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venerdì 15 settembre 2017

22/11/63 di STEPHEN KING

Capita a tutti noi, vero? La tentazione di riscrivere parti della nostra storia. Ora che sappiamo come sono andate le cose e potremmo aggiustarle, oggi che siamo preparati e potremmo vincere su questa vita che non va mai come deve andare.
Capita a tutti, no? Mentre sei sul posto di lavoro che non è mai quello giusto, mentre ti lamenti degli uomini o delle donne, mentre lasci che la vita non abbia nessun riguardo per te e i tuoi sogni. Così pensi: potessi tornare indietro, sarebbe fantastico!
Su questa nostra voglia di sistemare il passato e cambiare la nostra vita, si basa questo bellissimo libro di King

Jake è un insegnante americano con una relazione matrimoniale fallita miseramente alla spalle. Vive in provincia, a Lisbon Falls, piccolo paese nello stato del Maine. Un giorno, l'amico Al, gli fa vedere qualcosa di meraviglioso e terribile allo stesso momento: la possibilità di tornare indietro nel tempo.
Ma non a piacimento, il luogo rimane quello della loro cittadina, e l'anno il 1958, mi pare o 57.
Al lo istruisce su come funziona  questa specie di magia: uno può rimanerci secoli, ma passeranno sempre e soltanto due minuti quando fa ritorno dal passato; esso non vuole esser cambiato e per ogni fatto cambiato, il passato cercherà di riprendere il controllo causando effetti collaterali quasi mai piacevoli. Però, perché non usare questa possibilità per salvare o rendere migliori delle vite duramente affondate da un destino feroce? E tanto che ci siamo, perché non salvare la vita a Kennedy?
Magari se non fosse morto avremmo un altro mondo, ma sopratutto un'altra America. Sicuramente migliore, io dubito, ma ci tengo all'amicizia di Stevie, per cui..

Ora: ci sono moltissimi modi per portare avanti una storia simile. Il bello della scrittura è proprio questo: una singola storia può essere realizzata in modo assolutamente diverso ogni volta che la si ripropone.
Come nel cinema, il genere a mio avviso mette in evidenza quelli che sono comunque degli Autori e quelli che sono mestieranti, anche brillanti, ma mestieranti.
King, ovviamente, fa parte della prima categoria.

In oltre settecento pagine, che filano via veloci come il vento, il Re costruisce una trama perfetta che unisce Storia Ufficiale, descrizione minuziosa di un' America Perduta, ma per me mai esistita, e le piccole, meravigliose, tragiche, amarissime storie delle persone comuni.
Esattamente come Spielberg, l'illustre scrittore del Maine,  ha una predisposizione per la descrizione della classe media americana, e di quella proletaria. Però mentre Spilby ne esalta le qualità, che porteranno i suoi eroi a vittorie e consolazioni, per King la vita è durissima e non è detto che ti premi. Anzi.
Però entrambi parlano di uomini "normali", entrambi credono che vi sia qualcosa di buono negli esseri umani e nel mondo, ma mentre il primo è convinto della realizzazione totale di sogni e della superiorità del bene, nel secondo vi è sempre una profondissima tristezza e malinconia, nostalgia per il passato, legami forti che ci aiutano a sopravvivere e sconfitte amarissime dietro l'angolo.

Non fa eccezione questo magnifico libro: amore, vita, morte, speranza, e illusioni, crudeli scherzi del destino, l'impossibilità di poter davvero far qualcosa, segnare la differenza, travolti da eventi più grandi di noi, ostaggi del passato.
Così ci emozioniamo per una bellissima storia d'amore, ci commuoviamo per la scelta di salvare un bidello da una sorte fin troppo dolorosa, crediamo che un uomo possa fare la differenza al comando di una grande potenza mondiale, ma poi? Cosa ci permetterà di fare veramente, il passato? Possiamo sconfiggerlo o sottometterlo al nostro volere?
Leggete questo piccolo, grande capolavoro- uno dei tanti di King- e lo saprete

