Probabilmente è il libro più odiato, deriso, dalle masse di lettori acuti e poco avvezzi a sollazzarsi con smancerie retoriche e paternalismi d'accatto. Superato, forse, solo dai Promessi Sposi, al quale non si perdona il bigottismo. Eppure, codesto libro, coi suoi 130 anni o giù di l^, rimane ancora un piccolo, grande classico, della letteratura infantile, a livello mondiale direi.
Oltre alle infinite trasposizioni cinematografiche, a una serie animata giapponese e le tante parodie, segno che in un modo o nell'altro fa parte dell'immaginario collettivo e ognuno di noi ne porta memoria e traccia con sé. Certo non possiamo negare che ecceda in una retorica patriottica assai pesante, ma è migliore a quella attuale fatta di nazionali di calcio e marò.
"Cuore" è un libro di formazione, educativo, indirizzato ai bambini / ragazzini, per cui ogni cosa viene semplificata, ma non banalizzata, basta saper leggere tra le righe e noterete appunti sulle classi meno abbienti assai forti.
L'unità d'Italia ha lasciato fuori i poveri, come l'erbivendola ad esempio o altre famiglie di operai, muratori.
De Amicis è figlio dell'alta borghesia, uno che si è potuto permettere certi studi, e una carriera militare che lo vide partecipare anche alla battaglia di Custoza. Cominciò la sua carriera di scrittore, come giornalista militare. In seguito si dedicò alla scrittura di finzione. " Cuore" è il suo romanzo più popolare, pieno di nazionalismo e spunti educativi, fu ostacolato e criticato aspramente dai cattolici del tempo, poiché non c'è mai una piccola menzione a Dio e alla religione, se non in una frase della madre del protagonista, ma di nessuna rilevanza.
Nel 1896, lo scrittore si appassiona alle idee socialiste, diventa amico di Filippo Turati e collabora con diverse testate di propaganda per questa ideologia politica. Lascia alle spalle il patriottismo spiccio di "Cuore" e si dedica a questioni di classe.
La vita privata dello scrittore, purtroppo, è segnata da una gravissima crisi matrimoniale e dal suicidio di un suo figliolo, ne ha due.
L'opera è strutturata come una serie di episodi, quasi mai legati tra di loro, segnati sul diario di un alunno: Enrico. Il quale scopre il mondo attraverso la vita dei suoi compagni, del maestro, delle altre famiglie.Nel romanzo ogni classe sociale viene rappresentata, e si nota che allo scrittore interessa la collaborazione, condivisione, tra esseri umani, i quali per caso sono capitati in famiglie più o meno economicamente fortunate. A intervallare le annotazioni del piccolo Enrico, ci sono le raccomandazioni del padre e della madre, didascaliche e retoriche, ma la loro funzione educativa non poteva esser descritta con altro linguaggio; e i racconti dedicati ai piccoli eroi della "giovane italia", come Il Piccolo Scrivano Fiorentino, Dagli Appennini alle Ande, Il Tamburello Sardo e così via.
Racconti che spesso finiscono male, strazianti e commoventi.
Si, cari miei, lo scrittore gioca sporco e fa ricatti morali a destra e mancina, ma è più che lecito farlo, in quanto codesto libro punta tutto sulla forza dirompente dei sentimenti, del melodramma, della commozione popolare, ma è decisamente ben scritto
La sua forma di diario per me è l'idea giusta che rende il libro ancora oggi, un classico da leggere e regalare ai piccini picciò, vista la penuria di romanzi formativi per costoro.
Nella semplicità del linguaggio e degli esempi, credo, si possa donare ai figlioli stimoli per pensare al loro rapporto con gli altri. Ogni classe ha il suo Derossi, Garrone e persino Franti. Per cui, tolti i richiami più pesanti al nazionalismo italico, credo possa rivelarsi assai utile come momento di riflessione sul cameratismo studentesco, il rapporto con gli insegnanti e così via.
