Visualizzazione post con etichetta buon libro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta buon libro. Mostra tutti i post

mercoledì 29 marzo 2017

Il Giardino dei musi eterni di Bruno Tognolini

C'è un confine molto sottile tra romanzo per l'infanzia e letteratura per un pubblico adulto. Spesso trattiamo sia i grandi che i piccini, come gente sempliciotta, la quale dovrebbe accontentarsi di storie leggere, di puro svago e intrattenimento ( a sua volta caricato verso il ribasso) che fa male pensare!
Invece un libro rivolto anche a un pubblico di bambini o ragazzini, può affrontare temi terribili come la morte, l'abbandono, il distacco che prima o poi tocca a tutti, perché le persone o gli animali che amiamo non ci saranno sempre.
Qui arriva la letteratura. Io non credo che cinema e letteratura debbano per forza essere fedeli alla realtà. O meglio: essa è il punto di partenza, ma il dio delle storie mi liberi di quelli che dicono: " ah, che robetta buonista e consolatoria, nella vita vera.." Cosa? Sei davvero certo che esista una "vita vera", o siano solo le tue abitudini,  la stanchezza e la rassegnazione a farti parlare in nome dell'universo intero? Però, mettiamo sia così, scrivere è un atto privato che esplode nel pubblico. Per quale motivo, io, non posso prendere la realtà e piegarla al sentimento? Si, rassicuriamo, consoliamo, creiamo illusioni. Perché forse al ragazzino che c'è in noi, il fatto che il suo amato gatto o cane, siano vento nel vento, cito Battisti perchè sta canzone è ottima e vi invito a sentirla mentre leggete la recensione,  eterni e inseparabili. Magari, quando toccherà a noi andarcene, sarebbe bello rivederli. Per sempre.
Però il punto non è questo, il punto è: si scrive di morte. Per un pubblico giovane.
Tognolini lo fa benissimo.


Il libro è commovente, toccante, c'è un tentativo esibito di essere il più possibile lirici e poetici, cosa che farà storcere il naso a qualcuno, ma credetemi : questa storia deve diventare una Vostra Storia.
Perchè in tempi di cupo materialismo senza idee di rivoluzione, ma freddo, distaccato, disfattista, le parole di questo libro ci scaldano col calore delle lacrime che versiamo, maledetta pagina 75, ci porta a riflettere su come ogni essere vivente sia fondamentale e importante, lo fa sotto forma di fiaba e di giallo, avvincente dalla prima all'ultima pagina.
In breve : la gatta Ginger si risveglia nel Giardino dei Musi Eterni, un cimitero per animali. Dopo l'iniziale confusione stringe amicizia con gli altri animali . In particolare il pastore maremmano Orson.  La gatta ben presto si trova coinvolta in una strana storia, alcuni Animan, così si chiamano i nostri animali dopo la morte, stanno scomparendo misteriosamente.
Dove son finiti? Che succede?

Così mentre la trama si infittisce sempre più, le pagine si riempiono e palpitano di sentimenti nobili, valori da non perdere: amicizia, amore, fedeltà.
Inutile dire che chi ha un animale a casa, anche un marito va bene, sa quanto ci affezioniamo ad essi e viceversa. Conosciamo benissimo, anche senza averlo provato, il dolore fortissimo che proviamo o proveremo quando loro ci lasceranno, perché essi ci sono sempre stati, ci hanno tenuto compagnia, rallegrato e nei momenti di solitudine, son stati preziosi.
Come animali, coi loro pregi,  Questo libro meraviglioso è dedicato a loro e a tutti noi ; che ogni tanto ci par di veder o sentire nel vento, qualcosa di famigliare, qualcosa che ci faceva ridere e tremare il sangue nelle vene.

giovedì 11 agosto 2016

LA VITA CHE SI AMA - storie di felicità di ROBERTO VECCHIONI

Una delle cose belle, nel fatto di aver uno o più blog poco letti, è che hai il potere di evitare grosse figuracce. Certo molti diventano blog star anche per quel motivo. L'effimera gloria in questi tempi vacui e fragili, passa anche da lì. Dicevo: ti leggono in pochi, pochissimi. Meglio così. Che io scrivo per me, principalmente, poiché nella parola scritta riesco a esprimere i miei sentimenti e idee. Sentimenti e idee, che sicuramente fregano poco assai a un artista come Roberto Vecchioni.
Non so come avvenga, ma nella vita di ognuno di noi ci sono le persone speciali. Chi sono costoro? Quelle che in un modo o in un altro ti insegnano a vivere. O meglio a dar un senso alla vita. Che altrimenti sarebbe un esercizio di stile per nichilisti annoiati. E io non sono né nichilista né annoiato, semmai spaventato, affascinato, stordito, meravigliato, angosciato, incantato, di fronte alla vita e alle sue scintillanti tristezze e splendide gioie.
Quando ami ti senti sicuramente più forte, ma sei anche soggetto a momenti di dolore, fragilità, ti chiedi: " e se finisse?". Ecco, io -nonostante tutto-amo questa cosa assurda e straordinaria che è la vita e per tutti codesti motivi, non potevo che apprezzare un libro che si intitola: la vita che si ama.