giovedì 14 settembre 2017

ESSERE NANNI MORETTI di GIUSEPPE CULICCHIA

Italiani, popolo di: grafomani, vorrei esser artista, registi senza film ed eterni scrittori del romanzo che rivoluzionerà l'editoria italiana.
Non è una critica, sia ben chiaro. Fra questi soldati dell'Armata Brancaleone della prosa italica mi ritrovo anche io. Mia moglie sa benissimo cosa intendo: la mania di voler vincere cinque premi strega e la fobia di spedire almeno un raccontino a qualche concorso ( l'ho fatto ma altri me li perdo per strada).
La nostra Nazione, il mondo occidentale in un modo o in un altro è pieno di Rupert Pupkin. Disperati convinti di aver talento e di esser castrati da una vita ingiusta, uomini in preda a lucidissime follie, megalomani coll'ego corto.
Tutti abbiamo un e- book auto pubblicato e venerato da altri disperati nelle stesse condizioni, ognuno di noi ha ben in chiaro che è meglio morire accompagnati dall'illusione di una possibile gloria, piuttosto che perire nel grigiore di aver a che fare con junior manager in qualche oscura azienda di vendite. San Rupert queste cose le sa e ci accompagna in tutta la nostra vita.
Culicchia, Culicchia.. Ho appreso con stupore che ha scritto 24 libri, io ero fermo a "Tutti giù per terra", e più precisamente al film. Bel film.
Questo per dire come la disattenzione che , in buona fede, abbiamo per alcuni scrittori ci faccia perdere invece delle cose assai gradevoli.
Dopo la lettura di questo ottimo romanzo, ho intenzione di rileggere altre opere dello scrittore torinese .
Perché riesce a mantenere un sano e giusto equilibrio tra l'assurdità della vicenda, la satira dell'ambiente letterario e una sottile e profonda malinconia, tristezza, pietà e robusta compassione per i suoi due memorabili personaggi: Bruno Bruni e Selvaggia

Bruno Bruni ha pubblicato dei lavori pochissimo venduti e letti, ha un agente che non lo sfancula solo perché è un suo ex compagno dell'asilo, campa facendo il traduttore per dodici euro lordi a pagina, per di più povero deve tradurre un romanzo cyberpunk di Bruce Sterling e non sa come andare avanti nel lavoro. Odia profondamente Giuseppe Culicchia, lo disprezza totalmente, invidia e fa del sarcasmo su tutti gli altri, vorrebbe essere un Barrico e infatti è un ex studente della Holden
Lui, come tutti noi poveri coglioni senza gloria, ha la fissa di scrivere il Grande Romanzo Italiano, ma non va oltre a tre pagine scarsissime. Sta con una donna , la quale è convinta di aver anche ella un certo potenziale artistico. Dopo averle provate di tutte, decide di copiare Cindy Sherman e di darsi alla fotografia artistica/impegnata. Più che altro si fa degli imbarazzanti selfie.
Per campare lavora in un locale notturno facendo la pole dance.
La svolta avviene quando Bruno capisce di assomigliare tantissimo a Nanni Moretti. Egli è anche un buon imitatore e facendo la voce di Moretti, par proprio lui!
Così, ecco l'idea: girare le province italiane, colla scusa di far un sopralluogo del prossimo film, scroccando pranzi e camere d'albergo , aiutati in questo da sindaci euforici per la scelta del loro paese e intenzionati a somministrare al povero Moretti ed assistente, le loro opere sulla storia locale e pretendendo quantomeno una piccolissima apparizione nella pellicola, chiedete a Dario Nardella, fiunziona!

Il romanzo conquista il lettore per la sua apparente leggerezza, per la satira a tutto tondo sul mondo dell'editoria che non diventa mai rancore manifesto o palese "strizzatina" d'occhi ai colleghi, si evita in poche parole l'effetto Luca e Paolo, e solo per questo gloria al sciur Giuseppe. Si riflette anche sul mestiere dello scrittore, sull'illusione non smascherata o colla paura di smascherarla tipica di moltissimi che pretendono di lasciar traccia di sé in questo ambiente. Sopratutto è la descrizione e rappresentazione di due vite tanto sgangherate, quanto commoventi, due eroi dei nostri tempi, tanto vittime quanto carnefici delle loro miserie e sconfitte, ma anche pieni di forza, indomabili a modo loro.
Oltretutto per gli appassionati, per me definirmi appassionato è davvero pochissimo, di Nanni Moretti un buon libro con preziose citazioni. E non le solite!

