giovedì 4 maggio 2017

Uscita per l'inferno di Stephen King

Non è stato il primo libro che ho letto di King, in un altro post parleremo di quella scoperta così profonda, importante, fondamentale, per me come lettore.
Ho deciso, invece, di parlare di codesto libro, per un motivo: è un'opera di crudo realismo, pessimismo feroce, eppure dotata anche di una malinconia e pietà per i suoi personaggi, come solo uno scrittore vero è in grado di fare.
Fa parte di quei libri scritti col pseudonimo di Richard Bachman, opere che mostrano un lato diverso del famoso autore di best seller, legato al mistero, al soprannaturale, ma che in realtà portano all'estremo un discorso interno anche alle opere più di genere di King
L'attenzione nei confronti della classe media, o piccolo borghese, è evidente in tutte le sue storie, quasi fosse uno Spielberg della letteratura; ma mentre il celebre regista enfatizza i lati positivi, la forza dell'uomo e dell'umanità, King mostra i lati oscuri, la solitudine, il male che avanza.
Roadworks, questo è il titolo originale del libro, è un horror in fin dei conti: l'orrore di dover vivere quando la vita non va, quando si perde un pezzo alla volta : la casa, il lavoro, i legami più profondi.


La storia della crisi di un uomo, già colpito duramente per la morte del figliolo, in un  contesto di crisi sociale e politica della nazione americana. George è un tipo qualunque. Uno di quelli che possono essere vostri vicini al ristorante, col quale scambiare due chiacchiere durante un lungo viaggio in treno. Uno di quelli, per cui si è solito dire: è un uomo normale. Termine che vuol dire tutto, ma anche niente.
Un giorno il municipio decide di costruire uno svincolo autostradale. Questo significa perder la casa e il lavoro, per George è il colpo di grazia. Piano piano in lui nasce e cresce una rabbia sorda, che lo conduce a inesorabile autodistruzione.

Romanzo poco citato anche dai fans di King, questo libro, per me, è tra le sue opere migliori. Personaggi che superano ogni stereotipo letterario, per diventare persone reali. Così umane, fragili, destinati a farsi male per inerzia, per incapacità di reagire. Ora, nonostante life coach e affini, la maggioranza di noi vive in queste condizioni. E cosa succede? O arriva qualcuno ad aiutarci, oppure non faremo altro che vivere a metà e male, come George, in modo evidente, ma in realtà come tutti i personaggi di questo magnifico lavoro. Persi nel lavoro, negli affari, nell'apatia, nel ricordo di anni felici, nel tentativo di rifarsi una vita e non sapersi staccare del tutto, da quella che vorremmo lasciarci alle spalle. Non si salva nemmeno la giovane libera e indipendente, che vede gente e fa cose, perché quella, per quanto ricca di luci e occasioni, è solo un'altra strada verso la sconfitta .

Romanzo amarissimo, duro senza voler per forza essere crudele o cinico, anzi: King prende per mano il lettore e lo porta a toccare da vicino la vita di George. Perché sia facile, o perlomeno possibile, aver pietà e compassione per lui.
Consiglio la lettura a chi non ha mai letto King, perché non leggo roba horror, ai suoi fans più giovani, a tutti quelli che, semplicemente, vogliano leggere un bellissimo ronanzo.