  

In questo libro si parla di una cosa tanto cercata, ambita quanto disprezzata e criticata: la felicità. Che non ha nulla a che fare con l'entusiasmo o la serenità, false piste, miraggi nel deserto dei sentimenti precari, nel mondo delle illusioni e delle libertà inconsistenti.No, signori, essa, è materia assai seria. Non per tutti, quelli che si crogiolano nella vigliaccheria del proprio imbruttimento, che vivono solo per gioire del dolore altrui, ecco non solo non la conosceranno mai, ma sono indegni di essa. Senza alibi di sorta. Senza giustificazioni. Devi impegnarti a fondo per trovarla e gettarti nella tempesta e nel vento, ecco quella è la felicità.
Che si accompagna con il dolore, dandosi pacche sulle spalle, ubriacando l'anima delle persone. Tutto qui. Nei racconti del libro troverete questo. L'incanto per aver trovato la donna della nostra sciagurata vita, e quindi il desiderio di sfidare il tempo per esserci da e per sempre. Che bambina eri? E che ragazza? E ora? Come invecchieremo insieme? Si parla di una casa che ha visto i momenti migliori e la tragedia che colpisce un figlio, di colleghi impazziti per un passaggio particolare, una traduzione di una poesia, di un padre che giocava il cielo a dadi, di ragazzi innamorati, di come nacque "luci a san siro".
C'è dentro la vita mescolata, condita, impreziosita dalla forza immaginifica del racconto. Si, carissimi miei: a noi piace raccontarcela la vita. Non per sfuggire da essa, ma per aiutarla, che anche lei ha bisogno di esser vezzeggiata, coccolata, di sentirsi dire cose belle ed epiche. Perché l'arte che sia altissima o da pian terreno, ha questo di bello: la giustizia. E quindi puoi sistemare le cose che andrebbero sistemate, o raccontarle per quelle che sono. Sopratutto però, cosa fondamentale, tenendo ben presente una cosa: i sentimenti, proprio loro, sono alla base di ogni cosa.
Io ho trovato questo libro un piccolo e prezioso contributo alla felicità. Potrebbe accompagnarvi casomai voleste avventuravi sulla e per la strada che porta ad essa.

Queste poche parole che ho scritto le dedico a mia moglie, che mi ha indicato due anni fa, il mio piccolo e sgangherato sentiero che porta alla felicità per quelli che come me forse se la sono voluta negare per troppo tempo. A lei che ascolta Guccini, ma dà retta a Vecchioni . E a voi, per il tempo che state regalando alla lettura di questo post.
                     

lunedì 18 luglio 2016

Stupore e Tremori di Amèlie Nothomb

Stupore e tremori, così ci si doveva presentare dinnanzi all' Imperatore del Giappone, in questo modo vivono gli impiegati giapponesi nel confronto gerarchico con le autorità della loro azienda. Atteggiamento difficile da comprendere per un occidentale, ma credo che anche da noi i rapporti capi e dipendenti siano regolati da dinamiche di rapporti di forza semmai sono i contorni e le sfumature a far le differenze.
La storia  è quella autobiografica della protagonista Amèlie , figlia di un diplomatico, costei nasce e cresce in Giappone. In questa nazione vi passa l'infanzia, sicché vien facile mitizzare il luogo e gli abitanti.
Tornerà anni dopo, ormai grande, nei primi anni 90. Trova lavoro in una megaditta che sarebbe onore e vanto per Fantozzi, e comincia la sua avventura tragicomica in un mondo alieno e ostile.