giovedì 19 gennaio 2017

La principessa sposa di William Goldman

Vi sono autentici capolavori che rispettano fino all'ultimo le regole del genere. Quanti stupendi libri di avventure in terre  lontane, eroici guerrieri, principesse in pericolo!  La favola e la sua versione per marines, cioè il fantasy, ci aiutano a comprendere molti grandi temi: l'amore, il coraggio,  quali medicinali prender dallo spacciatore di fiducia della palestra per aver il fisico di Conan, ma il carattere di Fantozzi.
Dai, più o meno queste sono le basi.
Non solo, codesti libri, sono assolutamente legati all'infanzia. Perché, io questo non me lo so spiegare- come direbbe il mio punto di riferimento filosofico: Tiziano Ferro- , quando sei piccolo succede che la mamma, il nonno, una baby sitter, Pennywise, ti leggano un libro. Per vari motivi: sei malato, accompagnarti decentemente verso il sonno. Queste cose. Crescendo pare invece che sia dannoso leggere a una moglie malata, un marito stanco, un padre che la vecchiaia rende infante, un libro. Non c'è nemmeno bisogno di questo, basterebbe coltivar il piacere di leggere per qualcuno che amiamo. Anche se abbiamo superato da un pezzo l'età delle elementari.
Comunque, quei momenti ce li ricordiamo per tutta la vita. Magari crescendo diventiamo degli adulti che orgasmano se li chiamano junior manager, vestiti per uccidere l'eleganza dei vestiti con visi tirati che manco una striscia di cocaina, pieni di soldi e con pochissima vita. O forse nemmeno un vestito elegante e i soldi, solo fallimenti e sconfitte che nemmeno ci facciamo caso, a parte quando caschiamo per terra dopo l'ennesimo " ultimo bicchiere"
La vita sa essere ingiusta, noi dovremmo trovare qualcosa per renderla più sopportabile.
Cosa credete, è per questo che hanno inventato i libri! Ed è per questo che esistono le fiabe o quelle cose piene di uomini mezzi nudi che fanno cose da uomini mezzi nudi, tutto molto virilmente, ci manca solo gli Abba come colonna sonora, ma questa è altra storia,
Tornando alla lettura del libro, prima di dormire, no. Non è il mio caso. Però quando stavo male, mia madre mi leggeva delle fiabe. Amavo Esopo, ad esempio. Avevo anche un'antologia con diversi racconti scritti da più scrittori, con protagonisti gli animali. Un libro con le favole Disney, uno che parlava dell'amicizia tra un orso e un bimbo o bimba mi par eschimese.
Li ricordo ancora. Per quanto i ricordi possano essere veri e non il ricordo di un ricordo. Questa però è un'altra storia.

La Principessa Sposa, è un libro che omaggia l'arte di leggere le favole ai nostri figli. Di come si possa, in qualità di lettore, anche cambiare una storia se pensiamo che possa esser "dannosa" per i nostri figlioli. Tratta anche della scoperta di un padre che si è sempre pensato "medio" , quasi infelice perché non ha mai sfiorato nemmeno da lontano, il fantomatico sogno americano. Eppure è un uomo romantico, a suo modo nobile. Non è solo questo, ovviamente!
C'è un discorso sul genere, si smontano i meccanismi, si ironizza sui luoghi comuni. Però, e questo è fondamentale, senza cinismo e cattiveria, ma con amore e partecipazione. Mitigate da ironia, sarcasmo, riflessioni anche taglienti, ma d'altra parte i libri-intelligenti e utili spesso sono anche così.
Goldman inizia parlando di sé, di quanto da piccolo non amasse particolarmente leggere, e di come il libro "La principessa sposa" dello scrittorie di Florin ,Morgenstern  gli abbia cambiato la vita. Come esso fosse una catena che lo legasse, con profondo affetto al padre, tanto che lui vorrebbe regalarne una copia al figliolo per il suo compleanno.  Così ci descrive la difficoltà per averlo, l'indifferenza del decenne per il regalo, la crisi che vive come padre e marito- per me avendo anche torto- ma sopratutto, scopre che il padre ha saltato molti capitoli e parti di quel romanzo. Che letto interamente è soporifero e tedioso
Così Goldman, decide di riscrivere il libro.
Ed è un libro fantastico, pieno di personaggi avvincenti e memorabili. Dalla protagonista Buttercup, così poco "principessina", all'eroico Westley, e al magnifico Inigo Montoya, straordinario spadaccino che vuol vendicare la morte del padre.
I luoghi, i personaggi, le motivazioni, sono quelle classiche. Cambia il modo di metterle su pagina. Presente è sempre un certo senso dell'umorismo che scardina i passaggi più abusati o tipici del genere, attraverso una ironia al limite dell'irriverenza
Compiendo il miracolo letterario di appassionarti per la "fiaba" narrata, divertirti per  via dei dialoghi sarcastici o della costruzione ironica dei personaggi, e porre una sottile malinconia per la vita che , al contrario delle favole, non ha quasi mai un happy end. Perché si può vivere tutta una vita parlando male inglese, essendo un uomo insignificante, fare il secondo aiuto di un barbiere e morire sulla poltrona del negozio, senza che i colleghi se ne accorgano, ma anche essere l'uomo che tagliando le parti noiose e inventando happy end per il figlio , gli lascia un prezioso insegnamento: per quanto possano fare schifo le cose, tu puoi scegliere quale parte della tua vita "leggere"
 ps: Si, è il libro da cui è stato tratto il film La storia fantastica