Pur con tutti i limiti che uno vorrebbe trovargli, il romanzo ci ha donato personaggi intramontabili e leggendari: dal maestro Perboni, a Garrone - il gigante difensore dei più deboli, e così via.
Elemento particolare, a mio avviso, è che il protagonista del romanzo non spicchi per elementi positivi o particolari. Eco ci vedeva la mediocrità che sarebbe sfociata nel fascismo, oggettivamente sbagliava, suggestionato- come molti intellettuali, forse per un certo senso di colpa o di liberazione dall'educazione famigliare- dalla figura di Franti, il quale non è un ribelle che combatte contro il sistema, ma semplicemente un prepotente, manesco, non proprio coraggioso- ha paura di Garrone perché più grande e grosso di lui- sicché mi par più fascista costui. In ogni caso, lasciamo stare la polemica col buon Eco, ritorniamo al romanzo: è un'opera che piacerebbe a Spielberg, perché parla di gente media, o di bassa estrazione che fanno cose grandi per amore degli altri o di un'idea. Enrico è proprio uno dei tanti eroi spielberghiani, all'apparenza modesto e di poco peso, ma attento osservatore del mondo che lo circonda, che guarda ora stupito, ora colpito. Un bambino come tanti: non troppo studioso, non sempre buono o nel giusto. Questa cosa mi piace molto.
"Cuore" è un libro che , esattamente come il meraviglioso cinema di Matarazzo, non ha mezze misure, si perde nel ridicolo e nel ridondante, ma per eccessivo amore e partecipazione emotiva nei confronti dei fatti e personaggi narrati. In un mondo dove tutti fanno i fichi radical-cinic, dove la forza del sentimento è sottomessa a un razionalismo fatalista e tedioso, ben venga "Cuore"
Sopratutto una lettura certamente critica nei confronti di molti suoi elementi, ma ancora capace di certe emozioni basilari, elementari, per cullare il bambino in noi.
Buona lettura!
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mercoledì 15 febbraio 2017
giovedì 5 febbraio 2015
NUMERO ZERO di UMBERTO ECO
Il nuovo libro di Eco è stato al centro di numerose polemiche. Non avendo letto altro di costui , non penso di aver gli strumenti necessari per fare paragoni e altro.
Quindi mi limiterò a scrivere le sensazioni, i pensieri, che codesto libro mi ha donato. Un libro, peraltro, che mi è garbato assai , in particolare l'uso di una raffinatissima ironia usata al fine di mostrare la deriva nazionale e del lavoro di chi fa informazione.

Mi pare che come al solito, in questo paese, si cerchi una polemica pretestuosa per non approfondire un tema importante. Quindi le accuse a livello letterario, per evitare una discussione sulla manipolazione, la strumentalizzazione, l'uso interessato degli eventi, delle notizie, della Storia.
Tutto è narrabile,tutto diventa fantasia sospesa tra finzione paranoica e verosimiglianza, per cui ecco riprendere la storia del Duce. E se non fosse morto nel 45? Da questa fantasia , ( frutto di un popolo bambino, incapace di accettare la propria responsabilità storica e la fine di ideologia, prassi politiche, rassicuranti illusioni, per questo i capi non sono mai morti o dovranno tornare. Questa piaga ahimè è riscontrabile anche tra alcuni ultra rivoluzionari, in certi compagni slegati dal nostro contesto storico, che preferiscono inventarsi soluzioni utopistiche piuttosto che analizzare errori e cantonate), parte la storia di un giornalista di mezza età, uno che ama definirsi un "perdente". A esser sinceri non ama affatto definirsi in cotal guisa, diciamo ha una certezza, una conferma, in anni e anni di oscuri lavori, di cose da poco.
Un giorno riceve l'incarico di scrivere un libro per un collega, il quale sarà anche direttore di un giornale, " Domani", che in sostanza dovrà rimanere un Numero Zero. Lo scopo di codesto quotidiano è solo quello di far entrare nel giro che conta, quello di finanzieri e riccastri vari, il suo proprietario. Attraverso articoli pieni di insinuazioni e altro.