Il mondo della Yunimoto si palesa per un mondo/universo assurdo e grottesco se visti con gli occhi di uno che non è nato e vissuto in Giappone. La rigidità dei comportamenti, la dedizione quasi masochistica nei confronti dell'azienda e dei suoi capi. Un mondo dove tutto si regge sulla "facciata" e la formalità. Quasi del tutto privo di emozioni e umanità.
La protagonista vive un anno di terribili avventure che scatenano l'illarità nel lettore, ma son risate a volte amarissime.
Si trova a svolgere tante mansioni: servire il caffè, occuparsi di far un rapporto sul burro da usare per una delegazione belga, occuparsi di cambiare giorni e mesi nel calendario, controllare le fatture e altro. Combinerà sempre dei pasticci volente o no. Non mancano i momenti di grande umorismo. Sopratutto nello scontro con la sua superiore Fabuki
Fino alla sorpresa finale.

Un libro che si legge velocemente, cattura l'attenzione del lettore grazie alla scrittura brillante e ironica di Nothomb,  ci fa riflettere perché quel tipo di non vita, sacrificata a un lavoro  che spesso nemmeno piace,  dedicata alla produzione di cose che non ci appartengono, basata su rigidi rapporti formali di autorità lavorativa e non solo, più o meno si vivono anche da noi. Solo che qui il lavoro è diventato con il tempo pessimo, i capi assomigliano a quelli giapponesi nell'arroganza, ma non nell'efficacia , se vuoi vederci delle differenze, ma credo siano minime. Per il resto il lavoro serve per sostentamento, ma non deve esser mai la vita. Mai. Non ci deve alienare e snaturare per un posto di lavoro, non si deve esser obbligati alla birra con i colleghi, tornare a casa tardi, non riuscire a stabilire rapporti profondi con la famiglia, perché l'azienda ci prende tutto. Per primo: la nostra vita e umanità.
L'autrice descrive, parlando della sua superiore con la quale vive un rapporto conflittuale per tutto il romanzo, con una piccola sorpresa nel finale, delle condizioni femminili in Giappone, non proprio allegrissime.
Il tutto viene sempre filtrato con umorismo, ma la sostanza è spesso tragica.
Nonostante questo sarà per Kurosawa, Ozu,  Kore-eda, sarà per i cartoni animati e per certi loro scrittori, al Giappone un po' - pochino- di bene gli vogliamo.
Un bene pieno di stupore e tremori

mercoledì 13 luglio 2016

IO UCCIDO di Giorgio Faletti

Quante cose ci perdiamo per colpa dei pregiudizi? Direi molte. E quanti pregiudizi abbiamo del tutto futili, immotivati, basati su pensieri astratti circa cosa e chi sia un buon libro o un buon scrittore. Prendiamo per esempio : Giorgio Faletti. Si era deciso, alcuni, che essendo un comico non fosse in grado di scrivere romanzi di alto spessore, ma robe dozzinali. Che fanno soldi e vendono, per questo chiaramente devono esser brutti.
Invece Faletti era un grande artista, capace di farci ridere con i suoi personaggi al Drive In, di portare a San Remo una canzone meravigliosa come " l'assurdo mestiere" e di scriverne tante altre di belle per molti importanti artisti italiani, e infine un buonissimo scrittore.




Opera di debutto che segna la nascita di un romanziere di thriller che nulla ha da invidiare ai famosi colleghi americani. Opera di largo respiro internazionale, che gioca alla grande  La storia è quella classica di un pericoloso e inafferrabile serial killer, c'è l'ex agente fbi tormentato da un passato carico di sensi di colpa, l'amico commissario della polizia di Monaco, un dj che riceve telefonate dal pericoloso criminale. Ci sono delitti di assoluta ferocia e brutalità, ma a render suggestivo il romanzo ci sono i personaggi.
Faletti mostra una dote naturale nel saper descrivere un'atmosfera di grande malinconia e di donare a tutti i personaggi, più o meno, sprazzi di potente umanità. Fragile, dolorosa, intensa.  Così ci mostra esseri umani dominati dal destino o che devono far il conto con esso, sfidandolo, vedendo se è possibile cambiarlo, almeno un po'. C'è chi ha perso una moglie, chi un figlio, chi è diventato un pazzo per un padre crudele e per l'amore nei confronti del fratello. Il tutto immerso nel mondo dorato di Montecarlo, con i suoi personaggi famosi, il danaro, il lusso sfrenato, la ricchezza. Faletti mostra il vuoto e la tristezza che c'è dietro e lo fa benissimo.
Il romanzo funziona benissimo come puro thriler: colpi di scena,  omicidi truci e crudi, tensione, non manca nulla. La carta vincente è proprio l'evoluzione e la descrizione di ogni singolo personaggio, come King, Faletti riesce a dar spessore a ogni comparsa in questo libro monumentale, quasi mille pagine, fondendo il ritmo del genere con sprazzi di toccante umanità.
Frank Ottobre è un protagonista difficile da scordare, come la sua storia d'amore con la figlia di un bastardo generale americano.. Se il dolore può renderci schiavi e portarci alla follia, come capita al serial killer- capace però di un momento di tenerezza per un amico oligofrenico- può anche esser un mezzo che fa conoscere l'amore della nostra vita e poi insieme possiamo e dobbiamo susperarlo.
Romanzo meno banale di quanto si possa credere. Romanzo che merita di esser letto e amato.