mercoledì 21 ottobre 2015

HANNO TUTTI RAGIONE di PAOLO SORRENTINO ed Feltrinelli

In Italia sopravvalutiamo troppo la simpatia, e in modo penoso ed ipocrita: l'umiltà e la modestia. Ci piacciono i simpatici e infatti ci facciamo sempre inculare da costoro, uno racconta assai bene le barzellette, l'altro è sempre sorridente e via così. E amiamo l'umiltà e la modestia negli altri. Che ci girano le palle a mille, qualora pensiamo ai tanti mediocri corti girati pensando di dar l'assalto al Palazzo D'Inverno del cinema e invece ci siamo ritrovati con le palle congelate nel Grande Freddo della nostra epocale mediocrità. Oh, quanto ci fanno incazzare le persone che la dominano quella cosa per cui noi daremmo via tutto e oltre, quelli che lo sa solo Dio e qualche santo, di quelli che non si fanno mai gli affari loro, appena si mettono dietro la macchina da presa o mettono le mani su una tastiera di computer, cazzo ti vincono premi e scrivono romanzi che hanno la forza di migliaia e migliaia di uragani messi insieme.
Alcuni sono Paolo Sorrentino, altri al massimo ridicoli polemisti da Facebook. Al massimo

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Il libro è la storia di Tony Pagoda, in arte Tony P. Cantante confidenziale, melodico, alla Califano e oltre. Puttaniere, cocainomane, megalomane, vizioso e viziato. Lo conosciamo mentre si esibisce una lontana sera di Capodanno. Riceve pure i complimenti da Sinatra. E poi viaggiamo avanti e indietro nella sua vita debosciata, rovinosa e rovinata, maledetta ma con a pummarola in coppa e quindi anche tragicomica. Circondato da personaggi che sono come lui o peggio. Musicisti, impresari eroinomani, contesse, poveracci, camorristi, faccendieri, di tutto e di più. E lui che attraversa sto fango con cinica ironia, come difesa. Perché nasconde, da qualche parte, un uomo che cerca la tenerezza.
La tenerezza, ma voi che state sempre a far battutine irriverenti del cazzo, che per farvi notare, visto che l'amore vi ha abbandonati in autostrada, fate i cinici di sta cippa convinti di esser grandi uomini e al massimo potete essere ragazzini cretini, ma voi che ne sapete della Tenerezza? La sorella timida di quell'altra grande cosa che è la Compassione, figlia  di quella cosa bellissima assai che è la Pietà? Nulla. Nemmeno Tony, all'apparenza. Ci ha le donnine, la droga, la voce che incanta. Dice che è libero. Come pensano di esserlo tutti i coglioni. No, no, per carità: mica che Tony sia un coglione, ma stiamo pazziando proprio! Solo che si bea di vivere una vita esaltante e meravigliosa, ma forse non è così. E allora che si fa, in questi casi? Si cambia vita. Io, modestamente, me ne vado a Firenze. Tony no! Mica è tipo che prende casa in affitto in quel di San Jacopino o Isolotto, no? Lui se ne va in culo al mondo, nella foresta brasiliana. E vive anche lì avventure meravigliose...Con gli scarafaggi. Fino al ritorno in patria e il congedo dalle scene.