mercoledì 29 marzo 2017

Il Giardino dei musi eterni di Bruno Tognolini

C'è un confine molto sottile tra romanzo per l'infanzia e letteratura per un pubblico adulto. Spesso trattiamo sia i grandi che i piccini, come gente sempliciotta, la quale dovrebbe accontentarsi di storie leggere, di puro svago e intrattenimento ( a sua volta caricato verso il ribasso) che fa male pensare!
Invece un libro rivolto anche a un pubblico di bambini o ragazzini, può affrontare temi terribili come la morte, l'abbandono, il distacco che prima o poi tocca a tutti, perché le persone o gli animali che amiamo non ci saranno sempre.
Qui arriva la letteratura. Io non credo che cinema e letteratura debbano per forza essere fedeli alla realtà. O meglio: essa è il punto di partenza, ma il dio delle storie mi liberi di quelli che dicono: " ah, che robetta buonista e consolatoria, nella vita vera.." Cosa? Sei davvero certo che esista una "vita vera", o siano solo le tue abitudini,  la stanchezza e la rassegnazione a farti parlare in nome dell'universo intero? Però, mettiamo sia così, scrivere è un atto privato che esplode nel pubblico. Per quale motivo, io, non posso prendere la realtà e piegarla al sentimento? Si, rassicuriamo, consoliamo, creiamo illusioni. Perché forse al ragazzino che c'è in noi, il fatto che il suo amato gatto o cane, siano vento nel vento, cito Battisti perchè sta canzone è ottima e vi invito a sentirla mentre leggete la recensione,  eterni e inseparabili. Magari, quando toccherà a noi andarcene, sarebbe bello rivederli. Per sempre.
Però il punto non è questo, il punto è: si scrive di morte. Per un pubblico giovane.
Tognolini lo fa benissimo.


Il libro è commovente, toccante, c'è un tentativo esibito di essere il più possibile lirici e poetici, cosa che farà storcere il naso a qualcuno, ma credetemi : questa storia deve diventare una Vostra Storia.
Perchè in tempi di cupo materialismo senza idee di rivoluzione, ma freddo, distaccato, disfattista, le parole di questo libro ci scaldano col calore delle lacrime che versiamo, maledetta pagina 75, ci porta a riflettere su come ogni essere vivente sia fondamentale e importante, lo fa sotto forma di fiaba e di giallo, avvincente dalla prima all'ultima pagina.
In breve : la gatta Ginger si risveglia nel Giardino dei Musi Eterni, un cimitero per animali. Dopo l'iniziale confusione stringe amicizia con gli altri animali . In particolare il pastore maremmano Orson.  La gatta ben presto si trova coinvolta in una strana storia, alcuni Animan, così si chiamano i nostri animali dopo la morte, stanno scomparendo misteriosamente.
Dove son finiti? Che succede?

Così mentre la trama si infittisce sempre più, le pagine si riempiono e palpitano di sentimenti nobili, valori da non perdere: amicizia, amore, fedeltà.
Inutile dire che chi ha un animale a casa, anche un marito va bene, sa quanto ci affezioniamo ad essi e viceversa. Conosciamo benissimo, anche senza averlo provato, il dolore fortissimo che proviamo o proveremo quando loro ci lasceranno, perché essi ci sono sempre stati, ci hanno tenuto compagnia, rallegrato e nei momenti di solitudine, son stati preziosi.
Come animali, coi loro pregi,  Questo libro meraviglioso è dedicato a loro e a tutti noi ; che ogni tanto ci par di veder o sentire nel vento, qualcosa di famigliare, qualcosa che ci faceva ridere e tremare il sangue nelle vene.

martedì 21 febbraio 2017

La Storia Infinita di Michael Ende

Michael Ende, è figlio di un pittore/gallerista, che durante gli anni del nazismo fini sotto la repressione politica. Il giovane riuscì per un pelo a non esser arruolato nella gioventù hitleriana, ma non potette evitare l'arruolamento, a guerra già persa, per la difesa della sua nazione da parte dell'offensiva liberatrice.  In quel contesto, dopo un solo giorno di addestramento, vide perire tre suoi amici. Così disertò.
I rapporti coi suoi genitori sono all'insegna di un conflitto amore/ odio. La loro separazione non aiuta certo lo spirito d'armonia famigliare. Michael riuscirà a salvare la madre dal suicidio, spingendola a far pittura.
Crescendo lavora per il teatro, ma non ottiene grossi riconoscimenti. Invece ha maggior fortuna con la scrittura, in particolare con due romanzi: Momo e La Storia Infinita.
Alla base dei suoi scritti vi è il potere salvifico della fantasia, e sul fronte opposto: un nichilismo assoluto che minaccia l'esistenza umana, ora attraverso un'economia rapace e una tecnologia disumana, ora attraverso l'abbandono di ogni resistenza al vuoto di tempi avidi e aridi.
Si è sposata a Genzano e ha vissuto, fino alla morte della prima moglie, in Italia. 
"La Storia Infinita" ha avuto una lunga lavorazione, che è andata ben oltre il tempo previsto, perché lo scrittore aveva idee precisissime in merito. Così da romanzo di 100 pagine, si è allargato, modificato nella stampa ( l'uso del verde per la parte in Fantàsia e quello rosso per descrivere la vita quotidiana) illustrazioni e altro.
Questo romanzo è la sua opera più famosa: vuoi anche per il celebre film, pietra miliare del genere fantastico e grosso successo commerciale, pellicola detestata dallo scrittore e forse anche a ragione, ma che - a mio avviso- tanto ha aiutato il libro a rivivere una seconda e splendida giovinezza (non nel senso di inno fascista ma di età) ci sono state anche versioni teatrali e televisive.
Rimane uno dei romanzi per ragazzi più letti e amati, da uomini e donne di mezza età e oltre. Forse ignorato dai bambini di oggi, ma possiamo sempre legarli al loro bel lettino e costringerli ad ascoltarci mentre ci emozioniamo per le epiche battaglie di Atreiu 




