un problema, diciamo la parola che nessuno vuol dire: un  ostacolo. Abbiamo la nostra vita da soddisfare, i sogni, i progetti, gli obiettivi, cazzo un figlio in  questo momento me li rovina tutti. Credo che non ci sia nulla di male nel metter ben in chiaro questo pensiero. Però non è pensabile che si debba solo avere sostegno incondizionato o indifferenza.
Ti dico: c'è una legge, che parla di maternità e anche di aborto. Noi cittadini e le amministrazioni dobbiamo rispettarla, è stata voluta dal popolo e sicché non si può eliminare o toccare. Quando è stata fatta si pensava alle proletarie che dovevano subire lo scempio di pratiche abortive poco umane e pericolose. Ci sta. Una legge necessaria è anche giusta? Questa è una domanda che ti pongo. Perchè tanto posso comprendere e capire il problema della donna, quanto posso anche domandarmi: e che sarebbe mai stato o stata quel piccolo/a? Sì, da una parte c'è una donna che va liberata, ma è davvero così ignobile, fascista, reazionario, pensare al bimbo?Ecco nel tuo libro non ho mai visto un pensiero reale sul futuro nascituro, una parte in cui Anna pensi a esso, come se fosse un ospite poco gradito dentro di essa. Sinceramente ti dico: l'ho inteso male? Non  so, potrebbe essere, ma a me è parso questo.
Tu giustamente, dal tuo punto di vista lucido e combattivo, te la prendi con i bigotti, reazionari, che giudicano donne ferite e colpite da scelte forti come la tua protagonista. In particolare te la prendi con la Chiesa e i cattolici.Si, hai ragione. Il lutto è vissuto anche da una donna che ha scelto di abortire,  per questo non dobbiamo avventarci contro di essa, ogni donna è una persona a sé, come ogni uomo e ciascuno reagisce di fronte alle cose della vita alla sua maniera. Non c'è giusto o sbagliato, però una cosa è fondamentale: il dialogo anche quando ci fa malissimo. Talora uno scontro ci potrebbe aiutare.
Ma Anna li evita. In tutto il romanzo c'è lei, i suoi dubbi- che sono naturali- ma mai un confronto, se non quello con la signora Floris che serve però per rafforzare la tesi, non per andar oltre generare una domanda, ma è sacrosanto e giusto nell'economia della tua storia.
Chiaro che un libro a tesi vive anche di giuste semplificazioni e lo scontro con il prete- che me lo son immaginato come Corrado Guzzanti quando faceva il prelato romano- è giocato in questo modo. Forse troppo semplificato, didascalico, tagliato con l'accetta, mi puoi dire: ci sono preti così. Come c'è gente che ti giudica malissimo, ti fa sentir una merda, quando hai bisogno di pace, comprensione, si è vero. Però vi è anche la generalizzazione. Che fa sentire nel giusto una parte di popolazione e nel torto totale altri.
Già la lettera è lunghissima, sicché ti dirò in altra sede i dettagli, ma mi è capitato più di una volta sentire persone dire a famiglie con bimbi portatori di handicap, anche non troppo pesanti, " ma che scemi, dovevano abortire! Perché ora hanno a casa un peso..."
Ecco, è il fatto che molti o pochi, non ha importanza, pensino a un figliolo come un peso, un ostacolo, per quanto lo possa comprendere, non lo giustifico. Ho avuto a che fare con figli che non dovrebbero esser nati, perché il loro handicapp, è mortificante per la nostra società di gente libera e sana, ebbene provano gioia, dolore, felicità, tristezza e se spaccano le coppie, è altrettanto vero che molte trovano la forza e il coraggio di vivere.
Ti dico questo perché il fondamentalismo è presente in entrambi gli schieramenti. Io vivo con disagio e contraddizioni la manipolazione che molti fanno delle libertà personali, un chiudersi in sé stessi e nella propria idea senza apertura agli altri. Questo avviene anche nel campo delle persone open mind. Ti ricordi come ti attaccarono quando giustamente hai criticato l'utero in affitto?Eppure costoro si reputano liberali, progressisti, non hanno dubbi sul fatto di esser troppo i migliori.Non sono credenti o fanatici religiosi, eppure...
