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giovedì 12 novembre 2015

TORMENTI di FURIO SCARPELLI.

Dobbiamo spiegare chi sia Furio Scarpelli? Dobbiamo forse dire che costui è un disegnatore, sceneggiatore, scrittore, giornalista italiano? Devo forse elencarvi tutti i film epocali scritti in coppia con Age? O rammentarvi la sua importanza nel cinema e quindi per la vita delle masse italiche? Forse dovrei, ma mi sembrerebbe davvero brutto.
Facciamo così. Guardatevi : I compagni, O la Grande Guerra, o Mafioso. Fate voi, ce ne sono di grandissimi film a cui costui ha collaborato. 

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Una vita per la parola scritta, per l'immagine cinematografica e non solo. E un libro meraviglioso lasciato come eredità: Tormenti.

Che libro sarebbe 'sto Tormenti? Un ibrido tra fumetto e romanzo. Non propriamente un romanzo, ci sono i disegni, non propriamente un fumetto, ci sono molte parti scritte e il disegno che quasi esemplifica e mostra la parola scritta.
Opera, quindi, assai interessante, che si colloca un piano altro e oltre rispetto a quello che siamo abituati a leggere e conoscere. Opera postuma, Dalla quale è stato tratto anche un film. Ma sopratutto un'opera che usa la vita comune, le piccole meschinità, il fragile equilibrio dell'amore, la follia che esso può portare nella nostra vita, il ritrovarsi a sostenere un regime in modo quasi apatico, per inerzia.
Ecco: una piccola storia ignobile  di amore tra un avvocato ormai di una certa età, di bell'aspetto, linguaggio forbito, tutto fumo e niente sostanza che perde la testa per una ragazzina del popolo. Temperamento non facile , non una santa non una puttana Prima ammaliata dal vegliardo e poi quando conosce un giovane anti fascista sempre più innamorata del baldo giovine e sempre meno del vecchio che si mostra nella sua totale debolezza.



Si, una banale storia di seduzione, amore, piccole cose anche spregevoli e nel sottofondo, nel sotterraneo della vita nazionale: il fascismo. Che si insinua nelle singole esistenze, con la sua ottusità fallimentare. Però non è un romanzo disegnato che voglia a tutti i costi parlarci di fascismo. Quello lo lasciamo ai nostalgici rimbambiti del pelatone e della sua carognesca dittatura di assassini e imbecilli. Si critica e si deride il fascismo usando la vita privata dei protagonisti,ma sopratutto si parla di UOMINI quindi mai buoni, mai cattivi, mai intelligenti e dignitosi, mai sciocchi e vigliacchi, ma tutto questo messo insieme

Così capita che un vecchio debosciato possa farvi piangere di commozione per quello che la scoperta dell'amore porti nel suo cuore e nella sua vita. L'ossessione amorosa che forse è patetico possesso, forse paura di aver compreso di esser vecchi, forse invece no: forse è un amore potentissimo e lui non sa come domarlo.
Ci si commuove leggendo questo romanzo disegnato. Per la storia, i personaggi, per quello che è la scrittura quando ad usarla è uno che scrive per descrivere l'umanità. Così assurda, così straordinaria.
Grazie Furio per il tuo cinema e per codesto piccolo e grande capolavoro.

mercoledì 21 ottobre 2015

HANNO TUTTI RAGIONE di PAOLO SORRENTINO ed Feltrinelli

In Italia sopravvalutiamo troppo la simpatia, e in modo penoso ed ipocrita: l'umiltà e la modestia. Ci piacciono i simpatici e infatti ci facciamo sempre inculare da costoro, uno racconta assai bene le barzellette, l'altro è sempre sorridente e via così. E amiamo l'umiltà e la modestia negli altri. Che ci girano le palle a mille, qualora pensiamo ai tanti mediocri corti girati pensando di dar l'assalto al Palazzo D'Inverno del cinema e invece ci siamo ritrovati con le palle congelate nel Grande Freddo della nostra epocale mediocrità. Oh, quanto ci fanno incazzare le persone che la dominano quella cosa per cui noi daremmo via tutto e oltre, quelli che lo sa solo Dio e qualche santo, di quelli che non si fanno mai gli affari loro, appena si mettono dietro la macchina da presa o mettono le mani su una tastiera di computer, cazzo ti vincono premi e scrivono romanzi che hanno la forza di migliaia e migliaia di uragani messi insieme.
Alcuni sono Paolo Sorrentino, altri al massimo ridicoli polemisti da Facebook. Al massimo