Non conosco uomo o donna che non abbia pianto vedendo il film, per la morte del cavallo di Atreiu, o che abbia desiderato volare cavalcando il Drago della Fortuna: Falcor, anzi no... Uno lo conosco: IO
Sì, già da bambino ero un radical chic gne gne, morettiano.
In ogni caso, il film ci piacque a tutti. Io, stesso, per nulla portato all'irritante nostalgismo della mia generazione, penso che la pellicola sia una delle poche cose ancora in grado di emozionare, oggettivamente, e avvincere, come se avessimo davvero otto anni o giù di lì
Ai tempi, non mi feci certo scappare l'occasione di prender subito il libro. Fu in quel modo che scoprì la differenza essenziale tra trasposizione cinematografica e opera letteraria.
Il romanzo è forse tra le opere più complesse, carica di simbolismi, metafore, amarezza e maraviglia, mai scritte, sopratutto se pensiamo che sia rivolta a un pubblico "infantile", o perlomeno molto giovane.

Bastiano Baldassarre Bucci, è un bimbo orfano di madre, che vive un rapporto pressoché nullo col padre, uomo assente, chiuso nel suo dolore. Un giorno nella libreria del signor Coriandoli, sottrae un libro: La Storia Infinita. 
Bastiano si nasconde nella soffitta della scuola e comincia a leggere.
La sua vita cambierò radicalmente, in particolare quando entrando nel mondo morente di Fantàsia e salvando l'Imperatrice Bambina, si trasformerà , da ragazzino pingue e debole, in uno splendido guerriero, dando sfogo alla sua illimitata fantasia, ma diventando anche arrogante, pericoloso, e rischiando di perdersi del tutto.
Questa è la parte del romanzo che preferisco, perché pone domande e riflessioni interessanti: non basta la fantasia,  o il suo potere, ma essa per funzionare bene, deve interagire col mondo reale.
Certo la parte di purissima immaginazione è la base di tutta l'opera, piena di esseri tanto fantastici, quanto umanissimi nei loro caratteri, sia nel bene che nel male.
Non manca il richiamo all'amicizia, l'importanza di fidarsi dei consigli degli amici, ma c'è anche una sottile e diffusa amarezza nelle parti che riguarda Bastiano, sia quando è nel mondo reale e sopratutto quando sbrocca in quel di Fantàsia, che rende il libro qualcosa di unico
Una lettura che pur fatta in un'età matura, non toglie nulla alla bellezza autentica di codesto indimenticabile classico

lunedì 20 febbraio 2017

LE STREGHE di ROALD DAHL

Mi par di aver notato che i libri per l'infanzia e la pre adolescenza, nascondino, dietro a immagini fantastiche o di rappresentazione della vita reale dei piccoli, non tanto messaggi rassicuranti, o di svago infantile, ma che essi siano delle specie di guide per la sopravvivenza futura, dove : malattia, morte, sofferenze, certamente non mancheranno.
Ecco i libri per l'infanzia preparano i piccoli a famigliarizzare con la Morte.  Almeno certi classici  che ho avuto modo di rileggere o leggere per la prima volta. Quando non sono impegnati a descrivere i mille modi in cui si possa morire, o ammalare, si legge tra le righe una sottile accusa al mondo degli adulti, a come , spesso ineluttabilmente, si perda quel senso del magnifico, per abbandonarsi all'utilità del pratico. Non c'è nulla di male, nel fatto di crescere con maggior pragmatismo e badare alle cose importanti per la società, va benissimo. Per questo i libri per i piccini hanno una doppia malinconia: vivi e lasci allo stesso tempo l'età in cui tutto è possibile, le amicizie sembrano eterne, e il mondo degli adulti è distante: temuto, rispettato, ma senza vera attrattiva