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Ok,ma come è sto libro? Nu babba! Bellissimo, torrenziale, magnifico, epico, potente. Amarissimo e divertentissimo, triste e gioioso in modo sguaiato. Personaggi memorabili nella loro debolezza assoluta, nel loro esser umani imperfetti e vivacchiare con spocchia altezzosa ogni singolo disastro. Commuove anche. A tradimento. Gioca sporco e a noi ci piace. Tantissimo.

venerdì 13 settembre 2013

SORGO ROSSO di MO YAN

All'inizio c'è il cinema.. Avevo appena visto LANTERNE ROSSE, di Zhang Yimou, ero rimasto stregato da quelle atmosfere,dalla storia,cominciavo ad innamorarmi della Cina.
Tanto che la passione per questa terra e la sua storia è pari solo a quella per l'Unione Sovietica e la Russia.
Un mondo lontano con tradizioni e usanze diverse dalle nostre, che non mi sento di giudicare nettamente nè in negativo , nè in pessimo,ma prendo atto di quanto ci viene detto con la giusta sospensione di credulità,visto che la nostra propaganda, confusa con l'informazione, da sempre è ipocrita e meschina con tutti quelli che non son alleati del nostro capitalismo
Mo Yan è uno scrittore molto stimato e apprezzato, ha lavorato a lungo in Cina con una funzione governativa di curatore della cultura nelle forze armate, o una cosa simile.. Quindi non è il solito dissidente che vorrebbe il suo paese sotto controllo occidentale o con un nuovo imperatore. Vincitore del nobel per la letteratura ,con questo romanzo ha scritto un poema epico di battaglie,amore,morte,violenza.







Il sorgo è una specie di grano  che serve per fare un vino quanto pare assai amato da quelle parti, è in un piccolo villaggio assistiamo alla storia di alcuni personaggi destinati a una terribile fine  o alla gloria.
C'è la giovane Dai Fenliang  figlia di piccoli e modesti artigiani è costretta dai genitori a sposare il figlio lebbroso di un ricco possidente

Diventerà prima amante e poi moglie di Yu Zhan'ao. Personaggio epico : brigante,assassino, (uccide il lebbroso e il padre di lui),eroe di guerra, ostacolo o prezioso alleato per le truppe sia nazionaliste che comuniste. Intorno a questi due personaggi la storia di un'epoca e sopratutto la rappresentazione dell'Epica Romantica e Furiosa di una Nazione, un  Popolo che resiste e lotta con coraggio per allontanare lo straniero invasore, ( i giapponesi vengono descritti saggiamente e giustamente come dei bastardi sadici),e per equilibrare lo scontro interno tra la gloriosa Ottava Armata dei comunisti,mal equipaggiati male ma coraggiosi ,eroici, leali combattenti  e quella fetida dei nazionalisti.
Nel mezzo disgrazie famigliari,lancinanti amori, la vita dei contadini, bande di cani rabbiosi.



Lo stile di Mo Yan è quello del grande narratore popolare, ma non popolano o peggio popolan-chic. C'è gusto e attenzione per la fluidità del narrato,ma mai a discapito dell'attenzione per i personaggi e le loro dinamiche con il contesto storico o  la realtà in cui vivono. C'è anche la descrizione di un tempo antico che si rimpiange contro il modernismo attuale.

Una volta cominciato non riesci più liberartene e ti ritrovi così dentro la guerra e la passione dei protagonisti.
Un'opera di enorme spessore,indimenticabile

lunedì 15 luglio 2013

IL FANTASMA DELL'OPERA di GASTON LEROUX

In estate, per lungo tempo, spesso sulle reti private trasmettevano film horror a buon mercato. Qualche volta, molto raramente, pure qualche classico.
Classico? Possiamo utilizzare questo termine per il genere? Dopotutto il cinema dell'orrore è come quello pornografico, no? La gente vuole sangue e frattaglie, è roba sostanzialmente per ragazzini e ragazzine non cresciuti/e.
Non concordo affatto. Ogni genere ha il suo vertice, la sua opera che usa le regole per dire e fare altro. Una storia quando è buona, funziona, non ha importanza quale che sia la sua origine. Perchè attraverso le storie legate al fantastico e al macabro ci avviciniamo alle radici delle nostre fobie, dei nostri pregiudizi, facciamo i conti con la parte nascosta e che non ci piace presentare ai nostri futuri suoceri.

Quello che mi piace del genere horror è proprio il mostrare il lato oscuro della luna, il rovescio della medaglia, smontare le nostre certezze circa cosa sia il bene,le cose giuste.

Il Fantasma dell'Opera è un libro scritto nel 1910 da un ex avvocato arrivato al  giornalismo giudiziario e poi sportivo. Un uomo che scopre la sua passione per la scrittura, come tanti di noi, e diventa autore di popolarissimi Felleuiton, cioè le storie popolari,per le masse, nobile attività che è alla base dell'espandersi tra il popolo di un immaginario collettivo assai forte, composto da avventure,melodramma e così via.