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Il libro è la storia di Tony Pagoda, in arte Tony P. Cantante confidenziale, melodico, alla Califano e oltre. Puttaniere, cocainomane, megalomane, vizioso e viziato. Lo conosciamo mentre si esibisce una lontana sera di Capodanno. Riceve pure i complimenti da Sinatra. E poi viaggiamo avanti e indietro nella sua vita debosciata, rovinosa e rovinata, maledetta ma con a pummarola in coppa e quindi anche tragicomica. Circondato da personaggi che sono come lui o peggio. Musicisti, impresari eroinomani, contesse, poveracci, camorristi, faccendieri, di tutto e di più. E lui che attraversa sto fango con cinica ironia, come difesa. Perché nasconde, da qualche parte, un uomo che cerca la tenerezza.
La tenerezza, ma voi che state sempre a far battutine irriverenti del cazzo, che per farvi notare, visto che l'amore vi ha abbandonati in autostrada, fate i cinici di sta cippa convinti di esser grandi uomini e al massimo potete essere ragazzini cretini, ma voi che ne sapete della Tenerezza? La sorella timida di quell'altra grande cosa che è la Compassione, figlia  di quella cosa bellissima assai che è la Pietà? Nulla. Nemmeno Tony, all'apparenza. Ci ha le donnine, la droga, la voce che incanta. Dice che è libero. Come pensano di esserlo tutti i coglioni. No, no, per carità: mica che Tony sia un coglione, ma stiamo pazziando proprio! Solo che si bea di vivere una vita esaltante e meravigliosa, ma forse non è così. E allora che si fa, in questi casi? Si cambia vita. Io, modestamente, me ne vado a Firenze. Tony no! Mica è tipo che prende casa in affitto in quel di San Jacopino o Isolotto, no? Lui se ne va in culo al mondo, nella foresta brasiliana. E vive anche lì avventure meravigliose...Con gli scarafaggi. Fino al ritorno in patria e il congedo dalle scene.

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Ok,ma come è sto libro? Nu babba! Bellissimo, torrenziale, magnifico, epico, potente. Amarissimo e divertentissimo, triste e gioioso in modo sguaiato. Personaggi memorabili nella loro debolezza assoluta, nel loro esser umani imperfetti e vivacchiare con spocchia altezzosa ogni singolo disastro. Commuove anche. A tradimento. Gioca sporco e a noi ci piace. Tantissimo.

mercoledì 30 settembre 2015

CRONACA FAMILIARE di VASCO PRATOLINI

Non c'è nulla di più difficile, complesso, complicato, che scrivere di sentimenti. Di sentimenti e persone comune, nella loro vita comune. Si tende a pensare che la vita quotidiana, le persone "normali", siano argomenti tediosi e insulsi. Da detestare. Per questo meglio parlare di eroi, di meravigliose avventure, dissetano l'anima dei lettori, afflitti da una vita logora, fatta di occasioni sprecate, lavoro, precarietà professionale e sentimentale. Come dar torto a costoro? Nondimeno, a me piacciono le storie dei mediocri, adoro l'epica del "passami il sale", amo la grande narrativa fantasy del "oggi in ufficio..."  Perché noi siamo romanzo e cinema. Noi e le nostre vite, tutte, sono arte e spettacolo.
Talora qualcuno reputa che il realismo sia legato a un pensiero politico ben preciso. E che un grande romanziere debba affrontare le dinamiche sociali più che perdersi nei meandri dell'esistenzialismo.
Parlaci di operai in sciopero, di partigiani, non di un muratore innamorato o di questi due fratelli e della loro  tragica esistenza.
Chiaro che molti non abbiano compreso, all'epoca, la bellezza assoluta, umana e politica, di codesto capolavoro firmato da Pratolini.


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In questo romanzo autobiografico Pratolini mette in scena la tragedia di lui bimbo, rimasto orfano troppo presto e quindi impossibilitato a rammentare per bene la madre, e quella di suo fratello minore: Dante. Costui viene affidato a un nobile inglese che lo alleva nell'agio, nelle buone maniere, in una vita decente, rispetto a quella dignitosissima, ma assai proletaria che Vasco vive a casa della nonna.
Ci vengono narrati i loro incontri in casa del nobile, del morboso affetto possessivo del maggiordomo nei confronti di Dante, che viene ribattezzato Ferruccio poiché il primo nome par troppo grezzo,delle differenze di classe che vivono e sperimentano sulla loro pelle. Di come crescendo, uno si trovi impreparato a vivere. Non sa fare nulla, non riesce a tenersi un lavoro, si sposa e ha una figlia con una donna assolutamente sbagliata,e come l'altro fratello si impegni per diventare scrittore.
Una Firenze poco da cartolina, ma sempre bellissima è lo sfondo che vede protagonisti i due fratelli.
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C'è tantissima malinconia e dolcezza in questo romanzo. Malinconia perché la vita non è buonissima con nessuno dei protagonisti, ma è sopratutto la tenerezza quella che rimane in testa. Oggi ne abbiamo vergogna e repulso solo a pensarla. Viene vista come debolezza o ipocrisia. Il cinismo è l'alibi migliore per i coglioni. Qui invece non ci si vergogna di metter in pagina l'amore. Forte, violento, anche difficile, che vivono i due fratelli. Anche l'impotenza amarissima per non esser in grado di salvare qualcuno che amiamo, anche le debolezze e gli egoismi, ma sempre con quella tenerezza che è in sostanza capacità di comprendere gli altri. Empatia.
Ci si commuove per la scampagnata fuori città fatta dai due fratelli con la nonna, la cura che la donna mette nel vestirsi, nonostante gli anni e i problemi, come tributo ai due amatissimi nipoti, come un ultimo giro sulla giostra della gioia. Ecco queste cose sono le tanto deprecabili persone comuni. Per questo le amo tantissimo. Sanno regalarti momenti intensi, riflessioni alte e dolorose anche se non te l'aspetti.
Non tanto il populismo che le trasforma in oche ululanti, in ignoranti da combattimento, ma la delicata malinconia e la fragile gioia che hanno, che vivono quotidianamente.