Questo delizioso libro ha tutte le caratteristiche del libro per l'infanzia: una storia piena di magia, avventura, umorismo, ma dietro tutto ciò si parla di paura, dolore, morte. Il protagonista è un giovane bambino rimasto orfano dei genitori, periti in un incidente d'auto. Costui cresce in compagnia della nonna, persona assai brillante e gran fumatrice di sigari
Ella mette in allarme il nipote dalle streghe, le quali dietro a un'immagine di donne normali, nascondono creature maligne le quali hanno un solo scopo nella vita: eliminare i bambini. Esse infatti trovano i piccoli esseri ripugnanti e dal pessimo odore.
Il piccolo protagonista riesce a scappare a una di esse,  però sfortuna vuole che con la nonna si ritrovi in un albergo inglese, nel quale le streghe stanno preparando il loro incontro annuale colla Strega Suprema. Non sarà facile salvarsi, e per farlo si dovrà pagare un prezzo assai alto.


Roald Dahl, scrive un libro che ha del meraviglioso, poiché dietro uno stile semplice, diretto, pieno di verve e annotazioni ironiche, nasconde una grandissima amarezza. Quella che fa parte della nostra vita, dove non è detto che vi siano per forza finale positivi o negativi in modo così chiaro e netto
Ogni passaggio ci segna, e noi siamo destinati, durante la nostra vita a cambiare. Combattendo le nostre paure, le avversità, che non ci lasciano quasi mai indenni.
In poche frasi, con un piccolo scambio di dialoghi, Dahl cambia radicalmente l'atmosfera carica di possanza e maraviglia, per gettarci in momenti di sconforto o malinconia: la sorte di Bruno dopo la sua trasformazione in topo, il dialogo tra il protagonista- trasformato anche lui in roditore- e la nonna su quanto tempo vivano i topi, questi sono alcuni esempi.
Non vuol dire, però, che la vita alla fine sia solo dolore e sofferenza, anzi il messaggio finale è proprio il contrario: vale la pena vivere fino in fondo nonostante le cose negative e le perdite di vite care. Avere un obiettivo importante e una persona, almeno una, che ci voglia bene e ci aiuti a portare a termine, concretizzare, la nostra missione, può sostenerci nei momenti di dolore e sconforto.
Un piccolo, ma assai importante libro, il quale, come tutta la narrativa per l'infanzia, parla ai bambini, ma si rivolge a noi adulti.

venerdì 17 febbraio 2017

I RAGAZZI DELLA VIA PAAL di Ferenc Mòlnar

Da bambini, quasi tutti noi, abbiamo giocato alla guerra. O ricevuto armi giocattolo in regalo. Solo negli ultimi trenta anni, o poco più, in parte si è messo in discussione questo tipo di doni.  Fatto sta i bambini in un modo o in un altro sono portati a far bande, a inventare avventure belliche, almeno fino a quelli della mia generazione
I bambocci cazzola attuali li conosco troppo poco, forse dirottano l'aggressività tipicamente maschile verso altro tipo di gioco, comunque sempre molto legato "alla lotta". "alla guerra"
Non so da cosa derivi tutto questo, forse è un ricordo antichissimo e comune, legato agli albori del genere umano, quando gli uomini riunitosi in gruppo andavano a caccia, o far razzie. Forse è la predisposizione all'agire, al dinamismo, alla fisicità e concretezza di ogni atto, che spinge i bimbi a far questo tipo di gioco. Spesso è dovuto ai genitori, i quali hanno il dovere di educare i figlioli, ognuno sceglie il metodo che ritiene più giusto.
Comunque se i bambini non avessero mai giocato alla guerra, non avremmo avuto un grande romanzo, in apparenza per piccini picciò, ma  in realtà indirizzato agli adulti.