Romanzo che si presenta sotto le mentite spoglie di un resoconto di cronaca, (bisnonno di tutte quelle "basato su una storia vera",che da anni trionfano sugli schermi nostrani), ambientato durante il periodo del regno di Napoleone III è una splendida ,tragica, commovente , storia d'amore. Con elementi gotici e spaventosi, ma in sostanza io la vedo come una bellissima e struggente saga di cuori spezzati,amori impossibili, destino cinico e baro.

La prima parte è forse la migliore, quella più dinamica , con i siparietti comici ai danni dei nuovi direttori che non credono affatto all'esistenza del Fantasma, l'incidente alle corde vocali che danneggia la voce a una soprano rinomata ,l'incidente mortale nella sala del teatro.




                                     Gaston Leroux - Le Fantôme de l'Opéra.jpg


Comprendi di trovarti di fronte a un capolavoro, a un classico,quando la lettura non è schiava di un preciso momento storico o , in alternativa, quando i personaggi vanno oltre ai limiti temporali dell'opera.

Ecco, questo capita secondo me in questo libro.

Non è difficile per noi , ( quel noi è rivolto a me eh?), identificarci in Eric. Simbolo di una mostruosità celata nelle oscurità di una solitudine cattiva, non voluta ,ma subita per via della sua diversità,. Il viso sfigurato che lo rende impresentabile, la sua furia devastatrice, il suo odio incontrollabile, la sua venerazione per la musica e quel rapporto bellissimo tra lui e Christine, dove luce ed ombra si sciolgono insieme per creare un sentimento controverso di orrore e pietà. E poi c'è Raoul, il nobile che soffre perchè la società vede malissimo un matrimonio tra uno dal sangue blu e una cantante.

Così mentre tu leggi di inseguimenti,languide parole e promesse d'amore, scopri che non è cambiato molto da allora.
I normali, la gente dabbene, la borghesia , i sani, schifano e ostacolano la felicità di chi per un motivo e l'altro non è loro pari.

Divisioni e pregiudizi resistono sempre e a lungo, ne crolla qualcuno solo perchè alla fine fa comodo alle classe dirigente e dominatrice,ma gli Eric di questo mondo riceveranno sempre il disprezzo e l'odio degli altri e loro , obbligatoriamente, non potranno che ricambiare.

Ecco il valore sociale di questa opera mi pare non sia mai stato ben analizzato, si presta attenzione all'intreccio, all'arte artigianale di creare grandi passioni e scontri . Ma quanto ci dice di noi e dei nostri limiti? Quante volte ci siamo sentiti come il grande Signore dei Cunicoli? Quante volte le nostre diversità sono state da ostacolo nei rapporti con gli altri? Magari arriviamo anche a vergognarci di esse,come se la massa di presunti normali abbia qualcosa di sano da donarci.

Io amo profondamente questo personaggio, che a mio avviso rimane forte e vivido anche quando la storia mostra i segni del tempo.

Penso che sia un ottimo regalo,una sana eredità da lasciare ai giovani, con lo scopo di far amare a loro il genere horror, e sopratutto farli ragionare sull'enorme potenzialità che ha la scrittura popolare.

Perchè Eric non è un mostro,ma uno come noi caduto in disgrazia.

ps: tantissime sono le versione cinematografiche , alcune orribili e altre splendide. Quale la vostra versione preferita? Quale la peggiore?

martedì 9 aprile 2013

LA FRECCIA VERDE di GIANFRANCO MANFREDI






Fuori la vita è sempre la stessa,la pioggia pigra bagna tergicristalli,asfalto,una soffusa malinconia porta a spasso i miei pensieri annoiati e niente altro. Si discute del governo ancora incerto, del complotto presunto contro l'inter,si parla della morte della Thatcer e del mio sostegno totale ai minatori .Ci sono tante storie che mi girano in testa, sai che questa è la classica malattia dei mestieranti della parole. Per non dire dei mediocri.
La vita scorre e cosa serve per fermarla un attimo?Un buon libro.Perchè quello che per molti è tempo sprecato ,a mio avviso è il momento di massimo godimento dell'esistenza. Perchè leggendo pensi. Non che ne abbia bisogno, io penso troppe e alla cazzo di cane. Mi faccio tanti di quei film, e paranoie..Non hai idea, comunque, dicevo: leggere!
Solitamente saggi politici, ma perchè rifiutare la buona narrativa quando ha molte cose da dire e da dare. Si, lo so: il romanzo è morto. Dicono tutti così, forse è vero. Evidentemente mi è capitato tra le mani un non morto, un ritornante, e son felice che abbia morso e contaminato la mia fantasia. Si  ho pure sognato di correre nella foresta con Bidu....