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Ogni pagina di questo libro ci riguarda Impone una seria riflessione su quanto siamo in grado di amare un nostro simile, ci commuove per la fragilità insensata della vita, che riempiamo grazie ai legami affettuosi e alla voglia di evolverci. Un libro disperato, tumultuoso nel suo essere profondamente famigliare, graffiante nel suo rimpianto che non ci lascerà mai.
Una di quelle letture indimenticabili, di cui abbiamo sempre bisogno.

martedì 28 ottobre 2014

NATO IL 4 LUGLIO di RON KOVIC

Non tutti i libri utili,sono grandi libri. D'altronde è anche vero che siamo costantemente alla ricerca del "capolavoro",come se ci fosse una fabbrica che te li sforna uno dietro l'altro.
Prendi ad esempio codesto libro, non penso si possa definire un capolavoro , una lettura fondamentale, eppure a modo suo, anche attraverso una serie di debolezze narrative, è un libro utile.

NATO IL QUATTRO LUGLIO DI RON KOVIC

Siamo nel terreno minato dell'autobiografia e penso che questo si faccia sentire nel dialogarsi un po'addosso del protagonista. Abbiamo la tragedia di un giovane americano,il quale solo dopo un evento traumatico che lo colpisce pesantemente si rende conto dell'inutilità della guerra,e delle falle nel sistema americano.
Meglio tardi che mai, direi. Eppure anche se non diventa mai un discorso corale,generazionale - nel senso alto- questo libro , sincero e diretto, è un atto d'accusa molto interessante

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Non tanto la guerra in vietnam,ma l'America e gli americani , con la loro ossessione di vincere , di essere i migliori,la presunzione di essere superiori e poi? Le fughe vigliacche davanti a 4 contadini vietcong, la morte per il fuoco amico,i massacri di bimbi e innocente per euforia della violenza e paura. Si credono liberatori ben voluti, sono sempre occupanti fastidiosi. Questo avviene non tanto per un problema di cittadinanza e nazione, (potrebbe essere la francia, l'italia,ecc...), ma di metodo. Intervenire in delicati sistemi interni, sia che si voglia acquistare i mezzi di produzione e i beni locali,per arricchirsi,sia per desiderio di libertà,democrazia, civiltà, muovendosi come elefanti ubriachi ed idioti in cristalleria, non è mai il metodo giusto.

Ron descrive bene la sua parabola: da giovane yankee ultra patriottico, che parte volontario per la guerra, a ferito e paralizzato, abbandonato in ospedali fatiscenti, sporchi, o usato come trofeo da parata dai pezzi grossi dell'esercito, per sostenere una retorica guerrafondaia e patriottica del tutto inopportuna.

I problemi non mancano ad arrivare e sono in parte leniti dal suo attivarsi in politica , contro la guerra. Il limite secondo me è che la descrizione è fin troppo essenziale,ma lascia libero il lettore di immaginare,ipotizzare,andare a cercare più approfonditamente le realtà movimentiste dell'epoca.
Detto questo è una piacevolissima lettura, la sofferenza del paraplegico è ben descritta, il trauma di un giovane che poneva il fisico perfetto e atletico davanti a ogni cosa,la sua nazione, l'odio per comunisti e anti americani,e la scoperta di quanto sia stato un pirla è ben scritta.
Più che un libro,sembra una lunga chiacchierata con un essere umano fragile e ferito. Noi lo stiamo ad ascoltare.La storia è fatta anche di troppi piccoli uomini gettati in situazioni troppo grandi e pericolose

venerdì 28 marzo 2014

LA COLLINA DEI CONIGLI di RICHARD ADAMS

Ci sono libri che è quasi un obbligo morale lasciar in eredità. Perchè , al di là del genere o dell'importanza. hanno degli insegnamenti, anche rudimentali e basilari,  utili per le nuove generazioni.
E se non cominci ad educare i tuoi figli al Giusto, al Bello, alla generosità e difesa del collettivismo, della purezza dei sentimenti, da piccoli, hai voglia poi ! Cosa ti lamenti?

Questo libro secondo me dovrebbe essere un regalo da dare ai propri figli. Quando da bambini cominciano a comprendere, seppure un po' confusi , che esista un mondo oltre la famiglia e che in esso loro debbano perdersi e ritrovarsi.