Ho letto il libro anni e anni fa, ero ancora un bambino, mi aveva conquistato per l'idea di "azione": la guerra tra bande, l'organizzazione di esse, l'assalto al "fortino", sopratutto la figura del piccolo eroe : Nemecsek. Visto che sono sempre stato malaticcio, che un bimbo nelle mie condizioni, facesse cose splendide per gli altri, nonostante il prezzo finale, ecco mi riempiva di gioia e forza. Almeno questo è il ricordo che ho inventato or ora, per allungare un po' il brodo. Va che è una bellissima tecnica usata da moltissimi scrittori, quando gli chiedono di parlare della loro infanzia.
Tornando al libro, quello che mi ha di nuovo colpito è una certa modernità nella scrittura. Mòlnar mette su pagina dei ragazzini/ bambini più o meno reali. Non sono buoni o vittime degli eventi, ma riproducono in piccolo e nel gioco, il mondo dei grandi e le tante tragedie future ( due guerre mondiali e fascismi vari) come se fosse naturale pensare e metter in scena la guerra.
Elemento che si scatena per un torto che alcuni ragazzi fanno a uno di loro, gli portano via delle palline col quale si sollazzava, per cui vi è anche il tema dell'appartenenza, della difesa di uno che fa parte della nostra banda, ma sopratutto l'idea profonda e forte, assai commovente e non compresa dalla donzelle di tutto il mondo, dell'amicizia virile.
Non è legata al parlarsi per ore dei nostri problemi, non è l'analisi di un fatto che da piccolo diventa universale perché " cosa avrà voluto dire" , ma è legata al tempo fisico passato insieme.  A piccoli gesti, al gioco che nei bambini è vita e assoluta serietà. Certo abbiamo il problema che non sappiamo nulla dei nostri amici, peggio non domandiamo, e che la natura seria e profonda del gioco condiziona tutta la nostra vita, per cui una vera maturità forse non arriva mai.
L'apoteosi è la mia generazione, d'altronde da tipi che reputano Goonies, un capolavoro, che ci dobbiamo aspettare?
Eppure, pur coi suoi limiti, l'amicizia virile non è quella cosa cretina e superficiale che molte pensano sia. Lo si vede nel bellissimo finale: quando tutti vanno a render omaggio al piccolo combattente. Ci sono gli amici di sempre, ma anche i bambini contro cui ha combattuto e quelli che , per una incomprensione, l'avevano allontanato dalla Società dello Stucco.
Sono commossi, versano lacrime, e questo noi uomini dovremmo mantenerlo per tutta la vita. La cultura machista dell'uomo che non deve chiedere mai o reprimere i propri sentimenti, per salvaguardare quel falso mito della virilità, combina più casini e cazzate che non piangere quando siamo tristi o commossi.  Le lacrime di questi bambini, visto che per tutto il romanzo si sforzano di essere soldati coraggiosi ed efficienti, è quanto di più commovente, toccante e meraviglioso sia mai stato scritto in un libro per l'infanzia.
Un'opera che celebra l'età d'oro dell'immaginazione e del coraggio assoluto, dove fatti piccoli e insignificanti valgono l'onore e il rispetto,  tempi in cui tutto è fondamentale, importante. E che si conclude, spiegando ai bambini che la vita è fatta anche di cose negative, di malinconie che scavano dentro il cuore, di lotte che si sgonfiano e scompaiono sotto la disillusione dell'età adulta.
Due mondi, quello dei bambini  e degli adulti, che non si incontrano quasi mai- in questo libro i personaggi dei grandi sono puramente funzionali alla trama, non hanno un vero ruolo educativo e non aiutano i ragazzini a maturare o scoprire qualcosa di fondamentale per la loro vita futura- se non nell'ideologia della guerra. Perché Mòlnar, dopotutto ha scritto proprio questo: un romanzo assolutamente anti militarista, anzi meglio ancora: un romanzo pacifista che mostra l'insensatezza delle guerre, quelle vere fatte dagli adulti. Sacrificare migliaia di vite per una patria o ideale che poi mutano  e lasciano soli i pochi sopravvissuti.
Ecco, rileggendo diversi libri per l'infanzia di inizio 900, e anche quelli di quaranta anni fa, balza all'occhio quanto, questo tipo di narrativa, fosse avanti e profonda: in questi romanzi si parla di vita, amore, ma anche morte e dolore. Senza addolcire nulla.  Oggi quelli anti retorici e trattenuti, non amerebbero che si spendano dieci pagine per descrivere l'agonia di un bimbo, il povero Cipì volerebbe in cieli azzurri senza conoscere la fine amarissima della sua amica Margherita ( quanto ho pianto, dannato Cipì!) non che la violenza o morte sia assente, ma forse è un po' filtrata, una parte di uno show. Non so, è una mia idea anche molto vaga, però mi par di aver visto in giro pochissimi libri di formazione per bambini.
Se così non fosse chiedo venia.