martedì 12 luglio 2016

THE DOME di STEPHEN KING

Visti, osservati, da altra angolazione e distanza, che differenza c'è tra noi esseri umani e gli insetti?Siamo in tanti attaccati l'un all'altro nelle nostre città, nei nostri paesi, ci sentiamo importanti nel bene e nel male, perchè vivi e quindi dotati di sentimenti,  sogni, obiettivi. Ci si innamora, di una donna, di un cane, di un'idea. Sopratutto ci piace quella dolce illusione chiamata : libertà.  Ti sposti da una parte all'altra, cambi amicizie, amori, sempre libero e in movimento. Tutto ti appare più sostenibile. Ma se tu fossi costretto a rimanere fermo, immobile, in un solo territorio? Che accadrebbe? Come si comportano gli esseri umani, in costrizione?
Leggete The Dome e lo saprete.



Come sempre lo scrittore del Maine ambienta la sua storia in una piccola cittadina di provincia americana. Nel locale, nel piccolo, nelle vite apparentemente ordinarie, si nasconde il messaggio universale, che parla a tutti noi, circa le nostre glorie e cadute. Il bene e il male agiscono quasi sempre e quasi dovunque alla stessa maniera. Lui ti descrive Big Jim e ti viene in mente che di individui simili, ne hai conosciuti anche in Brianza Come anche tanta brava gente come Rusty, Dale e così vicini a noi
Come sempre, più che l'elemento fantastico e le pagine ricche di particolari macabri, contiamo noi: contano gli esseri umani  L'abilità di King è di dar peso e sostanza anche a chi compare per pochissimo nella storia, giusto per farti star male quando muore. Ogni essere umano è importante, e la sua morte non deve stuzzicare i tuoi bassi istinti, ma colpirti, far male.

Così come impareranno i cittadini di questa cittadina, costretta a rimanere esclusa dal resto del mondo, da una stranissima cupola che li ha rinchiusi e tagliati fuori dal mondo. Questo inaspettato evento porterà a galla le personali ambizioni, i misfatti, i crimini e anche la solidarietà, l'unione, l'amore, tra il giovane protagonista ex veterano della guerra in Iraq e la giornalista locale. Si mette in scena lo scontro tra dittatura, con la scusa della situazione d'emergenza e di dar sicurezza e ordine alla città, e democrazia umanista, che cerca in quel contesto di mantenere i sentimenti, le relazioni, la lucidità necessaria.

The dome è un libro anche molto  tragico. La morte colpisce anche innocenti, vittima della follia dei mediocri. Perché ci dice anche questo: tu dai la divisa a un cretino e quello si sente un padre eterno, per cui si sentirà in diritto di vita e morte sulle vite degli altri.  In bilico tra pessimismo, e la ricerca di uno sguardo più felice e partecipe sul destino, la vita, dell'umanità, la lettura scorre veloce ed avvincente per le sue oltre mille pagine.  Si detesta i cattivi come Big Jim o suo figlio Junior, si ha pena per le vittime, si spera che i nostri personaggi preferiti possano uscirne vivi. E nel frattempo: uomini, donne, bambini, anziani, animali, tutti bloccati e rinchiusi aspettano di poter esser liberati. Sarà il governo o forse entità di altre galassie? Forse solo dei bambini che ignari di tutto procurano dolore, come ci viene facile farlo noi? Non ve lo dico. D'altronde The Dome è anche un libro politico che parla dell'America e delle sue contraddizioni, tra deliri di conquista e dominio, con Dio usato per nascondere ogni nefandezza, ossessionata dal potere e dal denaro e un'altra America, quella che ci piace di più, che guarda alle persone e alla loro vita: decente e libera. Per me la seconda è pura fantasia, ma vivendo in una sua (ex) colonia, non posso non sentirne l'influenza politica, culturale, sociale.