La collina dei conigli

Il libro racconta la storia di una colonia di conigli costretti ad abbandonare la loro conigliera , poichè una terribile minaccia si sta abbattendo su di essa.
La notizia non viene presa sul serio e in considerazioni da molti di essi,perchè Quintilio, il coniglio che avvisa i suoi compagni dell'imminente disastro, non ha prove concrete,ma si basa sulle sue visioni. Nondimeno alcuni conigli suggestionati da questi racconti apocalittici si mettono in moto alla ricerca di un migliore rifugio. I conigli vivranno avventure meravigliose, supereranno mille pericoli e faranno incontri con altre specie all'insegna della solidarietà e collaborazione.
Quindi si potrebbe pensare a un libro per bambini, o al massimo ragazzini, perchè commettereste un grosso errore.
O meglio, certo , il libro - per detta dello stesso autore- è nato come storia da narrare alle figlie dallo stesso Adams,ma ha tanti sotto testi e chiavi di letture. Come ogni libro o prodotto di finzione dovrebbe fare. Perchè a me piace che al pubblico arrivino non solo intrattenimento e disimpegno,ma anche riflessioni,messaggi, stimoli per pensare .

Cosa che succede con questo ottimo romanzo. Il coniglio,animale da sempre visto come codardo, diviene simbolo dell'umanità minuscola,quella non nata per azioni eroiche , la gente cosi detta normale ,ma questa è solo una delle possibili chiavi di lettura.
Così come Efraria è un po' il simbolo dei totalitarismi,della forza bruta, della disciplina di stato sopra le libertà individuali. Cosa che io reputo giusta,ma si sa : agli imperialisti e colonialisti piace tanto parlare di libertà individuali, non impegnano molto.
 Ed è proprio questo trovare mille interpretazioni, la bellezza assoluta di una prosa chiara,ma non semplicistica o eccessivamente smielata, il senso di profonda unione, solidarietà tra simili e non solo,l'elogio all'impegno,alla tenacia, all'appartenenza, che rendono questa opera fondamentale. Qui tutti hanno il loro lato "positivo", qualcosa che li renda integrati in un disegno più grande, dove tutti hanno la loro importanza.
Persino i cattivissimi efrariani, non sono tratteggiati come macchine di morte sanguinarie e basta, ma hanno sfumature e contraddizioni che li rendono personaggi completi, per quanto legati a una rappresentazione legata a un genere e un'idea di narrazione,comunque  indirizzata verso i più giovani.

Tutti i personaggi di questo meraviglioso romanzo,rimarranno impressi vita natural durante per tutti i lettori e lettrici. Da Parruccone, l'indomito coniglio appartenente al corpo militare dell' Ausla, fino a  Mirtillo,Argento, Dente di Leone, e sopratutto Moscardo, il protagonista del romanzo, saranno vostri preziosi compagni di scorribande e sarà impossibile non affezionarsi ad essi.

Una curiosità è senza ombra di dubbio quella che lega codesta storia al mondo della musica,come riporta wikipedia

  • Il gruppo musicale Post-hardcore/Crust punk inglese Fall of Efrafa dichiara di basarsi completamente sul romanzo di Adams. Sia il nome del gruppo, che i nomi dei tre album (Owsla, Elil e Inlè), che i testi delle canzoni sono mutuati da una interpretazione animalista e atea del romanzo di Adams.
  • Il gruppo Hardcore punk statunitense Bigwig deve il proprio nome ad uno dei conigli presenti nella storia, l'omonimo Bigwig, Parruccone nella versione italiana. La seconda traccia del loro album d'esordio Unmerry Melodies si apre proprio con un brano tratto dal film d'animazione.
  • Il gruppo power metal italiano Trick or Treat nel 2012 ha pubblicato il concept album Rabbits' Hill pt. 1, basato sul romanzo.
  • Il gruppo Black metal El-Ahrairah oltre a prendere il suo nome da un leggendario coniglio di cui si parla nel romanzo, basa una buona parte dei propri testi sul libro di Adams.

Da non dimenticare inoltre il film del 1978- la serie tv invece da noi non è mai giunta.

La collina dei conigli.jpg

Questa è la mia recensione


http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2013/01/la-collina-dei-conigli-di-martin-rosen.html


Vi consiglio di leggere il bellissimo libro e di vedere il film,meritano!

lunedì 15 luglio 2013

IL FANTASMA DELL'OPERA di GASTON LEROUX

In estate, per lungo tempo, spesso sulle reti private trasmettevano film horror a buon mercato. Qualche volta, molto raramente, pure qualche classico.
Classico? Possiamo utilizzare questo termine per il genere? Dopotutto il cinema dell'orrore è come quello pornografico, no? La gente vuole sangue e frattaglie, è roba sostanzialmente per ragazzini e ragazzine non cresciuti/e.
Non concordo affatto. Ogni genere ha il suo vertice, la sua opera che usa le regole per dire e fare altro. Una storia quando è buona, funziona, non ha importanza quale che sia la sua origine. Perchè attraverso le storie legate al fantastico e al macabro ci avviciniamo alle radici delle nostre fobie, dei nostri pregiudizi, facciamo i conti con la parte nascosta e che non ci piace presentare ai nostri futuri suoceri.