Questo libro, però, lo leggerei ai miei figlioli. C'è tanta azione e dei messaggi educativi davvero importanti. Anzi, fatevi un bel regalo: rileggetelo

mercoledì 15 febbraio 2017

CUORE di EDMONDO DE AMICIS

Probabilmente è il libro più odiato, deriso, dalle masse di lettori acuti e poco avvezzi a sollazzarsi con smancerie retoriche e paternalismi d'accatto. Superato, forse, solo dai Promessi Sposi, al quale non si perdona il bigottismo.  Eppure, codesto libro, coi suoi 130 anni o giù di l^, rimane ancora un piccolo, grande classico, della letteratura infantile, a livello mondiale direi.
Oltre alle infinite trasposizioni cinematografiche, a una serie animata giapponese e le tante parodie, segno che in un modo o nell'altro fa parte dell'immaginario collettivo e ognuno di noi ne porta memoria e traccia con sé. Certo non possiamo negare che ecceda in una retorica patriottica assai pesante, ma è migliore a quella attuale fatta di nazionali di calcio e marò.
"Cuore" è un libro di formazione, educativo, indirizzato ai bambini / ragazzini, per cui ogni cosa viene semplificata, ma non banalizzata, basta saper leggere tra le righe e noterete appunti sulle classi meno abbienti assai forti.
L'unità d'Italia ha lasciato fuori i poveri, come l'erbivendola ad esempio o altre famiglie di operai, muratori.
De Amicis è figlio dell'alta borghesia, uno che si è potuto permettere certi studi, e una carriera militare che lo vide partecipare anche alla battaglia di Custoza.  Cominciò la sua carriera di scrittore, come giornalista militare. In seguito si dedicò alla scrittura di finzione.  " Cuore" è il suo romanzo più popolare, pieno di nazionalismo e spunti educativi, fu ostacolato e criticato aspramente dai cattolici del tempo, poiché non c'è mai una piccola menzione a Dio e alla religione, se non in una frase della madre del protagonista, ma di nessuna rilevanza.
Nel 1896, lo scrittore si appassiona alle idee socialiste, diventa amico di Filippo Turati e collabora con diverse testate di propaganda per questa ideologia politica. Lascia alle spalle il patriottismo spiccio di "Cuore" e si dedica a questioni di classe.
La vita privata dello scrittore, purtroppo, è segnata da una gravissima crisi matrimoniale e dal suicidio di un suo figliolo, ne ha due.