Eco racconta come è iniziato il declino culturale , ( e quindi umano e morale ), del paese. Lo so che molti di voi si sentono estremamente fighi perché siete dei pirla no buonismo, no radical chic, pane al pane vino al vino. Fate bene, perché in fin dei conti è successo questo negli anni 90: la riscossa dei mediocri. E non di quelli che hanno, ( come il protagonista), una coscienza che faccia capire a egli quanto valga poco, no ! Troppa grazia! I mediocri che trionfano sono quelli ignoranti, ottusi, smemorati a seconda del caso, rancorosi repressi, ciarlatani di ogni risma, viziosi e trasgressori da poco, e tutto questo è fattibile e possibile grazie all'uso dell'informazione, delle note di costume, del far sembrare normale ciò che non lo è.

Così questa redazione di gente raccogliticcia , guidata da personaggi cinici e disposti a tutto, ( ma con il coraggio di un zelante impiegato tirapiedi, piuttosto che con la furia di un dominatore dei tempi), studiano come vendere fatti rielaborati e sistemati , al fin di guidare l'opinione pubblica verso allarmismi, gusti personali, insomma ammaestrare il popolino a seguire per bene le regole essenziali imposte dal sistema. Tanto che una delle frasi migliori del romanzo , senza dubbio, è quella donde il direttore dice: " Fare notizia. Ed è vero : noi "facciamo" le notizie".
Potrebbe sembrare , quindi , un sostenere teorie complottiste, ma non è affatto così. Vi è differenza tra il collega paranoico,o meglio in cerca di un grande scoop che lo faccia splendere in una vita poco memorabile,che si butta a capofitto in una storia improbabile sul Duce, e l'abilità manipolatrice di chi si rende conto che il sistema stia cambiando, ( caduta del muro e quindi nuovi conflitti e alleanze) e ne approfitta per modificare il senso comune e la massa. Si, magari vi sentite particolari e indipendenti, ma sapete : siete massa. Massificazione dell'ego,ecco.
Per questo , a mio avviso, Numero Zero è importante e da leggere: per rimembrare. Cosa siamo diventati e perché. Il resto sono polemiche pleonastiche.
Quindi mi limiterò a scrivere le sensazioni, i pensieri, che codesto libro mi ha donato. Un libro, peraltro, che mi è garbato assai , in particolare l'uso di una raffinatissima ironia usata al fine di mostrare la deriva nazionale e del lavoro di chi fa informazione.
Mi pare che come al solito, in questo paese, si cerchi una polemica pretestuosa per non approfondire un tema importante. Quindi le accuse a livello letterario, per evitare una discussione sulla manipolazione, la strumentalizzazione, l'uso interessato degli eventi, delle notizie, della Storia.
Tutto è narrabile,tutto diventa fantasia sospesa tra finzione paranoica e verosimiglianza, per cui ecco riprendere la storia del Duce. E se non fosse morto nel 45? Da questa fantasia , ( frutto di un popolo bambino, incapace di accettare la propria responsabilità storica e la fine di ideologia, prassi politiche, rassicuranti illusioni, per questo i capi non sono mai morti o dovranno tornare. Questa piaga ahimè è riscontrabile anche tra alcuni ultra rivoluzionari, in certi compagni slegati dal nostro contesto storico, che preferiscono inventarsi soluzioni utopistiche piuttosto che analizzare errori e cantonate), parte la storia di un giornalista di mezza età, uno che ama definirsi un "perdente". A esser sinceri non ama affatto definirsi in cotal guisa, diciamo ha una certezza, una conferma, in anni e anni di oscuri lavori, di cose da poco.
Un giorno riceve l'incarico di scrivere un libro per un collega, il quale sarà anche direttore di un giornale, " Domani", che in sostanza dovrà rimanere un Numero Zero. Lo scopo di codesto quotidiano è solo quello di far entrare nel giro che conta, quello di finanzieri e riccastri vari, il suo proprietario. Attraverso articoli pieni di insinuazioni e altro.