Libro avvincente, entusiasmante, che dona personaggi indimenticabili, un finale commovente. E qualcuno osa dire che King non sia un grandissimo Autore! Meritereste di passar la vita con Big Jim e i suoi scagnozzi. A noi piace l'umanità e teniamo nel cuore Dale, Rusty, Julia, alla quale è affidata il bellissimo finale. Noi siamo per l'umanità che resiste, perchè libera e fiera di amare. Cupola o meno.

lunedì 11 luglio 2016

Cipì di Mario Lodi

Che fine ha fatto la " narrativa per bambini"  ? Esistono ancora libri educativi per i più piccini? Molto probabilmente sì. D'altronde i bambini continuano a nascere, per cui la necessità di aver libri di formazione per i bimbi, non penso sia del tutto tramontata. Esattamente come per la poesia, penso che la narrativa infantile sia un pianeta a sé, nell'universo ampio e infinito della letteratura. Il compito di aiutare i più piccini a comprendere i meccanismi della vita, attraverso il discorso della fiaba, va oltre la semplice abilità narrativa. Cè forse un po' di psicologia, e non solo. Però è fondamentale, necessaria, importante. Spesso viene liquidata come cosa per bimbi, nel senso dispregiativo del termine. Cioè qualcosa di semplicistico, banale, sentimentalista. Ma anche se fosse? Va bene così. Ci penserà la vita a renderlo un adulto qualunquista e pressapochista che legge e cita la Fallaci a cazzo di cane. Lasciamo che da bimbi, l'incontro con i libri e il piacere di leggere, avvenga sotto la luce splendida splendente di storie emozionanti, semplici, dirette, eppure ricche di simbolismi e metafore,per insegnare a loro che la meraviglia per la vita, l'amore, la morte, il dolore, è la cosa che ci rende umani.




Ok, è andata così: avevo la febbre, giusto? Direi proprio di sì. Per cui, mentre mia moglie era al lavoro, io me ne stavo a recitare la mia parte di moribondo a casa. Una buona interpretazione. Non ti dico da Oscar, ma un Nastro d'Argento, forse sì. A un certo punto, mentre mi aggiro come  uno zombi in casa, mi imbatto in codesto libro: Cipì di Mario Lodi. Non so cosa sia. Mai sentito in vita mia. Lo prendo, è un libretto corto. Una piacevole lettura penso.
Ecco: la lettura non solo è piacevole, ma è anche avvincente. Ci si appassiona subito a codesto libello. Solo che c'è un piccolo particolare: è triste. Si, ogni fiaba ha un suo elemento di tristezza. Lo so. Ma questo è...Davvero triste. Però di quella tristezza fondamentale che poi serve per raggiungere consapevolezza e gioia. Un insegnamento che oggi, nella debole cultura della felicità precotta e veloce, della soddisfazione del proprio sé in chiave edonistica e superficiale, viene visto come bigotto, reazionario. Oggi viviamo in un mondo di teste di cazzo, ecco . Sicché freghiamoci di quel che dicono o pensano gli altri, e godiamoci la lettura, ma sopratutto il mondo di questo passerotto
La storia è quella di un passerottino curioso, pieno di iniziativa, leale e puro che conosce il mondo e le sue tante meraviglie, ma anche i pericoli. Che siano un campo di grano o il cielo infinito, simboli di gioia e allegria, che il gatto o un temibile gufo, simboli di morte e dolore.
Commuove "Cipì" e non si preoccupa di farlo in modo devastante. Nel 1972, quelli che avendo problemi con le proprie emozioni e la vergogna di palesarle, ciarlano di " cinema trattenuto", di distanza, equilibrio, ecco questi non c'erano. O giustamente non venivano ascoltati. Non ci si vergognava di piangere e an che tanto per un uccellino e le sue tragiche avventure.
Dalla morte di una piccola margherita, all'inverno tragico, alla moria di piccoli per colpa di un gufo. Sono passaggi necessari: si vive e si muore. E in mezzo, tra questi due grandi eventi, c'è spazio anche per trovare la compagna della propria vita, altro messaggio che in epoca di precarietà sentimentale, par assurdo, la comprensione che non siamo soli, ma viviamo in collettività e quindi dobbiamo cooperare, condividere, aiutare gli altri. Ci insegna che talora non verremo capiti e forse anche disprezzati dagli altri, perché la voglia di sapere e la verità, ci spingeranno a non accettare dogmi e verità rassicuranti, ma non dimostrate. E che , quando tutti ci odieranno, è fondamentale non darsi per vinti, ma lottare per la verità. Non tanto per un riscatto personale. No, ma per tutti: noi e gli altri.
Il libro è frutto del lavoro collettivo dello scrittore e dei bimbi di una scuola materna, dove lui - mi pare facesse il maestro- è una perla struggente e appassionante di purissimo sentimento e lezioni di vita, etica, morale. Si, parole che agli uomini liberi e infelici fan tanto paura, ma lasciamo che almeno da bambini, queste cose ci aiutino a crescer un po' meglio.
Riprendiamo l'abitudine di leggerli codesti libri, non tanto per i nostri figli, ma anche per noi stessi.  Ritorniamo a una vaga e imbarazzante purezza di sguardo, di animo. voliamo nella vita e nella morte con Cipì. Non potrebbe che farci del bene.