Anna non si apre agli altri, vede il distacco, vede la difficoltà a parlare, ma non fa nulla per spezzare questa condizione. Questo atteggiamento non mi piace. E non mi piace perché comunque, noto che su alcuni temi è un mio difetto. Ho pensato quanto sono stato stupido a non aprirmi agli altri, vergognandomi di alcuni aspetti del mio carattere, delle scelte, della vita. Anna si lamenta ma non fa nulla per aver un  contatto con gli altri trincerandosi dietro un: non mi dovete giudicare. Ti ripeto è umanamente comprensibile, non giustificabile.
Nel tuo romanzo ci sono le donne e i bambini, mancano gli uomini. Nel senso che proprio non esistono nel tuo universo, non dico di persona eh ma di scrittrice.  Babbi assenti, proprio nel senso che non ci sono, e un  personaggio potenzialmente forte come Daniele un po' troppo sacrificato. E anche qui, mi pare che si faccia un po' di generalizzazione, di fretta nel giudizio, nella descrizione, come un dogma di pensiero sul maschile.Daniele è confuso, ma pensa alla paternità.  Daniele a volte è assente perché Anna è chiusa e non sa, non ha le armi, per poter comunicare un profondità con costei.  Un bellissimo personaggio, che mi sarebbe piaciuto conoscere meglio.Come avrei anche apprezzato conoscere gli altri uomini. Per carità il fratello di Anna e Andrea, sono ben descritti, ma sono ragazzini e bambini, non ancora uomini.
Il libro poi ha momenti bellissimi e commoventi, due in particolare che ho amato profondamente: quando Anna si ritrova a rincuorare Andrea perché lui dice che il sole gli ricorda le caramelle al gusto arancia, c'è tanta bellezza in quelle pagine e il pre finale: quando Carlotta e Anna si mettono a correre sotto la pioggia, come da ragazzine. Bellissima, magnifica, struggente, nostalgia del passato e di riparo per l'inevitabile. Racconti benissimo la preparazione di Anna per il ricovero, descrivi benissimo l'ospedale. Questi particolari mi sono piaciuti, ripeto non sostengo in tutto e per tutto la tesi. E, ma questa colpa mia sia ben chiaro, non ho capito del tutto le ragioni della signora Floris o della subacquea. Nel senso, tanto è vero che non si deve diventar genitore per forza- i danni di questi improvvisati sono tantissimi, io penso che lo Stato dovrebbe educare le coppie a diventare genitori, attraverso corsi, visite, controlli,aiuti, ma è utopia eh-  quanto aver abortito non è che migliori una situazione famigliare deprecabile, su questo ci sono anche esempi più o meno di mia conoscenza.
Queste sono le mie sensazioni circa il tuo libro. Possono esser sbagliate e offensive, oppure far riflettere.
Come mi ha fatto pensare e riflettere il tuo libro che per alcune cose mi è piaciuto assai, per altre meno. Però non è un valore sulla qualità letteraria, è più un franco e sincero dibattito fra amici. Ripeto casomai dovessi pubblicare qualcosa e tu o altri amici, amiche , avessero da ridire ne sarei lieto. La gentilezza e il tatto prima di tutto, poi un dibattito anche acceso sulle nostre idee.
Aspetto la tua seconda opera, adoro le raccolte di racconti, mi piacerebbe specializzarmi in questo, nel frattempo ho il mio blog dove li pubblico, ti auguro di crescere e migliorare ancor di più come scrittrice perché ci sono le potenzialità.
Dico anche di leggere e prendere, pur se non si concorda, il tuo libro, la tua opera di debutto. Noi siamo sottoposti o alla spinta reazionaria trucida, o al pensiero dominante di effimere e maldestre libertà individuali
La vera libertà sta nell'esser in due. E non c'è dolore o problema che non si possa comprendere e condividere.