eccola! Va che guerriera e al mio fianco ,a far fuori gli uomini malvagi di Bewic , il gigante Silenzio




Si,mi sa che se dovessi mai girare un film di questo libro molto probabilmente ne verrebbe fuori una tamarrata pazzesca visto che per me Edwin  è lui



Però il libro in questione non è per niente una tamarrata,anzi è una straordinaria operazione letteraria,il tentativo riuscitissimo di ricollegarsi ai grandi nomi della letteratura inglese legata ai cavalieri ,conti,duelli,nobili ambiziosi e crudeli,regine perfide ed eroi.
Non vorrei offendere lo scrittore ,  Gianfranco Manfredi, ma è una sorta di rielaborazione delle opere di Walter Scott nei tempi dominati da Il Trono di Spade. Il tutto con una grande attenzione per l'ambientazione, la Storia, le tradizioni ed usanze e la psicologia dei personaggi. Sono tutti ben descritti, nessuno viene licenziato frettolosamente,ma per ogni singolo personaggio,anche il meno importante, vi è un minimo di umanità,qualcosa che lo rende "vivo". Questo è un dono che hanno i veri scrittori,eh! E infatti qui stiamo leggendo un libro come non mi capitava da anni.

Un libro di avventure classico,con tutti gli elementi ben dosati. Guarda era da tempo che un libro italiano ,al di fuori della saggistica, non mi conquistava, non suscitava  quel minimo di interessa anche al di fuori dei soliti nomi legati ai bei tempi andati.

Ambientato sul finire della guerra inglese - spagnola, nel anno di grazia 1588 , sotto il regno di Elisabetta, (quella che fece tagliare la testa a Maria Stuarda), è la storia di Sir Edwin Barley, un nobile squattrinato,dissoluto,irresponsabile,donnaiolo impertinente,baro al gioco delle carte, ( con la quale peraltro farà una piccola fortuna ),abile negli affari e intrallazzi,si vede quasi costretto a partecipare alla guerra giusto per poter dar un minimo di gloria alla casata e al padre. Così parte con un amico fidato: Silenzio. Un gigante possente,fortissimo,che non parla mai- e chiaro..se no cosa cazzo lo chiamano a fare Silenzio?-
Nondimeno questa avventura non porterà molta fama e gloria,come sperato. Ci sono pagine molto forti come quelle dedicate a  un veliero spagnolo e al suo equipaggio decimato dalla malattia e dalla crudeltà dei nemici. Questa è la prima parte del romanzo. Poi a guerra ultimata il "prode" nobile tornando a casa scopre che suo padre ha sposato una donna perfida,manipolatrice,ambiziosa e crudele:Grace

eccola!





Lei ha deciso di trasformare le terre in pascoli per le pecore e , usando avanzi da forca, porta morte e terrore tra i contadini e il popolo. A farne le spese anche l'uomo che da tempo si occupava di Silenzio.
E che lui considerava come un padre. Nel frattempo abbiamo anche una bellissima scena di CBT,andate su wiki e cercate nelle voci correlate al bdsm eh., dove a farne le spese è il povero Edwin per mano di Lady Grace. Tutte queste cose non dispongono l'animo dei due amici e infatti uccideranno gli sgherri della perfida donna.
Quindi a loro non resta che scappare nei boschi dove vengono accolti da Monk, (non il jazzista), e dalla sua comunità. Una sorta di Kolchoz, posto libero dove la gente vive liberamente. Vi è anche un bel discorso sulla libertà delle scelte femminili che sicuramente piacerà le lettrici .
Edwin piano piano si troverà costretto a prendere posizione e difendere quella parte di Inghilterra dal pericolo della matrigna. Tanto che dovrà organizzare una sorta di esercito unendo le tribù della foresta contro i soldati che un conte malandrino ha messo a disposizione della bella Grace..
Queste pagine di battaglia hanno il sapore del sangue,del metallo,del fango,della gloria e della disfatta. Pare di essere in mezzo alla pugna ,circondato dagli eroici Scoiattoli,prendendo a mazzate la soldataglia,e il fetente Bewick che è lui



Non mancano anche momenti strazianti,sapientemente descritti senza scadere nel melodramma più grossolano,come la morte del povero Frank per mano del bastardissimo Bewick.