lunedì 31 agosto 2015

NICOLA LA GIOIA LA FEROCIA

In questi tempi conta aver una polemica da fare, un nemico da distruggere, propagandare la propria parte come il bene in terra, manifestarsi come intellettuale del e per il popolo che schifa i corrotti radical chic e i premi.
Si scrive non tanto per dire cosa facciamo, ma contro chi siamo. Chiaro che presi da codesto modo di pensare basta pubblicare un paragrafo, senza aver letto altro, e dire: che schifo!

Risultati immagini per la ferocia libro

Questo è capitato con codesto libro. Sui socials  sono spuntati post polemici per massacrare il romanzo di La Gioia, alcuni proponendo anche spunti interessanti di riflessioni, altri per mal di fegato, rancori repressi. Perché basare una polemica senza aver letto un libro e solo per un paragrafo....
Detto questo: come è questo libro? Vale la pena leggerlo? Per me si. Riconosco che lo stile di La Gioia è assai particolare, come potrebbe esser quello di un Genna ad esempio, a tratti auto compiaciuto, a rischio, in certi punti, di scivolare nel ridicolo, però c'è una cosa: il ragazzo si prende il rischio e domina l'attenzione del lettore dall'inizio alla fine.

Risultati immagini per la ferocia libro

L'ho letto in pochissimo tempo, trascinato come in un vortice dalla scrittura di La Gioia, avvinto dalla trama del romanzo: una possente, potente, epica, tragedia famigliare.
La famiglia Salvemini fa il bello e brutto tempo a Bari. Una rispettata famiglia di costruttori, che nasconde tensioni, drammi, scontri, tra le mura domestiche. A un certo punto il suicidio di Clara, una delle loro figlie, fa esplodere rancori, mette in crisi i personaggi, ma sopratutto muove una macchina di legami e corruzione per ricattare certi uomini influenti e potenti, per evitare che si sappiano verità scottanti.
In questo paesaggio selvaggio e putrescente, lo scrittore è bravissimo ad alternare le immagini di una natura animalesca e sanguinaria e un'umanità alla deriva ma con bagliori di compassione, trova posto il rapporto tra Clara e Michele, il figlio bastardo, ragazzo con aspirazioni letterarie, reduce da un lungo soggiorno in una clinica per problemi psichici.
Niente di nuovo dunque? In parte è così. D'altra parte le grandi storie girano sempre intorno a quei tre o quattro temi. Però il tutto è ben messo in scena, c'è un'atmosfera da apocalisse dietro l'angolo, un finale etico come non se ne leggevano da anni,  non saprei dire se il premio fosse meritato o altri avrebbero meritato la vittoria, in quanto non ho letto gli altri concorrenti, però a me ha entusiasmato.

Risultati immagini per la ferocia libro

Ripeto: non siamo di fronte a un'opera dalla trama originale, ma con uno stile personalissimo che potrebbe anche infastidire, ma in alcuni momenti risulta anche assai evocativo, commovente, potente. Per farsi un'idea dei libri si devono sempre leggere e non prender a cazzo un paragrafo per amor di polemica personale.
Dopodiché potrebbe anche non piacervi, potreste evitare ogni nuova uscita di codesto scrittore, ma una lettura a questa opera datela. Se invece doveste essere dei rivoluzionari popolari, che scrivono e vivono di prodotti popolari e di genere, pensate a fare bene il vostro lavoro. Perché perder tempo continuamente a parlare di cose che sono totalmente diverse e agli antipodi rispetto a quello che avete deciso di fare?

Anticipazione: prossimo libro discusso su questo blog, sarà Cronaca Famigliare di Pratolini. Preparate i fazzoletti!

venerdì 10 luglio 2015

IL RAGAZZO IN SOFFITTA di PUPI AVATI

Esser capace di inventare una storia, dar vita ai personaggi, saper usare le parole giuste sia nei momenti giusti che in quelli sbagliati. Ecco, questo per me è un ottimo artista. Uno che vive e usa le parole, e le trasforma in immagini, note. Le parole sono importanti, perché custodiscono il pensiero ed espongono la coscienza e l'anima. Sono ragione e sentimento che si manifestano nei confronti degli altri.
Pupi Avati in questo romanzo si dimostra abilissimo narratore. Cosa racconta questo buon romanzo? Questa sorpresa notevole? La storia d'amicizia tra due ragazzini assolutamente diversi tra di loro, che per quella cosa straordinaria  che è l'empatia e la voglia di conoscere gli altri, diventeranno quasi fratelli.