Eco racconta come è iniziato il declino culturale , ( e quindi umano e morale ), del paese. Lo so che molti di voi si sentono estremamente fighi perché siete dei pirla no buonismo, no radical chic, pane al pane vino al vino. Fate bene, perché in fin dei conti è successo questo negli anni 90: la riscossa dei mediocri. E non di quelli che hanno, ( come il protagonista), una coscienza che faccia capire a egli quanto valga poco, no ! Troppa grazia! I mediocri che trionfano sono quelli ignoranti, ottusi, smemorati a seconda del caso, rancorosi repressi, ciarlatani di ogni risma, viziosi e trasgressori da poco, e tutto questo è fattibile e possibile grazie all'uso dell'informazione, delle note di costume, del far sembrare normale ciò che non lo è.
Così questa redazione di gente raccogliticcia , guidata da personaggi cinici e disposti a tutto, ( ma con il coraggio di un zelante impiegato tirapiedi, piuttosto che con la furia di un dominatore dei tempi), studiano come vendere fatti rielaborati e sistemati , al fin di guidare l'opinione pubblica verso allarmismi, gusti personali, insomma ammaestrare il popolino a seguire per bene le regole essenziali imposte dal sistema. Tanto che una delle frasi migliori del romanzo , senza dubbio, è quella donde il direttore dice: " Fare notizia. Ed è vero : noi "facciamo" le notizie".
Potrebbe sembrare , quindi , un sostenere teorie complottiste, ma non è affatto così. Vi è differenza tra il collega paranoico,o meglio in cerca di un grande scoop che lo faccia splendere in una vita poco memorabile,che si butta a capofitto in una storia improbabile sul Duce, e l'abilità manipolatrice di chi si rende conto che il sistema stia cambiando, ( caduta del muro e quindi nuovi conflitti e alleanze) e ne approfitta per modificare il senso comune e la massa. Si, magari vi sentite particolari e indipendenti, ma sapete : siete massa. Massificazione dell'ego,ecco.
Per questo , a mio avviso, Numero Zero è importante e da leggere: per rimembrare. Cosa siamo diventati e perché. Il resto sono polemiche pleonastiche.
martedì 9 aprile 2013
LA FRECCIA VERDE di GIANFRANCO MANFREDI
Fuori la vita è sempre la stessa,la pioggia pigra bagna tergicristalli,asfalto,una soffusa malinconia porta a spasso i miei pensieri annoiati e niente altro. Si discute del governo ancora incerto, del complotto presunto contro l'inter,si parla della morte della Thatcer e del mio sostegno totale ai minatori .Ci sono tante storie che mi girano in testa, sai che questa è la classica malattia dei mestieranti della parole. Per non dire dei mediocri.
La vita scorre e cosa serve per fermarla un attimo?Un buon libro.Perchè quello che per molti è tempo sprecato ,a mio avviso è il momento di massimo godimento dell'esistenza. Perchè leggendo pensi. Non che ne abbia bisogno, io penso troppe e alla cazzo di cane. Mi faccio tanti di quei film, e paranoie..Non hai idea, comunque, dicevo: leggere!
Solitamente saggi politici, ma perchè rifiutare la buona narrativa quando ha molte cose da dire e da dare. Si, lo so: il romanzo è morto. Dicono tutti così, forse è vero. Evidentemente mi è capitato tra le mani un non morto, un ritornante, e son felice che abbia morso e contaminato la mia fantasia. Si ho pure sognato di correre nella foresta con Bidu....
eccola! Va che guerriera e al mio fianco ,a far fuori gli uomini malvagi di Bewic , il gigante Silenzio
Si,mi sa che se dovessi mai girare un film di questo libro molto probabilmente ne verrebbe fuori una tamarrata pazzesca visto che per me Edwin è lui
Però il libro in questione non è per niente una tamarrata,anzi è una straordinaria operazione letteraria,il tentativo riuscitissimo di ricollegarsi ai grandi nomi della letteratura inglese legata ai cavalieri ,conti,duelli,nobili ambiziosi e crudeli,regine perfide ed eroi.