Ciao, davide.

Ma che piccola storia ignobile che mi tocca raccontare
così solita e banale come tante
che non merita nemmeno due colonne su un giornale
o una musica, o parole un po' rimate
che non merita nemmeno l'attenzione della gente
quante cose più importanti hanno da fare
se tu te la sei voluta a loro non importa niente
te l'avevan detto che finivi male.

Ma se tuo padre sapesse qual è stata la tua colpa
rimarrebbe sopraffatto dal dolore
uno che poteva dire: "Guardo tutti a testa alta"
immaginasse appena il disonore
lui, che quando tu sei nata mise via quella bottiglia
per aprirla il giorno del tuo matrimonio
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia
se solo immaginasse la vergogna
se solo immaginasse la vergogna
se solo immaginasse la vergogna.

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione
buone scuole, e poca e giusta compagnia
allevata nei valori di famiglia e religione
di ubbidienza, castità, e di cortesia
dimmi allora quel che hai fatto chi te l'ha mai messo in testa
o dimmi dove e quando l'hai imparato
che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato.

E tua madre, che da madre qualche cosa l'ha intuita
e sa leggere da madre ogni tuo sguardo
devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita
che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio
però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta
o dirle che provavi anche piacere
questo non potrà capirlo, perché lei, da donna onesta
l'ha fatto quasi sempre per dovere
l'ha fatto quasi sempre per dovere
l'ha fatto quasi sempre per dovere.

E di lui non dire male, sei anche stata fortunata
in questi casi, sai, lo fanno in molti
sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa ti ha lasciata
ma ti ha trovato l'indirizzo e i soldi
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo
e poi non sei neanche minorenne
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo
noi non siamo perseguibili per legge
noi non siamo perseguibili per legge
noi non siamo perseguibili per legge.

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo
desiderando quasi di morire
presa come un animale macellato stavi urlando
ma quasi l'urlo non sapeva uscire
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi
davvero sola fra le mani altrui
e pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi
di tuo padre, di tua madre e anche di lui
di tuo padre, di tua madre e anche di lui
di tuo padre, di tua madre e anche di lui.

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi
non vedo proprio cosa posso fare
dirti qualche frase usata per provare a consolarti
o dirti: "è fatta ormai, non ci pensare"
è una cosa che non serve a una canzone di successo
non vale due colonne sul giornale
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare.

Che poi bastava il pensiero di Guccini, altro che il mio delirio !

giovedì 17 novembre 2016

COLPI AL CIUORE di K. HOTAKAIANEN

Lo so, mia moglie mi dice che dovrei scrivere una prima bozza, poi rileggerla un po' di volte e riscriverla. Così vengono fuori le cose migliori. Scritte, rilette, riscritte. Pensate, razionalizzate, ordinate. Ci ho anche provato con qualche mia riflessione cinematografica,  e- come sempre-lei ha ragione. Serve anche per trovare parole giuste, esser meno dispersivi.
Io però di fronte a un libro così urgente, potente, forte, commovente e divertente, non so.. Mi pare di far un torto al suo autore e sopratutto a Raimo e Illona, se dovessi trattenere la spontaneità delle parole di fronte ad altre parole così piene di pathos e  di senso dell'ironia.