Quello che mi piace del genere horror è proprio il mostrare il lato oscuro della luna, il rovescio della medaglia, smontare le nostre certezze circa cosa sia il bene,le cose giuste.

Il Fantasma dell'Opera è un libro scritto nel 1910 da un ex avvocato arrivato al  giornalismo giudiziario e poi sportivo. Un uomo che scopre la sua passione per la scrittura, come tanti di noi, e diventa autore di popolarissimi Felleuiton, cioè le storie popolari,per le masse, nobile attività che è alla base dell'espandersi tra il popolo di un immaginario collettivo assai forte, composto da avventure,melodramma e così via.

Romanzo che si presenta sotto le mentite spoglie di un resoconto di cronaca, (bisnonno di tutte quelle "basato su una storia vera",che da anni trionfano sugli schermi nostrani), ambientato durante il periodo del regno di Napoleone III è una splendida ,tragica, commovente , storia d'amore. Con elementi gotici e spaventosi, ma in sostanza io la vedo come una bellissima e struggente saga di cuori spezzati,amori impossibili, destino cinico e baro.

La prima parte è forse la migliore, quella più dinamica , con i siparietti comici ai danni dei nuovi direttori che non credono affatto all'esistenza del Fantasma, l'incidente alle corde vocali che danneggia la voce a una soprano rinomata ,l'incidente mortale nella sala del teatro.




                                     Gaston Leroux - Le Fantôme de l'Opéra.jpg


Comprendi di trovarti di fronte a un capolavoro, a un classico,quando la lettura non è schiava di un preciso momento storico o , in alternativa, quando i personaggi vanno oltre ai limiti temporali dell'opera.

Ecco, questo capita secondo me in questo libro.

Non è difficile per noi , ( quel noi è rivolto a me eh?), identificarci in Eric. Simbolo di una mostruosità celata nelle oscurità di una solitudine cattiva, non voluta ,ma subita per via della sua diversità,. Il viso sfigurato che lo rende impresentabile, la sua furia devastatrice, il suo odio incontrollabile, la sua venerazione per la musica e quel rapporto bellissimo tra lui e Christine, dove luce ed ombra si sciolgono insieme per creare un sentimento controverso di orrore e pietà. E poi c'è Raoul, il nobile che soffre perchè la società vede malissimo un matrimonio tra uno dal sangue blu e una cantante.

Così mentre tu leggi di inseguimenti,languide parole e promesse d'amore, scopri che non è cambiato molto da allora.
I normali, la gente dabbene, la borghesia , i sani, schifano e ostacolano la felicità di chi per un motivo e l'altro non è loro pari.

Divisioni e pregiudizi resistono sempre e a lungo, ne crolla qualcuno solo perchè alla fine fa comodo alle classe dirigente e dominatrice,ma gli Eric di questo mondo riceveranno sempre il disprezzo e l'odio degli altri e loro , obbligatoriamente, non potranno che ricambiare.

Ecco il valore sociale di questa opera mi pare non sia mai stato ben analizzato, si presta attenzione all'intreccio, all'arte artigianale di creare grandi passioni e scontri . Ma quanto ci dice di noi e dei nostri limiti? Quante volte ci siamo sentiti come il grande Signore dei Cunicoli? Quante volte le nostre diversità sono state da ostacolo nei rapporti con gli altri? Magari arriviamo anche a vergognarci di esse,come se la massa di presunti normali abbia qualcosa di sano da donarci.

Io amo profondamente questo personaggio, che a mio avviso rimane forte e vivido anche quando la storia mostra i segni del tempo.

Penso che sia un ottimo regalo,una sana eredità da lasciare ai giovani, con lo scopo di far amare a loro il genere horror, e sopratutto farli ragionare sull'enorme potenzialità che ha la scrittura popolare.

Perchè Eric non è un mostro,ma uno come noi caduto in disgrazia.

ps: tantissime sono le versione cinematografiche , alcune orribili e altre splendide. Quale la vostra versione preferita? Quale la peggiore?