Non vorrei offendere lo scrittore , Gianfranco Manfredi, ma è una sorta di rielaborazione delle opere di Walter Scott nei tempi dominati da Il Trono di Spade. Il tutto con una grande attenzione per l'ambientazione, la Storia, le tradizioni ed usanze e la psicologia dei personaggi. Sono tutti ben descritti, nessuno viene licenziato frettolosamente,ma per ogni singolo personaggio,anche il meno importante, vi è un minimo di umanità,qualcosa che lo rende "vivo". Questo è un dono che hanno i veri scrittori,eh! E infatti qui stiamo leggendo un libro come non mi capitava da anni.
Un libro di avventure classico,con tutti gli elementi ben dosati. Guarda era da tempo che un libro italiano ,al di fuori della saggistica, non mi conquistava, non suscitava quel minimo di interessa anche al di fuori dei soliti nomi legati ai bei tempi andati.
Ambientato sul finire della guerra inglese - spagnola, nel anno di grazia 1588 , sotto il regno di Elisabetta, (quella che fece tagliare la testa a Maria Stuarda), è la storia di Sir Edwin Barley, un nobile squattrinato,dissoluto,irresponsabile,donnaiolo impertinente,baro al gioco delle carte, ( con la quale peraltro farà una piccola fortuna ),abile negli affari e intrallazzi,si vede quasi costretto a partecipare alla guerra giusto per poter dar un minimo di gloria alla casata e al padre. Così parte con un amico fidato: Silenzio. Un gigante possente,fortissimo,che non parla mai- e chiaro..se no cosa cazzo lo chiamano a fare Silenzio?-
Nondimeno questa avventura non porterà molta fama e gloria,come sperato. Ci sono pagine molto forti come quelle dedicate a un veliero spagnolo e al suo equipaggio decimato dalla malattia e dalla crudeltà dei nemici. Questa è la prima parte del romanzo. Poi a guerra ultimata il "prode" nobile tornando a casa scopre che suo padre ha sposato una donna perfida,manipolatrice,ambiziosa e crudele:Grace
eccola!
Lei ha deciso di trasformare le terre in pascoli per le pecore e , usando avanzi da forca, porta morte e terrore tra i contadini e il popolo. A farne le spese anche l'uomo che da tempo si occupava di Silenzio.
E che lui considerava come un padre. Nel frattempo abbiamo anche una bellissima scena di CBT,andate su wiki e cercate nelle voci correlate al bdsm eh., dove a farne le spese è il povero Edwin per mano di Lady Grace. Tutte queste cose non dispongono l'animo dei due amici e infatti uccideranno gli sgherri della perfida donna.
Quindi a loro non resta che scappare nei boschi dove vengono accolti da Monk, (non il jazzista), e dalla sua comunità. Una sorta di Kolchoz, posto libero dove la gente vive liberamente. Vi è anche un bel discorso sulla libertà delle scelte femminili che sicuramente piacerà le lettrici .
Edwin piano piano si troverà costretto a prendere posizione e difendere quella parte di Inghilterra dal pericolo della matrigna. Tanto che dovrà organizzare una sorta di esercito unendo le tribù della foresta contro i soldati che un conte malandrino ha messo a disposizione della bella Grace..
Queste pagine di battaglia hanno il sapore del sangue,del metallo,del fango,della gloria e della disfatta. Pare di essere in mezzo alla pugna ,circondato dagli eroici Scoiattoli,prendendo a mazzate la soldataglia,e il fetente Bewick che è lui
Non mancano anche momenti strazianti,sapientemente descritti senza scadere nel melodramma più grossolano,come la morte del povero Frank per mano del bastardissimo Bewick.
Il romanzo , come scrivevo a inizio articolo, ha il suo punto di forza nei personaggi. Non solo per la bravura del autore di descrivere a fondo la personalità di ciascun di essi,ma anche per il cambiamento,l'evolversi. Grace ad esempio,ci viene descritta come la classica cattiva e poi sul finale dimostra una certa fierezza e intelligenza,quasi una vittima delle sue ambizioni,anche se non diventa stucchevolmente buona eh!