L'opera è strutturata come una serie di episodi,  quasi mai legati tra di loro, segnati sul diario di un alunno: Enrico. Il quale scopre il mondo attraverso la vita dei suoi compagni, del maestro, delle altre famiglie.Nel romanzo ogni classe sociale viene rappresentata, e si nota che allo scrittore interessa la collaborazione, condivisione, tra esseri umani, i quali per caso sono capitati in famiglie più o meno economicamente fortunate. A intervallare le annotazioni del piccolo Enrico, ci sono le raccomandazioni del padre e della madre, didascaliche e retoriche, ma la loro funzione educativa non poteva esser descritta con altro linguaggio; e i racconti dedicati ai piccoli eroi della "giovane italia", come Il Piccolo Scrivano Fiorentino, Dagli Appennini alle Ande, Il Tamburello Sardo e così via.
Racconti che spesso finiscono male, strazianti e commoventi.
Si, cari miei, lo scrittore gioca sporco e fa ricatti morali a destra e mancina, ma è più che lecito farlo, in quanto codesto libro punta tutto sulla forza dirompente dei sentimenti, del melodramma, della commozione popolare, ma è decisamente ben scritto
La sua forma di diario per me è l'idea giusta che rende il libro ancora oggi, un classico da leggere e regalare ai piccini picciò, vista la penuria di romanzi formativi per costoro.
Nella semplicità del linguaggio e degli esempi, credo, si possa donare ai figlioli stimoli per pensare al loro rapporto con gli altri. Ogni classe ha il suo Derossi, Garrone e persino Franti. Per cui, tolti i richiami più pesanti al nazionalismo italico, credo possa rivelarsi assai utile come momento di riflessione sul cameratismo studentesco, il rapporto con gli insegnanti e così via.
Pur con tutti i limiti che uno vorrebbe trovargli, il romanzo ci ha donato personaggi intramontabili e leggendari: dal maestro Perboni, a Garrone - il gigante difensore dei più deboli, e così via.
Elemento particolare, a mio avviso, è che il protagonista del romanzo non spicchi per elementi positivi o particolari. Eco ci vedeva la mediocrità che sarebbe sfociata nel fascismo, oggettivamente sbagliava, suggestionato- come molti intellettuali, forse per un certo senso di colpa o di liberazione dall'educazione famigliare-  dalla figura di Franti, il quale non è un ribelle che combatte contro il sistema, ma semplicemente un prepotente, manesco, non proprio coraggioso- ha paura di Garrone perché più grande e grosso di lui- sicché mi par più fascista costui. In ogni caso, lasciamo stare la polemica col buon Eco, ritorniamo al romanzo: è un'opera che piacerebbe a Spielberg, perché parla di gente media, o di bassa estrazione che fanno cose grandi per amore degli altri o di un'idea. Enrico è proprio uno dei tanti eroi spielberghiani, all'apparenza modesto e di poco peso, ma attento osservatore del mondo che lo circonda, che guarda ora stupito, ora colpito. Un bambino come tanti: non troppo studioso, non sempre buono o nel giusto. Questa cosa mi piace molto.
"Cuore" è un libro che , esattamente come il meraviglioso cinema di Matarazzo,  non ha mezze misure, si perde nel ridicolo e nel ridondante, ma per eccessivo amore e partecipazione emotiva nei confronti dei fatti  e personaggi narrati.  In un mondo dove tutti fanno i fichi radical-cinic, dove la forza del sentimento è sottomessa a un razionalismo fatalista e tedioso, ben venga "Cuore"
Sopratutto una lettura certamente critica nei confronti di molti suoi elementi, ma ancora capace di certe emozioni basilari, elementari, per cullare il bambino in noi.
Buona lettura!