mercoledì 24 aprile 2013

PET SEMATARY di STEPHEN KING

Il tema della morte  e di quello che ci capiterà dopo è il tema portante del genere umano. Siamo spaventati da questo mistero, tanto che inventiamo religioni e dei affinchè si possa razionalizzare la nostra paura trovando rassicuranti risposte . Ci attende il paradiso per i buoni e l'inferno per i cattivi,qualcuno ti assicura 70 vergini,altri che rivivrai tante vite diverse,ma se ci fate caso sono simpatiche storie da raccontare ai bambini quando hanno paura del buio e sentono qualcosa che respira forte e minaccioso, (spesso è papà che passa troppo tempo su youporn),è proprio il culto della morte,l'ultimo viaggio,la cosa che accomuna seppure secondo tradizioni diverse l'umanità dalla notte dei tempi.
Esiste dolore più forte e incontrollabile della perdita di un nostro caro,amico,anche del cane o del gatto,perchè no?Non li vedremo più, non parleremo più con loro,e le risate,i giorni dolci della nostra primavera giovanile e quelli caldi del nostro autunno anziano,sono smarriti nel grande inverno della morte.
Diciamo:è scomparso.Proprio per questo motivo. Si dissolve,piano piano l'oblio ci farà scordare il viso,la voce,fino a quando toccherà a noi.
Deve essere terribile quello che avviene prima:la vecchiaia,perdere pezzi di vita lentamente , giorno dopo giorno,e morire da soli.Nel silenzio assordante della nostra solitudine.
Per questo il tema del ritorno dalla tomba a nuova vita è abusatissimo in campo letterario. Non so nemmeno contarli tutti quei racconti e romanzi che affrontano questo aspetto del genere spesso horror.Ce ne sono parecchi di dozzinali e altri davvero ben fatti. Questo romanzo di King ovviamente si trova nella seconda categoria.
Dedicherò allo scrittore uno speciale tutto per sè, ma nel frattempo vi posso dire che rileggere a così tanta distanza di tempo dalla prima lettura, questo romanzo guadagna tantissimo.Si perchè diciamolo: non è che tutti i nostri miti di gioventù resistano al tempo. Ti ritrovi talora a dire: ma che minchiate mi guardavo,ascoltavo,leggevo da ragazzino?Con questo libro non capita, anzi proprio l'età che si avvicina ai quaranta e che segna il passaggio definitivo dalle illusioni e leggerezze infantili e giovanili,verso la fine dei nostri giorni ti rende questa storia ancora più importante e commovente. Comprendiamo meglio certi passaggi e ci soffermiamo maggiormente sulle scelte di Louis,capendo anche il non detto e celato che si trova tra le righe e non solo il lato orrorifico della faccenda.
La famiglia Creed è una famiglia normale. Gente comune,sai quella che incontri tutti i giorni . I tuoi vicini di casa,i tuoi parenti,possono essere i tuoi amici o te.Se guardi bene non hanno doti particolari,ma sembrano sereni. Padre,madre,figlia,bambino piccolo e gatto.Ne conoscerai così un'infinità. Sono le ossa del paese,la maggioranza silenziosa e laboriosa,potremmo definirli piccoli borghesi,ma sta di fatto che sono la fetta grande della torta,non necessariamente la più golosa e invitante,ma lo sono.
Si sono trasferiti a Ludlow perchè il capo famiglia, Louis, deve prender posto come medico all'università del paese. Una vita tranquilla li attende e dopotutto cosa hanno fatto di male,per ricevere tanto dolore?Niente. Ecco questo punto, te lo avevi colto anche da ragazzino,d'altronde essendo occhialuto sei decisamente più profondo e intelligente del resto della banda,ma sai era sfuggente. Ora invece ti colpisce con il massimo della sua pesantezza. Non c'è una precisa colpa per decretare la rovina e scomparsa di gente normale,e quello che accade dopo è solo la naturale fine di tanto accanimento.
 I Creed fanno amicizia con i vicini di casa Jud e Norma. Classica coppia di brave persone di una certa età.
Un giorno l'anziano porterà l'allegra famiglia a far una scampagnata lungo i sentieri che partono dal giardino della famiglia di Louis.
Qui scopriranno un cimitero per gli animali,fatto dai bambini del posto.Primo passo lungo i sentieri della morte,primo vero contatto con essa. Di seguito ,il dottore si troverà a tentare di salvare la vita a Victor Pankow,uno studente investito da un camion.Non ci riuscirà,ma la sera lo spirito del giovane metterà all'erta Louis a non attraversare mai la barriera di alberi che divide il cimitero degli animali da quello degli indiani Micmac.
Purtroppo la morte del gatto sarà l'inizio di una serie di tragedie che colpirà la famiglia e i vicini. Culminante nella splendida,bellissima,straziante,dolorosissima,seconda parte.