Perché , è vero, codesti nordici hanno tanti difetti ( uno su tutti il pessimo clima) ma sanno scrivere/descrivere, filmare/rappresentare, benissimo la fragile amarezza della vita, le sconfitte e i dolori e quel pizzico di malinconica goia, che non sistema nulla, ma ti porta a star in piedi, barcollando, contro il Grande Nulla, il Buio di una vita spesa in posti dove fa sempre freddo e c'è un tempo orribile.
No, però non credo sia solo questo! I personaggi! Signori miei, i personaggi! Che diventano persone, esseri di carne e sangue e ossa pestate dal tempo, dalla vita che non va come dovrebbe andare, Raimo e i suoi sogni di grandezza, la sua voglia sfrenata di fare cinema, il suo sentirsi un grande esperto e sopratutto "amico" di quella gente, strana e solitaria, che son in un certo numero i cinematografari.
La parola dà e la parola toglie, penso che gran parte delle nostre sbronze di velleità artistiche, siano dovute ad esse.  Regista, attore, celebrità, star. Scrittore, drammaturgo, poeta.  Capisci? Sono parole così cariche di significati che ti inebriano e ti donano splendidi delirium tremens.  "Un giorno lavorerà con Von Trier o Moretti", " e ma tanto tra poco andremo a Roma, li ci stanno gli scrittori. Quando torno a Firenze avrò il mio tavolo d'onore da Scudieri o Scuderi, tanto sono io il nome di richiamo non il locale", "scriverò cose bellissime, ho tantissime idee. Non faccio altro che scrivere storie nella mia testa e le lascio libere. Di disperdersi, di annientarsi. Che gesto da vero artista" Ma se incominciassimo a chiamarli: "cinematografari", con tanto di ao? La Struggente, Grande, Bellezza della nobilissima lingua romana, sta tutto qui: sei un cazzo di lavoratore. Non fai bulloni, fai storie, finzione, roba falsa che ti serve per pagare casa, alimenti, e troie. Sei uno come me, che sogna di stare bene e intanto vive di quel che può e non vuole. Scrittore e bla bla bla, no: parolaio. Come me, come tutti i Raimo del mondo, no? Campiamo di parole. I fatti li lasciamo a chi è maturo al punto giusto, da accettare la mediocre essenza della vita.
Poi scopri che la vita non è così disastrosa: hai una famiglia, dei figli, una moglie. Perché quando hai una persona che ti ama, cambia tutto. Lo dicevo a Raimo, cosa stai facendo alla tua famiglia? Per inseguire un sogno balordo, senza senso, tu non sei un esperto di cinema. Sei, come ce ne sono tanti, uno che stravede per prodotti dozzinali, per mestieranti, sei un operaio. Appartieni alla classe operaia, abbandonata, sola, molti vanno a lavorare in Svezia. Tu no. Tu, va dato atto e ti rispetto, hai deciso che il lavoro non ti rovinerà la giornata. Non diventerai schiavo dei curricula, dei parolai al servizio del mercato. Tu sei uomo di cinema. Lo pensi perché scrivi lettere a un regista che ti odia, rompi le scatole alla tv pubblica ogni giorno. Perché vuoi che trasmettano i tuoi sciocchi film di inseguimenti e ammazzamenti
L'occasione della tua vita, povero pirla di un Raimo, arriva quando - per scappare alla mafia- arriva la troupe de Il Padrino. Pensi di lavorare come assistente, pensi che sarà la grandissima occasione. Tu sei depresso, stai male, ma come ogni maschi, ogni uomo, sei anche scemo. Non diciamo mai: sono depresso, non ce la faccio. Si beve, si inventano bugie, si crede che la volta è buona, si scopa e ci si ubriaca. I sentimenti fanno paura, le lacrime e il pianto vietati. Anche quando, e noi sciocchi maschi lo sappiamo benissimo, abbiamo voglia di piangere tutto il giorno. Sulle nostre macerie, ma no: bisogna credere, combattere, obbedire. Lo stronzo che ha inventato questo slogan del cavolo, ha finito la sua vita facendo da orologio a pendolo. Raimo, poco a poco le cose crollano

Un libro spiazzante. Di quelli che leggi divertendoti, trovando belle le trovate surreali, e poi piano piano, ecco: il dolore di vivere. La sciocca testardaggine umana, di rovinare l'amore. Distrutti dal lavoro, dalla responsabilità di essere madre senza marito a darti una mano, di esser padre, di vivere.
E le cose quando crollano fanno male, troppo per personaggi che ormai ami profondamente.
Sì, possiamo anche amare i personaggi di un film o di un libro. A me capita sempre.
 Si ride, ci si commuove e alla fine saranno le lacrime di persone dotate di sensibilità a trionfare. Per un finale tenerissimo, amarissimo, struggente.
In  mezzo tantissimo amore per il cinema, tantissima pietà per quelli che si perdono, non ce la fanno, e nonostante ciò barcollano, cercano di vivere e di far trionfare i loro sogni. In qualche modo, forse, sarà anche possibile
Opera da leggere, da tenere nel cuore.
Scusate per la cascata di parole, di frasi, di cose, scritte qui. Forse dovrei metter ordine e razionalizzare, ma la parole sono dinamite. Esplodono nel cuore e fanno tremare il sangue quando si legge qualcosa che ci tocca così profondamente