Un libro quindi da acquistare sia nel formato tradizionale o nel più sbarazzino e fashion formato e book. Davvero la grande narrativa inglese dei Walter Scott, l'avventura mozzafiato,l'epica cavalleresca,amori e tradimenti, cioè Il Romanzo Popolare nella sua forma migliore.
GIANFRANCO MANFREDI
Quel che si suol dire personaggio poliedrico: cantautore,(http://www.youtube.com/watch?v=dxyZd6kHMgU), sceneggiatore,scrittore e Autore di alcune tra le migliori storie a fumetti del panorama italiano, e lo dico io che notoriamente non capisco un cazzo di fumetto, ma ne so di storia e politica e lui è tra i pochissimi in Italia e nella cultura massificata dello spettacolo occidentale ad ambientare le gesta dei suoi eroi in periodi storici ben precisi: Magico Vento l'indiano , Ugo il giovane italiano nella Cina colonizzata ai tempi della rivolta dei boxer,Volto Nascosto sono tutti eroi migliori delle tonellate di calza magliati male al servizio dell'imperialismo e colonialismo culturale yankee.
Volete le notizie biografiche eh?Certo perchè altrimenti come potreste dormire tranquilli? Mah...sapete mi par di entrare nei territori del "ricordiamolo così" o a Futura Memoria,sappiate che si è laureato all'Università statale:filosofia.
Decisamente attivo politicamente dentro il Movimento ,orientato verso le istanze Anarco.situazioniste,autonomia operaia,la sinistra radicale libertaria.Questo come fai a saperlo,a parte aver letto wikipedia,perchè ho i suoi dischi in particolare mi riferisco a Ma non è una malattia e quello che reputo il suo capolavoro assoluto cioè Zombi di tutto il mondo unitevi,manifesto della disgregazione del sogno rivoluzionario minato dall'inarrestabile ascesa del riflusso, avrei una mia idea precisa in riguardo ma noi stalinisti non siamo molto ambiti come opinionisti,quindi...Però questi due lavori meritano moltissimo.In particolare i primi 4 brani per entrambi i lavori,perchè poi in alcuni casi, per me e per quel che vale la mia opinione c'è fin troppa ironia.
Collabora con grandi della nostra scena musicale, come ad esempio Ricky Gianco. Potrei parlare per ore dei bellissimi dischi composti negli anni 70 da Gianco e Manfredi,ma per quello vi rimando al mio blog musicale
Non rammentavo che come Modugno,Tortora,e anche Cicciolina,si fosse candidato nel Partito Radicale. Mentre lo rimembro assai bene protagonista di un film abbastanza mediocre ,ma al fianco di Natassjia Kinski: In Camera Mia.
Ha lavorato con Samperi ,come sceneggiatore e attore in quel film assurdo,sgangherato,folle che è :Liquirizia, (dolce e amara scendi giù...rammento anche la canzone maddo!). Specializzandosi in commedie.Almeno quelle che ho visto io,erano commedie eh
A essere sincero credo che nel cinema la stella di Manfredi non brilli molto,al contrario come cantautore e scrittore tanto di cappello e standing ovation.
Non dimentichiamo la sua presenza nel Re Nudo cioè quel tentativo riuscito di fare e produrre musica sicuramente non legata al tradizionalismo canzonettaro,al ruolo conformista del cantante,tipica espressione artistica di anni che comunque nel bene e nel male sono stati i migliori delle nostra debole democrazia.
Al Re Nudo trovavi gente come Manfredi,Gianco,Ricordi,e tanti altri. Era una bandiera della contro cultura di quei tempi.
Non solo romanzi ,ma anche saggi musicali su Battisti,Jannacci,Celentano...
Voglio essere sincero,questo è il primo romanzo che leggo,ora ho da richiedere Ho Freddo romanzo che affronta il tema del vampirismo e Magia Rossa.
Che dire infine?Comprate LA FRECCIA VERDE,vale la pena !
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