Qui King zittisce i tanti e le tante che lo criticano considerandolo uno scrittore non eccelso di storielle horror,vorrei vedere quale scrittore mediocre saprebbe mai descrivere così intensamente la morte e scomparsa di un figlio.Sono pagine fitte ,fittissime di intensissimo dolore. Non se ne esce,ogni parola e immagine arriva dritto al cuore. E ci scuote,ci fa rabbrividire,ci commuove e sgomenta.Louis che sogna di afferrare il figlio giusto in tempo prima che il camion lo travolga,la crisi di pianto di Rachel al ristorante,la rissa con il suocero,pagine di sconvolgente bellezza letteraria,che con un tono drammatico,ma mai melodrammatico spiegano che razza d'inferno possa essere una perdita simile.
Non scherza questo libro,si tu lo leggi aspettando il momento in cui le forze del male si scateneranno e ciò avviene regolarmente, è pur sempre un libro horror,ma alla fine.Prima per oltre trecento pagine conosci i Creed e i Crandal,li conosci bene , perchè la loro tragica fine ti travolga,ti faccia dire: "no!Non è giusto!".Un libro poco americano,non trovi quella fiducia e speranza tipica degli yankee e meno male,che so un po ' coglioni d'altronde con le loro cazzate sul sogno americano,la vita è meravigliosa,la forza del singolo,non c'è nulla di tutto questo quando tuo figlio muore e ti senti in colpa.
La colpa appunto:Louis ne paga le conseguenze, non vuole che sua figlia soffra per la scomparsa del gatto e poi vuoi giocare a dio e riportare in vita tuo figlio Gage. Ma chi non avrebbe fatto lo stesso?Un libro pessimista,crudele,che ci tortura,eppure umanissimo. C'è una dolente tenerezza,come se anche lo scrittore inventando questa storia fosse coinvolto emotivamente,volesse aiutare i Creed ma può solo vederli scomparire.
Un libro di genere che affronta il tema della morte con assoluta serietà e partecipazione emotiva,implacabile nella condanna delle debolezze umane,ma anche tenero e amaro allo stesso tempo nel descrivere l'autolesionismo umano e la sua natura debole ,in balìa delle forze del destino.

E poi quando l'orrore scoppia ed ha le fattezze di un bambino di due anni e del suo gatto,tornati come creature infernali  e omicide , gli spaventi sono assicurati. Perchè rimane un infante,ma allo stesso tempo è un mostro.

Libro perfetto sotto ogni punto di vista,una lettura per me obbligatoria.





questa l'analisi sul film tratto dal romanzo

http://lospettatoreindisciplinato.blogspot.it/2013/04/il-gioco-di-gagespeciale-cimitero.html