lunedì 12 settembre 2016

47 GRADINI AL BUIO di SIMONE LEGA

Una piacevolissima sorpresa. Ecco, come potrei definire questa lettura. Non tanto per il tema trattato, o per come si evolvono i fatti e i personaggi, quanto per l'ambientazione, la profondità e il rispetto nel scrivere personaggi, certamente legati al genere, ma mai mere figurine senza nessuna funzione se non quella di morire male
E qui, credetemi, si muore davvero male.
Simone Lega, usa un genere forse poco sfruttato, dalle nuove e "post-citazioniste" generazione di nuovi scrittori: il romanzo gotico.
Ci sono cripte, sotterranei, villaggi fatiscenti e boschi dove è facile perdersi. C'è il signore crudele, malvagio, ci sono gli innamorati divisi dal destino, sopratutto ogni personaggio è rappresentato, descritto, posto sulla pagina e nella memoria del lettore, con tanto amore e partecipazione.
Sono esseri umani che vivono in un tempo e periodo storico, che ci ha donato meraviglie artistiche e orribili massacri. Un po' come oggi, ma senza le meraviglie artistiche.
L'elemento fantastico, soprannaturale, orrorifico, è presente, ha una parte anche importante, ma non snatura una riflessione filosofica, ad opera dell'autore, sulla natura maligna del destino, degli eventi cui va incontro l'essere umano. Questo pessimismo cosmico con zombi, che condanna ogni personaggio, dove non conta molto essere buoni o cattivi, peccatori e santi, poiché destinati a un triste e solitario finale, tanto per citare alla cazzo di cane un bel romanzo argentino, come se Leopardi, Bergman, e tutta la corte degli artisti più raffinati, meditabondi, filosofici, abbiano deciso di mettersi a scrivere un romanzo di genere.
Questa è la differenza fra grandi scrittori e pennivendoli. Come nel cinema, un grande regista usa il genere per dire altro e un mediocre non va oltre al rispetto per inerzia delle regole, pure nella scrittura qualcuno è in grado di andare oltre a una storia di maledizioni, morti che tornano in vita,  Satana e tutto quello che potrebbe starci in una normale storia dell'orrore, per analizzare con attenzione e un umanissimo distacco, la sofferenza umana. Il doloroso mestiere di vivere. L'uomo schiacciato dalla classe dominante, l'infelicità e i traumi che possono trasformare un bimbo "buono, in un adulto malvagio.
Lega ci invita a riflettere su cosa significhi esser buoni o cattivi, che importanza possa avere e se non fosse più credibile il fatto che saremmo tutti- forse- condannati a una vita di sofferenze, disillusioni, rancori, ferocia e quindi alla dannazione.


Gran parte del fascino, del piacere, di questo libro e della sua lettura, deriva senza ombra di dubbio anche per via dell'ambientazione in epoca medioevale. La rocca di Castroverde, con la sua terribile maledizione che si cela nella cripta dove non riposano in pace i morti, la vita nel villaggio, le spiegazioni sulla vita in quel periodo, senza che il tutto risulti inventato, manipolato, ma anzi credibile e "realistico", è una delle cose positive di questo bellissimo romanzo.
Cupo, disperato, crudo, ma mai cinico, mai morboso, mai divertito della cattiva sorte che tocca ai personaggi, mai compiaciuto della violenza, inevitabile visto l'argomento, ma sempre con uno sguardo compassionevole, dolente, tanto da celebrare il genere, ma senza risultarne schiavo.
Lettura, quindi, assolutamente consigliata.

domenica 21 agosto 2016

ITALIA di FABIO MASSIMO FRANCESCHELLI

Debutto letterario davvero notevole per Fabio Massimo Franceschelli , il suo libro " Italia" è un avvincente storia corale e di apocalisse quotidiana, che rimandando ai lavori di un Niccolò Ammaniti,  descrive benissimo questo periodo quasi eterno di crisi sociale e individuale. Italiano, ma non solo.
Quasi come fosse una visione decadente, spezzata, tormentata, del "quarto stato", i personaggi di codesto ottimo libro, si muovono verso di noi lettori portandoci tutta la loro miseria di vivere. Tutti sono accomunati da un malessere esistenziale e sociale, quasi come se tutto questo male, questa mancanza di ideali, di interessi sinceri verso l'altro, questa povertà vestita di merci, violenza, solitudine acida e amarissima, fosse un'onda maestosa e appiccicosa di pece pronta a sommergerci.
Ci toglie il fiato la lettura di Italia,  perchè è dolorosa, amarissima, e in quella folla di perdenti e sconfitti, nonostante alcuni facciano lavori considerati "prestigiosi", c'è il terribile vuoto di un'umanità prossima all'estinzione, ma che un dio balordo e con un grande senso dell'umorismo, non concede a essa nemmeno una bella dipartita. Solo una cupa sofferenza, rabbia repressa, rapporti precari come il lavoro.