Risultati immagini per pupi avati il ragazzo in soffitta

Il protagonista è un ragazzino come tanti: genitori separati, vive con la madre con la quale ha un rapporto distratto, molti amici, una ragazzina che non lo fila, la scuola e le interrogazioni, la grande passione per il Milan. Un adolescente come ve ne sono tanti. L'altro, Giulio, è decisamente più particolare: molto intelligente, timido, alla ricerca d'affetto, vive con la madre e il padre... Che tornerà a breve dal manicomio.
La storia di questi due ragazzini nella Bologna di questi anni, si alterna a quella di Samuele a Trieste dagli anni 60 fino ad oggi. Chi è costui e che c'entra con i ragazzi?

Risultati immagini per pupi avati il ragazzo in soffitta

Il ragazzo in soffitta è un romanzo denso di umanità: ferita, devastata, calpestata, abbandonata. Di follia e di amore, che spesso sono la stessa cosa. Di desideri frustrati e di tragiche realtà. C'è una madre che obbliga il figlio a fare il musicista, una madre che non perdona al padre la morte della loro figliola. Un figlio, Samuele che crescendo dovrà scontrarsi con chi è veramente portato e sa fare musica,e chi è solo un mestierante delle note.
Proprio l'instabilità del triestino peserà fortissimo sull'amicizia dei due ragazzini, che si troveranno immischiati in un caso terrificante avvenuto anni prima e di cui par responsabile Samuele.

Avati non si ferma alla sola denuncia dei mass media cinici, ma ci rammenta che il cinismo è per primo quello della gente comune, dell'immacolata società civile. Che giudica, allontana, spia e sghignazza, sulla tragedia di vite umane.

Ma non si ferma e riduce solo a questo. No. Lui va oltre e punta il dito sulle relazioni famigliari e sentimentali. Su come tutti i personaggi patiscano, anche duramente, una solitudine cattiva, un astio e un inganno verso gli altri, proprio perché incapaci di amare e saper dare affetto agli altri.
In questo universo nero e deformato di esistenze infelici, i due ragazzini sapranno dare una lezione morale al mondo dei grandi e a quello rovinato dei loro coetanei. Soli come gli uomini, stronzi come gli uomini.

Non dico altro perché il libro ha un bellissimo colpo di scena finale. Straziante e commovente, ci porta a soffrire per un uomo che fino a quel momento era il "cattivo" della storia, di più : uno spregevole assassino di bambine.
Il finale ci mostra invece qualcosa di diverso e più aberrante, eppure così tragicamente umano...Ve lo consiglio!

mercoledì 17 giugno 2015

MY LITTLE MORAY EEL di LUCIA PATRIZI

Molto probabilmente, anzi sicuramente, Sam Peckinpah mi offrirebbe una birra: " Eccolo un altro romantico, che pensa ai bei vecchi tempi andati, dove c'erano uomini, sudore, sangue, codici morali ben precisi" probabilmente sono la gioia di tutti i vecchi che ti dicono: " Si stava meglio quando si stava peggio". Probabilmente è così.Il mio rapporto frustrante e frustrato con la tecnologia merita uno spazio a parte. Frutto di pigrizia, romanticismo, tante cose. Nondimeno le nuove tecnologie possono venirmi in aiuto. Tu pensa, ad esempio, non avessi preso il Kindle, mica avrei potuto leggere codesto ottimo romanzo.
Che si fa in fretta a dire : "Oh bimbi, l'è morto il romanzo. Boia dé" Molto in fretta. E a ben vedere non avresti nemmeno così tanti torti, a dirlo! Ma come sempre la vita è più complessa, contraddittoria, sicché non è proprio morto. Non starà benissimo, ma respira ancora, via!