Il romanzo , come scrivevo a inizio articolo, ha il suo punto di forza nei personaggi. Non solo per la bravura del autore di descrivere a fondo la personalità di ciascun di essi,ma anche per il cambiamento,l'evolversi. Grace ad esempio,ci viene descritta come la classica cattiva e poi sul finale dimostra una certa fierezza e intelligenza,quasi una vittima delle sue ambizioni,anche se non diventa stucchevolmente buona eh!

Un libro quindi da acquistare sia nel formato tradizionale o nel più sbarazzino e fashion formato e book. Davvero la grande narrativa inglese dei Walter Scott, l'avventura mozzafiato,l'epica cavalleresca,amori e tradimenti, cioè Il Romanzo Popolare nella sua forma migliore.

GIANFRANCO MANFREDI



Quel che si suol dire personaggio poliedrico: cantautore,(http://www.youtube.com/watch?v=dxyZd6kHMgU), sceneggiatore,scrittore e Autore di alcune tra le migliori storie a fumetti del panorama italiano, e lo dico io che notoriamente non capisco un cazzo di fumetto, ma ne so di storia e politica e lui è tra i pochissimi in Italia e nella cultura massificata dello spettacolo occidentale ad ambientare le gesta dei suoi eroi in periodi storici ben precisi: Magico Vento l'indiano , Ugo il giovane italiano nella Cina colonizzata ai tempi della rivolta dei boxer,Volto Nascosto sono tutti eroi migliori delle tonellate  di calza magliati male al servizio dell'imperialismo e colonialismo culturale yankee.

Volete le notizie biografiche eh?Certo perchè altrimenti come potreste dormire tranquilli? Mah...sapete mi par di entrare nei territori del "ricordiamolo così" o a Futura Memoria,sappiate che  si è laureato all'Università statale:filosofia.
Decisamente attivo politicamente dentro il Movimento ,orientato verso le istanze Anarco.situazioniste,autonomia operaia,la sinistra radicale libertaria.Questo come fai a saperlo,a parte aver letto wikipedia,perchè ho i suoi dischi in particolare mi riferisco a Ma non è una malattia e quello che reputo il suo capolavoro assoluto cioè Zombi di tutto il mondo unitevi,manifesto della disgregazione del sogno rivoluzionario minato dall'inarrestabile ascesa del riflusso, avrei una mia idea precisa in riguardo ma noi stalinisti non siamo molto ambiti come opinionisti,quindi...Però questi due lavori meritano moltissimo.In particolare i primi 4 brani per entrambi i lavori,perchè poi in alcuni casi, per me e per quel che vale la mia opinione c'è fin troppa ironia.

Collabora con grandi della nostra scena musicale, come ad esempio Ricky Gianco. Potrei parlare per ore dei bellissimi dischi composti negli anni 70 da Gianco e Manfredi,ma per quello vi rimando al mio blog musicale
Non rammentavo che come Modugno,Tortora,e anche Cicciolina,si fosse candidato nel Partito Radicale. Mentre lo rimembro assai bene protagonista di un film abbastanza mediocre ,ma al fianco di Natassjia Kinski: In Camera Mia.
Ha lavorato con Samperi ,come sceneggiatore e attore in quel film assurdo,sgangherato,folle che è :Liquirizia, (dolce e amara scendi giù...rammento anche la canzone maddo!). Specializzandosi in commedie.Almeno quelle che ho visto io,erano commedie eh
A essere sincero credo che nel cinema la stella di Manfredi non brilli molto,al contrario come cantautore e scrittore tanto di cappello e standing ovation.
Non dimentichiamo la sua presenza nel Re Nudo cioè quel tentativo riuscito di fare e produrre musica sicuramente non legata al tradizionalismo canzonettaro,al ruolo conformista del cantante,tipica espressione artistica di anni che comunque nel bene e nel male sono stati i migliori delle nostra debole democrazia.
Al Re Nudo trovavi gente come Manfredi,Gianco,Ricordi,e tanti altri. Era una bandiera della contro cultura di quei tempi.
Non solo romanzi ,ma anche saggi musicali su Battisti,Jannacci,Celentano...

Voglio essere sincero,questo è il primo romanzo che leggo,ora ho da richiedere Ho Freddo romanzo che affronta il tema del vampirismo e Magia Rossa.

Che dire infine?Comprate LA FRECCIA VERDE,vale la pena !