Per me, è un'idea che mi è venuta ora del tutto estemporanea, però io mi innamoro sempre delle mie idee e dei miei pensieri, sono i benefici di esser egocentrici, un buon autore è uno che sa creare immagini forti ed evocative.  Franceschelli, è particolarmente dotato per questo: il corteo silenzioso dei lavoratori del centro commerciale,  il minaccioso stormo di gabbiani, sono immagini ricchi di possanza. Da una parte, il corteo interno, in poche righe ci viene mostrato chi sono i lavoratori oggi. Mandrie portate al massacro, disuniti, perché parlare di unità in tempi di sfrontato, aggressivo, infelice individualismo, non ha più senso. Il lavoratore senza coscienza di classe, senza riconoscere le sue autentiche radici, senza solidarietà con gli altri, non è niente. Anzi meno. La democrazia ti fa fare le tue sfilate depresse o peggio ancora piene di slogan arrabbiati, come un padre permette al figliolo di piangere e arrabbiarsi, ma tanto poi- quando l'infante si stanca- lo mettiamo a dormire all'ora che abbiamo deciso noi. Ecco questa è la democrazia liberale: fai casino, urla, piangi, o rimani in silenzio. Tanto noi abbiamo la legge del mercato, la religione del denaro, dalla nostra parte. Pensare che oggi molti parlano del lavoro come di una cosa meravigliosa, che ti dà un ruolo e una missione sociale, mi fa solo ridere.
L'autore, però, ci mette una tenerezza disarmante nel descrivere questi lavoratori, come è evidente anche per gli altri personaggi. A distanza, rispettoso e pudico, evitando il ciarpame ridondante di frasi o passaggi retorici e melodrammatici, ma mostrandoci la fauna umana e la sua normale, naturale, disperazione. Che siano bulli di quartiere in divisa, uomini delle risorse umane, traffichini loschi, vecchi e ridicoli latin lover, donne spezzate dall'amore sbagliato, lo scrittore non condanna o giudica, non ti dice: va che coglione questo, ci arrivi tu lettore. Eppure, mi sento di dire, non c'è quella vigliaccheria tipica dei mediocri, che tanto va di moda oggi: non giudicare, non criticare. Tutto il libro ha una tensione quasi biblica, di una fortissima religiosità laica, che non lascia spazio a facili giustificazioni e compassioni. La Cattedrale, si chiama il centro commerciale dove è ambientato il romanzo. Non a caso, ma perché lì, un popolo che si crede libero poiché ha voltato le spalle all'idea nobile di dio o di una sana e preziosa ideologia, va a confessarsi, fare penitenza, celebrare la grandezza del creato, aspettare miracoli sotto forma di sconti.
Il libro è la visione allucinata di questa Babele. di questa terra di peccatori senza gioia di peccare, visto che il vizio, la trasgressione, la deviazione. sono materiali di massa e di consumo.
L'apocalisse, la natura che per un momento si rammenta di esser cacciatrice e maligna, non certo quella cosa da metter su facebook per ritrovare una delicatezza e dolcezza che non troviamo nei nostri simili, esplode e non potrebbe fare altro che in un luogo simile e tra personaggi simili.
Lo stile di  Franceschelli è limpido, tagliente, fatto di poche immagini che però spiegano benissimo il vissuto del personaggio.. Si nota una certa epica trattenuta, centellinata con parsimonia, ma mai troppo minimalista, mai accomodante, certo, però - grazie a josip vessarionovic dszughavili- nemmeno compiaciuta, cinica un tanto al chilo, pulp, molto pulp, pure troppo
Equilibrio teso, ecco come si potrebbe definire il libro .
Opera molto visiva, con forti agganci al cinema, non vuol dire che sembri una sceneggiatura, non sotto intende nulla di  critico, dico solo che è un libro molto basato sulle immagini, sul vedere, dove l'azione è pensiero e non viceversa.
Non mi dispiacerebbe veder una trasposizione cinematografica di questa splendida opera di debutto. Sopratutto le pagine conclusive sono potenti e cariche di epica apocalittica, da lasciar senza fiato.
In ogni caso, non badate a codesta recensione non proprio professionale, comprate questo libro.
Per voi, per la vostra/o amata/o, per un amico, pure per il vostro cane. Non importa, per chi, ma compratelo. Avrete tra le mani un oggetto misterioso, che filtra il genere e il pamphlet politico-filosofico, per costruire un avvincente ibrido.