Risultati immagini per my little moray eel

Quindi per la mia prima lettura usando le nuove tecnologie, ho scelto codesto libro. Anzi: codesto e book.
Per quale motivo? Stima assoluta per l'autrice, validissima blogger che da anni si occupa con grande serietà e passione di cinema horror (www.ilgiornodeglizombi.wordpress.com) e che già mi aveva conquistato con un'altra storia. Ma appunto, è altra storia, ne parleremo un'altra volta.
Ora il genere è un terreno che ti offre due possibilità: o sei fedele alle regole, stereotipi, luoghi comuni, e punti alla totale immersione in un mondo di avventura, azione, orrore, o prendi il genere e ci fai qualcosa. Entrambe le scelte sono buone e valide. Dipende dal come .
Per me codesta cosa è fondamentale: tu puoi aver a disposizione la migliore delle storie, ma non saperla raccontare. Tu puoi aver a disposizione una storia anche non originale, ma aprire a suggestioni, interpretazioni, commozione ed empatia.
Questa capacità di saper gestire il come, a mio avviso, ti rende un autore. In questo caso autrice

Risultati immagini per my little moray eel

Lucia ci porta in questo universo sospeso tra un mondo che conosciamo e il "fantastico", tra le tappe dell'umanità, l'infanzia-adolescenza-vecchiaia, e mostri marini. Tra horror e una diffusa malinconia gucciniana, di sentimenti dispersi, di rimpianti, di legami forti eppure ostacolati da una serie di situazioni e complicazioni. Il senso implacabile di un tempo, di scelte, di coscienze che in un modo tutto loro sono immacolate
C'è l'umanità in tutto il suo fragile splendore in questo romanzo. Umanità che l'autrice è bravissima a trasportare, costruire, mettere anche nelle creature mostruose e nelle bestie. Questa è una decisione che ci fa comprendere molte cose.Questo non voler dividere in buoni e cattivi, ma mischiare le carte, sono il chiaro segno di una visione del mondo non manichea, non standardizzata, di empatia verso l'altro, che a mio avviso in uno scrittore, o artista in senso generale, non dovrebbero mai mancare. Salvini e Hitler scriverebbero solo minchiate, il secondo l'ha pure fatto.
Noi temiamo Quelli degli abissi, temiamo le murene, ma allo stesso tempo proviamo anche una sorta di pietà e compassione. C'è una parte molto bella, di sterminio tramite bombe di luce, di queste creature, che ci commuove profondamente. Noi non ci ritroviamo tra i soldati che annientano il pericolo, noi stiamo morendo male come quei "mostri"
Mostro che significa? Come fai a riconoscerlo? Esso è colui il quale compie solo azioni aberranti? E quante buone azioni per validissimi motivi, hanno bisogno di mostruosità?Mi ponevo codeste domande leggendo il romanzo della Patrizi.
Ma di cosa parla questo ottimo romanzo? La storia di Sara, della sua capacità di saper comunicare con i pesci, di una persona sospesa tra il suo mondo, della sua specie, e quello degli abissi, dove in realtà si troverebbe a casa, ma non è "dei loro". Personaggio sospeso, ma non irrisolto. L'autrice ci rammenta che spesso anche noi ci sentiamo così: tra quello che siamo perché ci siamo nati e un altro mondo dove ci sentiamo realizzati e capiti.
Sara si trova in mezzo a una guerra spietata tra gli umani e delle misteriose creature, chi deve aiutare? Chi non deve tradire?Ora il mestierante, l'imbonitore di fiera, che spesso troviamo in codesti contesti avrebbe spinto su azioni e colpi di scena legati allo schock, all'azione che toglie il fiato, sperando di esser un novello Miller e finendo con l'esser il peggior Cozzi. Qui invece azione, orrore, si unisce sempre e comunque a una grossa attenzione per i personaggi. Persino durante un attacco da parte delle creature a una nave dell'esercito italiano, in poche righe, comprendiamo molto di Sara e del "cattivo" Dr Florenzi. Non c'è un cattivo a tutto tondo, ma in un rimando al Ray Milland dell'Uomo a Raggi x , uno scienziato che perde l'equilibrio morale per l'amore assoluto, grottesco, deformante per la sua disciplina e le scoperte che una certa situazione possono portare al genere umano, anche in modo positivo.

Risultati immagini per my little moray eel

Ma prima di tutto, My Little  Moray Eel, è una struggente storia d'amicizia e quindi d'amore. Tra Sara e Lui, il cucciolo e poi adulto di murena, entrambi indecisi sulla loro posizione nella guerra fra le loro specie, entrambi "disadattati", entrambi che prendono decisioni giuste e sofferte, per cuore.

Questo romanzo è avvincente sia da un lato puramente di genere, che - e per me è importante- per tutto quello che ci dice, mostra, fa sentire, e che va oltre alle regole fisse di un certo tipo di raccontare
Cose che sanno fare i grandi autori, cose che mi era capitato di leggere nel bellissimo La Morte Mormora, di Fabrizio Borgio. E che ho ritrovato in questa splendida storia.
Insomma acquistatelo!