sabato 15 dicembre 2012

L'INCUBO DI HILL HOUSE di SHIRLEY JACKSON

Da dove cominciare?Quando si parla o si scrive di un libro,quanto contano le nozioni sul perchè e il per come quella scrittrice abbia donato la sua storia a noi lettori. Davvero vi importa leggere di date, di informazioni sui simbolismi,su che tempo c'era  e quale nevrosi e debolezza abbia portato alla luce un libro, (non credo che una persona forte sappia scrivere, cioè..Si tanti bei best sellers, tante cose che fanno contenti i direttori di banca, poi? Prendi la Woolf e Poe e il solitario di Providence e capirai quello che ti dico. La differenza è tra chi scrive e chi fa Letteratura,parliamo di quello e non auto pubblicazione e editoria), quale visioni abbia una mente fertile di immaginazione? Oppure è qualcosa di intimo tra voi e quelle pagine ,allora è meglio essere onesti e parlare solo di questo: sentimenti.Un bel casino, perchè scadiamo nell'autobiografismo e non credo che agli altri interessi delle nostre beghe e perchè vuoi un eccesso di lirismo o di pudore e si sputtana il tutto. No,però a me ste cose non interessano. Quello del blogger non è altro e diverso a quello che sono, NON SARA' mai un mestiere.MAI. Ci sono qua io che ti racconto perchè mi è piaciuto questo libro e questo film, il commento è fatto apposta sia per adularmi che per mettere le tue idee. Di persone, esseri umani.Si, è vero che io avendo la testa pienissima di storie sono portato a pubblicarle pure sul mio blog,ma non mi reputo uno scrittore. Ho una certa sensibilità, una certa attitudine e poi,in poche parole :vivo nel mio fottutissimo mondo. Mi impegno pure a essere razionale e come gli altri, ci tento con vigore e forza.Il Davide della politica, quello che vorrei essere, ma poi sono un occhialuto con tanti difetti,molte fantasie,e scatti d'ira, risate allegre e sincere, generosità e odio ,sono questo qui e queste sono le mie considerazioni sul libro della Jackson. Ne ho sentito parlare a lungo,molto a lungo. Uno dei miei scrittori preferiti, (Stephen King), lo cita spesso. Però ero convinto che fossero quelle cose andate perse nel tempo e nella memoria, poi una mia amica -Lucia, che è sempre la stessa eh. Diciamo che le ultime grandi scoperte le devo a lei- mi ha detto che è stampato dalla Adelphi. Sono andato in libreria,ordinato e letto.
Cosa significa scrivere storie dell'orrore,del mistero, dell'ignoto? Cioè, è solo genere? Con le sue regole, i suoi stremizi, ( spaventi), calcolati, una cosa da luna park tipo William Castle? Non ci vedo nulla di male, sapete?Uno decide di fare i soldi e sai che violenza e sesso sono i modi più facili. Quando vedo un horror,io ad esempio ridacchio satanico quando nei film di Dario Argento l'assassino ammazza qualcuno, altre volte invece mi viene voglia di salvarli quei poveracci di sventurati. Ma il genere scatena quelle cose che dormono e che noi non vogliamo far svegliare. Vittime e carnefici siamo. Non è che io sia sempre buono o sempre cattivo. Dipende. L'orrore è anche la più potente metafora posta a risposta della domanda:Perchè? Si,ogni tanto capita da queste parti che uno prenda e compi una strage. Vengono scoperti delitti atroci,violenze inaudite,giovani vite distrutte. Perchè?Il genere ci rassicura: sono demoni ,altro di noi.Balle, potremmo essere la vittima legata in cantina,come quello che lega. Potremmo.
Questo libro a mio avviso è certamente una grandiosa,potente,forte ,meravigliosa ,ghost story e tra le migliori sulle case maledette,ma non è solo questo. Ci dice tanto, tantissimo sulle persone, le relazioni, la tristissima condizione di vivere Nudi la propria vita
Per nudi intendo senza ipocrisie, senza la forza dell'auto controllo,senza la mediocrità che è la migliore medicina per vivere.
E così arriviamo a Eleonor. Dolce,amabile, Eleonor Vance. La cosa che mi ha spaventato e fatto male non è tanto la parte sui fantasmi, sul mistero di quelle presenza,ma le ultime pagine quando Nelly si lascia andare a fantasie su Theodora e Luke, quando sola e senza difese si abbandona a sogni di convivenza con l'altra donna e delira teneramente su di una vita comune impossibile. Fa male, malissimo, quando ti crei un mondo con un'altra persona e quella non ti vuole. Non so di chi sia la colpa, non lo so. Però fa malissimo. Alcuni si chiudono in sè, si esercitano a vivere una solitudine che prima o poi diventa abitudine, certo a volte prepotente torna la voglia di amare qualcuno e non parlo di rapporti di coppia ,ma anche di un'amicizia ,di avere una buona amica e buon amico. Attimi tremendi, poi ci si riprende e si continua a vivere. Anche con una forza che molte persone fortunate non avranno mai. Non sapranno mai cosa significhi guadagnarsi ogni piccolo saluto,curare un rapporto con serietà e paura di vederselo scappare come sabbia tra le dita, perchè noi che possiamo dare? Che vita abbiamo vissuto? Abbiamo vissuto ? Eleonor è questo. E le ultime pagine, quando a piedi nel sentiero fantastica su Luke e Theodora che camminando dietro lei ,la stanno pensando...Per me sono durissime. Si,guarda qualsiasi altro uomo ci scivola sopra e anche molte donne suppongo,io no.Mi incazzo, vorrei dire a Eleonor: quei due sono amanti e si stanno appartando e RIDONO DI TE,cretina! Però la comprendo, talora magari anche la derisione e l'umiliazione son pure attestati di interesse no? E insomma io di una storia di fantasmi ho visto una tragica storia di follia e solitudine femminile, in questo caso , e una lucida spietata analisi dei rapporti interpersonali. Chi salviamo di queste persone che si mettono in testa alla cazzo di cane di sfidare cose che nemmeno loro conoscono?Però anche : chi condanniamo?
Una pagina li ami e l'altra li mandi a fanculo. Sono così vivi, umani...E vabbè, vabbè,la pianto..Volete sapere dei fantasmi, no?
Hill House è una lussuosa villa che domina dall'alto di una collina una piccola cittadina americana. Ha fama di essere popolata da oscure presenze e quindi attira l'attenzione di un professore universitario , il quale sogna di avere fama e gloria nell'ambiente pubblicando un libro sul mistero della casa maledetta. L'uomo cerca degli aiutanti. Ne trova alla fine di una lunga ricerca tre :Luke, che sarebbe il padrone di casa anche se ella appartiene alla zia, Theodora, risoluta e forte con apparenti qualità telepatiche, ed Eleonor Vance, la quale da bambina è stata protagonista di un caso di poltergeist.
Una volta giunti nella villa i rapporti tra le persone si faranno complessi e complicati,talora tesi. In particolare tra i tre aiutanti e specialmente tra Theodora, ipocrita e tagliente in alcuni casi , ed Eleonor.
A peggiorar la situazione, oltre ad eventi paranormali, la presenza della moglie del professore e di Arthur un imbecille fascistoide che a me par tanto l'amante della moglie del povero universitario
Sono persone fragili,vanagloriose,odiose, tenere,hanno difetti evidenti e solo sconfitte davanti a loro.La casa come simbolo della crude indifferenza beffarda della vita che ci illude,spaventa,elimina.
Questo è quello che mi ha dato l'opera della Jackson, sono forse solo stupidaggini, sono idee personali e tutto il resto,non importa
Importa solo che voi lo leggiate.

Esistono due versioni cinematografiche:Gli Invasati,scriverò pomeriggio o domani la recensione, è pure un remake orribile che dio ce ne scampi.Il film in bianco e nero di Wise ve lo suggerisco.