giovedì 19 gennaio 2017

La principessa sposa di William Goldman

Vi sono autentici capolavori che rispettano fino all'ultimo le regole del genere. Quanti stupendi libri di avventure in terre  lontane, eroici guerrieri, principesse in pericolo!  La favola e la sua versione per marines, cioè il fantasy, ci aiutano a comprendere molti grandi temi: l'amore, il coraggio,  quali medicinali prender dallo spacciatore di fiducia della palestra per aver il fisico di Conan, ma il carattere di Fantozzi.
Dai, più o meno queste sono le basi.
Non solo, codesti libri, sono assolutamente legati all'infanzia. Perché, io questo non me lo so spiegare- come direbbe il mio punto di riferimento filosofico: Tiziano Ferro- , quando sei piccolo succede che la mamma, il nonno, una baby sitter, Pennywise, ti leggano un libro. Per vari motivi: sei malato, accompagnarti decentemente verso il sonno. Queste cose. Crescendo pare invece che sia dannoso leggere a una moglie malata, un marito stanco, un padre che la vecchiaia rende infante, un libro. Non c'è nemmeno bisogno di questo, basterebbe coltivar il piacere di leggere per qualcuno che amiamo. Anche se abbiamo superato da un pezzo l'età delle elementari.
Comunque, quei momenti ce li ricordiamo per tutta la vita. Magari crescendo diventiamo degli adulti che orgasmano se li chiamano junior manager, vestiti per uccidere l'eleganza dei vestiti con visi tirati che manco una striscia di cocaina, pieni di soldi e con pochissima vita. O forse nemmeno un vestito elegante e i soldi, solo fallimenti e sconfitte che nemmeno ci facciamo caso, a parte quando caschiamo per terra dopo l'ennesimo " ultimo bicchiere"
La vita sa essere ingiusta, noi dovremmo trovare qualcosa per renderla più sopportabile.
Cosa credete, è per questo che hanno inventato i libri! Ed è per questo che esistono le fiabe o quelle cose piene di uomini mezzi nudi che fanno cose da uomini mezzi nudi, tutto molto virilmente, ci manca solo gli Abba come colonna sonora, ma questa è altra storia,
Tornando alla lettura del libro, prima di dormire, no. Non è il mio caso. Però quando stavo male, mia madre mi leggeva delle fiabe. Amavo Esopo, ad esempio. Avevo anche un'antologia con diversi racconti scritti da più scrittori, con protagonisti gli animali. Un libro con le favole Disney, uno che parlava dell'amicizia tra un orso e un bimbo o bimba mi par eschimese.
Li ricordo ancora. Per quanto i ricordi possano essere veri e non il ricordo di un ricordo. Questa però è un'altra storia.

La Principessa Sposa, è un libro che omaggia l'arte di leggere le favole ai nostri figli. Di come si possa, in qualità di lettore, anche cambiare una storia se pensiamo che possa esser "dannosa" per i nostri figlioli. Tratta anche della scoperta di un padre che si è sempre pensato "medio" , quasi infelice perché non ha mai sfiorato nemmeno da lontano, il fantomatico sogno americano. Eppure è un uomo romantico, a suo modo nobile. Non è solo questo, ovviamente!
C'è un discorso sul genere, si smontano i meccanismi, si ironizza sui luoghi comuni. Però, e questo è fondamentale, senza cinismo e cattiveria, ma con amore e partecipazione. Mitigate da ironia, sarcasmo, riflessioni anche taglienti, ma d'altra parte i libri-intelligenti e utili spesso sono anche così.
Goldman inizia parlando di sé, di quanto da piccolo non amasse particolarmente leggere, e di come il libro "La principessa sposa" dello scrittorie di Florin ,Morgenstern  gli abbia cambiato la vita. Come esso fosse una catena che lo legasse, con profondo affetto al padre, tanto che lui vorrebbe regalarne una copia al figliolo per il suo compleanno.  Così ci descrive la difficoltà per averlo, l'indifferenza del decenne per il regalo, la crisi che vive come padre e marito- per me avendo anche torto- ma sopratutto, scopre che il padre ha saltato molti capitoli e parti di quel romanzo. Che letto interamente è soporifero e tedioso
Così Goldman, decide di riscrivere il libro.
Ed è un libro fantastico, pieno di personaggi avvincenti e memorabili. Dalla protagonista Buttercup, così poco "principessina", all'eroico Westley, e al magnifico Inigo Montoya, straordinario spadaccino che vuol vendicare la morte del padre.
I luoghi, i personaggi, le motivazioni, sono quelle classiche. Cambia il modo di metterle su pagina. Presente è sempre un certo senso dell'umorismo che scardina i passaggi più abusati o tipici del genere, attraverso una ironia al limite dell'irriverenza
Compiendo il miracolo letterario di appassionarti per la "fiaba" narrata, divertirti per  via dei dialoghi sarcastici o della costruzione ironica dei personaggi, e porre una sottile malinconia per la vita che , al contrario delle favole, non ha quasi mai un happy end. Perché si può vivere tutta una vita parlando male inglese, essendo un uomo insignificante, fare il secondo aiuto di un barbiere e morire sulla poltrona del negozio, senza che i colleghi se ne accorgano, ma anche essere l'uomo che tagliando le parti noiose e inventando happy end per il figlio , gli lascia un prezioso insegnamento: per quanto possano fare schifo le cose, tu puoi scegliere quale parte della tua vita "leggere"
 ps: Si, è il libro da cui è stato tratto il film La storia fantastica